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Sul treno verso il BateoCamp


Posted by ShoZu

e’ un libro o un breviario? uno manoscritto o un antico vangelo? e’ bellissimo il libro che Natura ha voluto leggessi per il mio compleanno …

… son qui sul treno per Venezia insieme all’amico Alfonso Fuggetta che parliamo di musica colta, di tecnologia, libri e innovazione che non c’è nel ns paese (e mai ci sarà – commento personale). Insomma le FS sono come sempre in ritardo e magari perderò la salpata del Bateo, ma caspita che bella mattinata :)

Alfonso mi ha insegnato a fare il Tethering Internet dall’iPhone. Nome difficilissimo a dispetto della semplicità e della meraviglia di questa tecnica. Semplice: l’iPhone diventa una chiavetta USB per collegarsi a Internet. Non ho dovuto fare null’altro che andare in Prefereze > Rete e attivare il servizio dal nome “sciamanico”, dopo di che ho aperto il browser e ero connesso a Internet a una velocità fantastica.

Ho preso la “vecchia” chiavetta di Vodafone di colore nero che mi ha dato tanti problemi, l’ho guardata teneramente, salutata e messa nello zaino. Andrà a finire nella scatola delle tecnologie dimenticate che sta lassù nello spogliatoio della camera da letto …

UPDATE: appena tornato a MI mi collego a una vera banda in fibra ottica a 10Mbit di Fastweb e magicamente l’upload che a Vneezia ci avrebbe messo 3h. ci mette solo 10min. Il video è stato girato in HD con una Flip Camera (per i molti che oggi mi hanno chiesto dove poterla acquistare qui)


Posted by ShoZu

IERI SERA SI E’ SVOLTO L’EQUISPIEDO a casa di Gigi. I adoro Gigi e non tanto per gli uccellini con la pancetta che ha inserito nello spiedo, ma per la naturalezza, la gioia e la serieta’  con cui vive le cose della vita. Se ci fosse una campagna di sensibilizzazione alle persone belle, agli sciamani e agli esempi che un uomo si crea nella vita per dirsi: “ecco io voglio essere cosi’ da grande” … be’ io fonderei il movimento “Io adoro Gigi Tagliapietra” al posto di “Io amo Internet“. Sono scelte, ma sono proprio le scelte a distinguerci, le scelte …

Non ho ancora detto il perche’ adoro Gigi, ma un perche’ non esiste, e’ tutto un miscuglio di perche’, come sempre, una cosa romantica che nasce dall’utero che ho nella testa da cui sgorgano le mie amicizie, gli amori, le solitudini, le passioni.

E’ tanto che non scrivo di quell’utero sul blog, ma chissa’  perche’ dopo un po’ ci torno sempre li’ dentro… Molto lo devo alle persone che vogliono bene a quello che scrivo. E’ strano ma un giornalista, uno scrittore, un autore a volte crede che le persone che incrocia abbiano un senso non solo per permettergli di amare, ma anche per dare tonalita’ al disegno della vita che egli racconta con le sue parole. E’ come se alcuni essere umani fossero li’ a ricordarmi che quello che scrivo per loro ha un senso, a dirmi che vogliono essere ancora amati dal liquido amniotico che scorre impetuoso nelle dita. Sono “l’1″, sono loro l’1?, le persone che si divertono e piangono, che si incazzano e che vogliono emozioni, che vogliono essere amate. Questo sara’  banale, ma per chi vive -come me- nelle parole, negli sguardi, nelle emozioni degli altri e’ una roba importante. Una droga da innestarsi dentro continuamente e che ogni tanto sgorga anche da me stesso nei confronti di me stesso. Ogni tanto accade che di fronte a delle scelte io dica a me stesso: amati, amami, emozionami, fammi sentire vivo, etico, po-etico.

