Oggi la mia psicologa ha navigato insieme i meandri profondi di una felicità che mi prende a volte “inattesa” e “inspiegabile”. Abbiamo parlato a lungo di Belle Epoque e mi ha ricordato con precisione imbarazzante una frase del finissimo critico italiano Vittorio Pica che nel 1896 parlava di Chéret(*) in questo modo:
A osservarlo bene il viso delle figure di Chéret ha sovente qualcosa di eccessivo e quasi di spasmodico, che ci rivela che siamo al cospetto dei figli di un’epoca nevrotica per eccellenza. E’ un parossismo di ilarità, è una specie di epilessia gioconda, è perfino, talvolta, un vero ballo di San Vito, che scompiglia i vestiti, che fende spropositamente le bocche, rimpicciolisce