Anche questo e’ un altro pensiero che sale e scende come una marea notturna. Esistono i ricorsi storici! Ieri sera a un certo punto con Mauro Fantin si sono messi a parlare di etica e di quell’1 per cui vale la pena giocare “contro”, perche’ gli Equilibristi sono un po’ cosi’, cercatori di senso e di contro-sensi. Io ero stranamente silenzioso, non dicevo le mie solite cazzate sulle donne e sui motori, fermo sul ciglio della strada, la moto in folle, il calore del motore che mi evapora tra le gambe e mi ricorda lo sforzo della corsa. Li ascoltavo parlare di quell’1, di quella singola anima che ti dice che quello che fai con la passione che ti hanno versato dentro nascendo, quello che fai ha un senso anche per lei. Ho ascoltato silenzioso e mi sembrava che la sensazione fosse oltre il complimento ben gradito, che la sensazione fosse po-etica.

Tutto ieri sera e’ stato poetico, tutto tranne le parole, le vuote parole di un dandismo e di un nichilismo per cui tutto e’ in disfacimento. Io ero dentro il mio utero e semplicemente non ascoltavo la crisi dell’Italia, i segreti dei segreti, non mi interessavano e non mi interessano. Ma guardavo e percepivo tutto quello che mi accadeva intorno e godevo dell’amore che il nonno Piero ha voluto donarci. Lui a un certo punto mi si avvicina e io gli dico che vorrei invecchiare con tutto quell’amore in corpo, pronto a esplodere per cinque lunghe ore nella preparazione di una cena bucolica per degli sconosciuti. Lui mi risponde che non l’ha fatto per me ma per se stesso e che io sono solo il suo commensale, un compagno d’amore, del suo amore. E che se voglio posso goderne perche’ il suo amore e’ cosi’ grande che gli basta e avanza e pua’² offrirne un po’ anche a me. Le parole, i fatti, che enorme differenza di potenza!!!

L’1, quell’1, quel numero chi e’? Tutta la notte mi ha percorso la mente da capo a piedi, chi e’ l’1? E poi non mi sono lasciato sfuggire mentre Lilith ruggiva teneramente tra le mie gambe che l’1 sono io, perche’ senza l’1 non esistono tutti gli altri numeri. E mi e’ venuto in mente un passaggio di un film romantico “V per Vendetta” dove una musa dai capelli rossi parla dell’1 e ho pensato che me lo voglio regalare e se volete goderne anche voi, siete i benvenuti!


Posted by ShoZu

La partenza e’ ormai vicina …


Posted by ShoZu


Posted by ShoZu

Lucrezia e Simone con i disegni di Natura


Posted by ShoZu

Karola era sul treno, lo stesso maledetto treno di sempre che l’avrebbe portata da Carlo. Da Firenze a Siena ci sono un sacco di fermate locali e poi la corriera che corre fino a Pienza, per modo di dire, è un serpentone interminabile. 40km che sembrano una vita intera ogni volta, vissute sulle curve a picco sui campi, talmente a filo della linea d’asfalto da credere ad ogni svolta di cadere giù. Ma quanto ci si sente in alto quando si sta appollaiati sopra un torpedone di provincia?

Alla stazione Karola aspettava l’arrivo del treno per l’ultima volta, lei voleva ardentemente lo fosse, l’ultima volta di quella via crucis di emozioni e di sacrifici. Era venuta in Italia per studiare musica, in particolare quel suo violino, unica ragione di ispirazione, e non poteva riusciva a comprendere perchè si era soffocata dentro a quel ragazzo maledetto, che la tradizione voleva naturalmente anche bellissimo. Sono cose che a 17 anni succedono, si ripeteva lei, ma adesso basta!

“Devo essere scema”, pensò. La mia famiglia è ricca, hanno fatto di tutto per farmi studiare la musica, per darmi poi in sposa ad un uomo nobile al punto di capire la sensabilità delle melodie che vivono in una donna, ma da quando frequento Carlo le mie mani sono come paralizzate.

Karola aveva mani bellissime, affusolate e piccole, velocissime a muoversi sulla tastiera. le dita erano talmente forti che poteva spezzare una corda del violino solo stringendola con il polpastrello, stritolandola sotto la sua presa. Si sentiva tonica quando suonava il violino, chiudeva gli occhi e pensava di essere una gazzella nella savana, regina della corsa, capace di piegare a se le leggi della fisica.

Non era però certamente la sensazione di quel giorno in treno, ed era anche per quel motivo che non aveva il suo inseparabile violino con lei, non voleva ricordare “quell’utltima volta” con Carlo in compagnia del suo violino. Era bellissima quella mattina, aveva lasciato tutti i suoi compagni a Firenze sotto una coltre spessa di neve e si era messa in marcia nel gelo dell’inverno toscano per vedere lui. Si era truccata lievemente e preparata con cura, ma per cosa? Aveva indossato anche il profumo che piaceva tanto a lui ma perchè?

Il suo cuore era emozionato come la prima volta che fece quel viaggio, quando il suo migliore amico Michele la accompagnò all’Accademia di S.Cecilia a Siena dove incrociò proprio Carlo. Questa volta, però, scendeva la Toscana per non vederlo più e dunque perchè tutto era uguale alle altre volte e così stranamente diverso? Andava da lui per chiudere definitivamente la loro relazione e per dare un senso ai suoi preparativi.

Era bellissima cosicchè l’abbandono fosse ancora più doloroso per un uomo di dieci anni più vecchio di lei che si era dimostrato profondamente cattivo e misteriosamente pericoloso. Possibile fosse così stupida? Atrratta dallo stereotipo dell’uomo bello e maledetto? Proprio lei? …. Karola si sentiva semplicemente patetica, una sensazione così nitida che la rendeva furiosa prima che con lui, con se stessa. Sentiva di prendersi in giro ancora una volta e il treno lanciato all’impazzata tra le colline gelide, stava solo realizzando un inesorabile destino di distruzione di ogni suo proposito.

Arrivai tardi a Venezia quella sera. L’ultimo treno mi aveva portato silenziosamente in laguna, quasi a rubarmi agli impegni del giorno, per donarmi l’amplesso notturno dei sensi, il ritorno alla vita.

Mi accolse una primavera di profumi esplosa tra i turisti che passeggiavano rispettosi tra le calli alla ricerca della brezza serale. Era tardi ma il desiderio di Karola, scaldava ogni mio passo una volta sceso a terra. Non la vedevo dall’ultima volta in Toscana quando la conobbi felinamente adagiata al fianco di mio fratello Carlo e anche per quel motivo, per quel ricordo soave, la sua telefonata così istintivamente rabbiosa e disperata mi aveva agitato.

Non avevo che pensato a lei per tutta la giornata che si era srotolata tra l’ultimo dei miei innumerevoli editori bisognosi di idee e i caffè dei vecchietti che frequentavo per farmi venire qualche buona ispirazione. Di tempo ne ho sempre avuto nella mia vita eppure, mai come oggi, non sentivo tempo sotto le mie scarpe; una sensazione bruttissima.

Non avevo tempo, ma non sapevo per cosa non lo avevo e cosa stava per succedere, ma Karola era stata chiarissima: “sta per succedere qualcosa di terribile che cambierà la ns vita” … La nostra vita pensai io? Ma quale ns vita? Tu sei la fidanzata -o almeno la compagna di letto- di mio fratello, io vivo a centinaia di Km da te. Che ci fai a Venezia e cosa c’entro io in quell’aggettivo “ns”? In che senso???

Avevo fretta di vederla eppure quando l’ebbi davanti, forse la luce notturna che la accarezzava, la frescura primaverile, i suoi occhi meravigliosamente rossi, del colore del quale sono impregnati i violini più pregiati, nulla mi ricordò di chiederglielo: scusa perchè siamo qui? Cosa doveva accadere di così terribile?

Cominciammo a camminare e a bere piccoli bicchieri di vino in locali ancora più piccoli che spuntavano nei posti più impensabili della città. Passammo molto tempo seduti in riva al Canal Grande vicono a un posto delizioso che si chiama “l’Erbaria”. L’Erbaria è il mercato della frutta e della verdura e si trova ai piedi del Ponte di Rialto, dalla parte opposta di Campo San Bortolo. Eravamo lì abbracciati di una luce riflessa, parlavamo in un inglese molto arruffato tra emozioni e mezze parole, quasi a sentirci, eravamo immersi nella nostra arte di osservatori e seduttori. Lei era la ragazza di mio fratello, io facevo fatica a non pensarla fare l’amore con me, avvinghiati dalla storia e dall’arte in questa città magica.

Lo zaino pesava e noi avevamo camminato tanto quando lei salì su una Lancia e mi disse che se volevo potevo lasciare lì le mie cose. Mentre me lo diceva aprì il cassettone posteriore del motoscafo, inserendovi una delle sue chiavi di casa che sblocco un lucchetto enorme. Karola si comportava con la confidenza di chi si sente a casa propria, ma lei è croata, come è possibile? Mi disse che era scappata a Venezia … scappata non significa che ci abiti ma che ci passi, ma a quel tempo di questa “rossa” che mi sembrava a metà tra un demone alato e l’impersonificazione del peccato sapevo ben poco …

Casa? Karola ha un appartamento a Venezia? Ma non era una studentessa squattrinata di quelle che frequentavano mio fratello? Carlo era sempre stato bravo a trovare quel genere di ragazze: meravigliosamente belle, fisico scultoreo … in parte granitico, molto rivoluzionaria e soprattutto sfacciatamemnte giovane. Era il motivo per cui io e lui litigavamo sempre, io le volevo giovani e lui le aveva … senza per questo mancare di sbattermelo in faccia continuamente. Per la prima volta avevo la possibilità di vendicarmi e di non sentirmi lo sfigato che mi sono sempre sentito.

Per molti anni ho odiato Carlo, ma non riuscivo a farlo ora, almeno dopo che Karola, sotto lenzuola morbidissime di una mansarda, mi raccontò cosa era successo tra loro. Lì dovevo decidere se iniziare una storia con lei contro mio fratello … fu una scelta pazzesca!

Lilith

Il significato astrologico di Lilith affonda le sue radici nei miti e nelle leggende antiche e le origini del suo simbolismo si ritrovano nelle prime versioni della Bibbia ebraica. Lilith è un demone, moglie di demoni e madre di demoni (i Lilim). Perciò è stata spesso associata alle streghe, in senso negativo. Ma è la mitologia ebraica che ci consente di far luce sulla visione che abbiamo di lei.

Lilith fu la prima compagnia di Adamo e fu ripudiata e scacciata dall’Eden perché trasgredì al volere divino.
Nell’Astrologia moderna, la Luna Nera rappresenta alcuni lati oscuri dell’animo umano: delinea il centro delle pulsioni inconscie e della componente individuale di ogni persona. Fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito. Sta qui la chiave del mistero: Lilith è l’archetipo della donna libera, non sottomessa all’uomo e al suo egoismo, non condizionata dalle sue imposizioni e dai suoi ricatti. Naturalmente l’uomo – nelle cui mani stava allora e sta tuttora il potere – di fronte a tale ribellione non poteva fare altro che screditarla e, appunto, demonizzarla. Il mito di Lilith risale ai tempi in cui la Terra vide il passaggio, avvenuto circa 6000-8000 anni fa, da una società di tipo matrifocale (cioè incentrata sul focus della madre) ad una società patriarcale (cioè basata sul dominio maschile); ossia quando la donna perse il suo ruolo e il suo valore. In questo nuovo ordinamento non c’era più posto neanche per le divinità femminili, e tanto meno per la Dea vera e propria, che venne rinnegata, demonizzata e infine dimenticata. Tant’è vero che il cristianesimo ha un Padre e un Figlio generato – ai primordi – senza alcuna Madre!

Si diceva che la dea sumera Lilith, con ali e zampe di gufo, di notte rapisse i bambini dalle loro culle. Ma in origine Lilith era la protettrice delle donne durante il parto e dei neonati. Solo dopo la transizione patriarcale fu demonizzata e trasformata in una perfida rapitrice di bambini. In quanto protettrice delle partorienti e dei neonati, rappresentava l’essenza divina della maternità, e perciò della vita e dell’inizio di ogni vita. In questo senso tutte le donne sono Lilith: perché la donna è vita, è fertilità, è passione, è trasgressione, è la bellezza di ciò che è stato creato.

Nel tema natale di una persona rappresenta il modo in cui questa esprime la propria passionalità ed erotismo. In particolare, nel tema di una donna indica come quest’ultima si proietta sull’uomo e in che modo si adopera per conquistarlo; nel tema di un uomo fornisce invece delle indicazioni sulla tipologia di sensualità femminile da cui è attratto. Necessariamente perché, senza questa zona oscura, non ci sarebbe essere umano! Esisterebbero solo puri spiriti senza possibilità di esperienza.

È ciò che va riconosciuto, accettato, ascoltato, integrato e quindi redento. Possiamo in parte paragonarla alla pietra grezza degli alchimisti, quella strana materia che va trasformata in oro puro: la pietra in sé vale ben poco, ma senza di essa l’oro non potrebbe essere ottenuto. Lilith è associata alla Luna Nera. Questo perché prima di tutto rappresenta la parte rimossa (e quindi buia e nascosta) di ogni donna: quella parte intuitiva, istintiva e selvaggia, seducente e colma di energia, imprevedibile e ingovernabile dall’uomo, ma non per questo cattiva. Ma all’uomo una simile creatura fa paura e, invece di integrarla in sé e nella propria cultura, stupidamente la combatte e la respinge nell’«inferno».

Nella radice del nome c’è il giglio, che in latino è lilium. Le assonanze e le radici sono fondamentali nella cosiddetta “Lingua Verde”. Non è strano che proprio il lilium simboleggi la purezza e che sia spesso associato alla Madonna, insieme alla rosa? Il lilium è collegato sia a Lilith che alla Madonna perché entrambe rappresentano, seppur in modo diverso, la donna innocente. Il vero significato del lilium, e in particolare del giglio bianco, è infatti innocenza (oltre che regalità). Ma l’innocenza non ha niente a che vedere col fatto che nel terzo secolo san Girolamo, con calcolo, decise che Gesù era stato l’unico figlio di Maria.

Lilith in Sagittario
Data di Nascita: 09/06/1973
Lilith in Sagittario caratterizza una persona che vive la propria sessualita’ in modo anticonformista e libero.
Con Lilith in questo segno vi piace sorprendere il vostro partner facendogli vivere situazioni originali ed imprevedibili. Il vostro partner deve essere come voi un amante dell’avventura in tutti i sensi.

UNA GABBIA SCINTILLANTE DI LUCI un palco con duecento canne d’organo, animali d’ogni genere, la natura umana lasciata alla libertà di esprimersi, all’unica via che la rende imperante e materna.

L’istrione Vinicio Capossela ha portato un po’ di salvezza a Milano -ieri sera al teatro Smeraldo (si replica fino all’11 febbraio)- salutato da un pubblico che ha applaudito a piene mani per manciate generose di minuti.

Capossela è uno strano personaggio per chi governa i canoni estetici di questo mondo. È un animale cangiante, mezzo uomo, mezzo minotauro, scimmia e tigre, come le maschere, i cappelli, i vestiti, le divise che ha sfoggiato sul palco per oltre due ore.

Nelle sonorità profonde dell’ultimo album “Da Solo” ha descritto passioni e paure, vizi e sogni dell’uomo, mischiati a intime magie e giochi d’infanzia. Un concerto circense, nel senso pieno che le parole possono rappresentare, intervallato da poesie e giochi di prestigio del mago Wonder e della sua bellissima compagna tatuata sul cuore di nome Jessica Love. Una raccolta di attrazioni e di colori, fragranze e suoni di un lontano oriente che si sono mischiati durante la serata con la politica e le pruderie di una società che ormai accetta qualsiasi bestiario, a patto che passi per uno schermo al plasma.

Nella sua lucida e grottesca follia, la salvezza di Vinicio è un lento e dolce ritorno ai sogni infantili, alla gioia di stupirsi e di giocare con personaggi “strani” inventati dalle fantasie di viaggi lontani e avventure fantastiche. Una musica che è una proposta alternativa alle sedute di analisi della Milano schizzoide, alle notizie dei telegiornali, al post-modernismo, alla tecnologia effimera e imperante.

Strumenti a tasti d’ogni genere si sono intervallati sul palco, vibrati da menestrelli-custodi capaci di rievocare antiche sonorità. Sciamani, i musicisti di Capossela, che si fanno chiamare “Salvezza”, maestri d’orchestra laureatisi nel grande conservatorio che è il movimento degli artisti di strada, nelle piazze, tra le atmosfere delle sagre di paese. Strumenti bellissimi alla loro mercè, come l’organo Mighty Wurlizter -il più grande mammifero in musica- o l’autoarpa, le cui onde ammaestrate hanno gettato il pubblico, vermiglio come lo smeraldo, in stati di rapimento.

Un pubblico generoso, che ha benedetto gli artisti tanto per la musica quanto per lo spettacolo, usando le note a disposizione del proprio corpo vibrante, con fischi e grida, applausi e gemiti fino al sabba finale e tutti in piedi a ballare e ridere insieme a Paolo Rossi, ospite e mattatore truccato per l’occasione da Joker.

In fondo non c’è morale in questa performance milanese del cantante di origine Irpina, solo un dolce monito: quando ai buffoni di corte viene rubato il lavoro … è tempo di mandare in pensione la realtà e rifugiarsi nelle favole.

Si replica stasera e domani al teatro Smeraldo Piazza Venticinque Aprile, 10 Milano.

Oltre a Vinicio Capossela, Glauco Zuppiroli (contrabbasso e ukulele), Zeno De Rossi (batteria e grancassa da banda), Vincenzo Vasi (theremin, vibrafono, marimba, glockenspiel, campionatori), Mauro Ottolini (susafono, trombone, bombardino e giocattoli), Achille Succi (saxofono, clarinette e clarinetto basso), Alessandro Stefana (chitarra, banjo, autoHarp, slide guitar, violinarpa).

[ ROMANZO - La tempesta in arrivo ]

Carlo faceva fatica a capire cosa stava accadendo. Per non pensare, perchè non crescesse in lui la rabbia e il desiderio di vendetta decise che avrebbe scritto e che si sarebbe lasciato rapire dal suono delle dita che battono ritmicamente sulla tastiera del suo mac.

Aspettava quella telefonata come un tuono in una notte di tempesta. Da giorni viveva quella sensazione che ti travolge appena prima che tutto cominci a bagnarsi. Sentiva già l’umido e la condensa, ne era infastidito, fradicio, ma sembrava l’unico a percepirla (a parte Karola) il vento freddo lanciava le sue folate improvvise, i cambi di colore nel cielo, l’avanzare delle ombre, il silenzio dell’erba falciata dalla gelata e d’un tratto rotto dal rumore del tuono.

Era quel tuono a non arrivare, tutto il resto si era già manifestato più e più volte, sapeva di essere nel limbo. Si chiedeva se sarebbe stato pronto a fare quel che andava fatto nel momento stesso in cui tutto sarebbe stato liberato. L’attesa è dolce ma a volte può essere dolorosa, devastante. Si accese un altra sigaretta, a voler sfogare la tensione in una tirata di fumo.

Intorno a lui le persone vocianti uscivano dal cinema, reduci da un sogno di celluloide che li aveva stupefatti e assonnati. Intanto il desiderio di fumo si era fatto troppo forte, decise che era tempo di agire …

Moleskine Gran Tour, sono stato scelto!!!

EVVIVA SONO STATO SCELTO TRA I 37 FORTUNATI che faranno girare i propri sogni in giro per l’Italia.

Sono felicissimo e adesso sulle 5 pagine di vita scriverò di tutti (opps tutte) VOI!!! :)


Ciao,
le iscrizioni per il primo (vogliamo essere ottimisti, eh) “Moleskine Grand Tour” sono terminate; va da sè che, se ricevi questa mail, fai parte dei 37 avventurieri che permetteranno a questa piccola Moleskine di percorrere buona parte dell’italico suolo.

Perchè 37? Perchè abbiamo ricevuto così tante richieste che ci hanno spinto a decidere di includere altre persone nella lista, tenendo conto del fatto che una Moleskine è provvista di 192 pagine.

192:37=5,qualcosa. Ciò significa che ognuno di noi avrà a disposizione max. 5 pagine.
10 giorni. Abbiamo deciso di lasciare invariato il tempo di permanenza della Moleskine a casa di ognuno. Ovviamenti vi chiediamo di essere celeri nell’invio dell’agenda alla persona che vi verrà indicata via mail.

Indirizzo. Ci servono i vostri indirizzi, completi di nome, cognome, via, numero civico, codice di avviamento postale, città ed eventuale provincia. (Ovviamente tali indirizzi serviranno esclusivamente per il progetto. Nessuno verrà alle due di notte a suonare il vostro campanello, tranquilli…).

Detto ciò, possiamo dare il via alla seconda fase del progetto: raccolta degli indirizzi e definizione del percorso.
A presto…


Moleskine Grand Tour
http://moleskinegrandtour.wordpress.com

[...] Torno a casa immerso nel buio,
il cambio inchiodato su quelle due lettere DS,
Armin Van Buuren prigioniero nel cranio
e gli occhi cattivi, misurano tutto, tagliano la notte …
e corro, corro …

Sogno di andare di traverso anche sul dritto
e di buttare giù il mostro, giù per terra,
orizzontale ad annusare l’asfalto.
Pezzi del mio corpo scintillano
come a festeggiare il conto alla rovescia per l’arrivo di un nuovo brivido di adrenalina
ho appena scodato brusco e feroce sono scappato via da una corda tesa
che ha il colore della morte.

Scalo, stacco, freno, si accende di colpo una spia verde che non conosco
e appena sparisce la ruota sotto di me si è già mischiata con il cielo.
Ti guardo dietro il vetro, immersa nel fumo di una sigaretta, nascosta tra le lamiere di una piccola bara di metallo e lo so … sei l’unica capace di domarmi.
I tuoi capelli rossi saprebbero colorare i miei vuoti,
scappo via con la manetta del gas aperta come le tue labbra [...]

La propaganda della notte di Natale

NELL’ATTESA DI ANDARE ALLA MESSA DI NATALE di quando ero piccolo, sto leggendo un libro molto bello: Propaganda” di Edward Louis Bernays.

L’ho trovato sullo scaffale di uno dei tanti autogrill visitati in questi giorni, macinando migliaia di Km, lasciando all’atto del mordere la strada il compito di sistemare le cose dentro di me. Coccolandomi tra le mura, immerso nel calore di tante vite, che rappresentano profonde, silenziose amicizie, e nelle quali trovo la mia grande famiglia allargata.

E’ un momento in cui, poi, mi interessa in modo particolare di stare in mezzo “agli altri”, di far visita alla masse durante i loro riti orgiastico consumistici, seguirne i flussi, frequentare ad esempio le logiche dei movimenti nei centri commerciali, i discorsi nei bar di periferia, e di altri pezzi d’Italia fuori dall’influenza seduttiva del sushi take away.

“Propaganda” è un libro storico che parla ai teorici delle masse, che fa parlare uno dei più grandi teorici americani del mondo delle PR. Sfogliandone le pagine, comprendo che la sensibilità antropologica degli uomini di comunicazione, non può essere professionalità senza studi di psicologia e fisiognomica, neurologia, meccanica, etc. tutte branchie della scienza umana (dello studio emozionale dell’uomo) che voglio approfondire nel tempo che mi sarà regalato nel 2009 per affinare il mio dono: saper parlare agli altri atvs la scrittura.

Proseguo nella lettura conscio di un monito da cui lasciarmi guidare:

[...] la sincerità deve essere la regola aurea del propagandista, perchè -va ribadito- egli non mira a ingannare il pubblico o a indurlo in errore, se lo facesse la sua reputazione crollerebbe e, professionalmente parlando, sarebbe un uomo finito [...]

Ecco perchè non ho ancora smesso di credere nel valore dell’outing nella mia vita online … ecco perchè la verità potrà essere solo una delle tante possibili …





About the Author

Lele Dainesi is a journalist, technologist, and podcaster in Milan, IT. Previously Manager of Strategy and Business Development for Vodafone Italy NOW Lele is the Executive Communication of Mr. Stefano Venturi CEO Cisco Systems Italy. Read more... The views expressed on this website/weblog are mine alone and do not necessarily reflect the views of my employer, Cisco Systems.


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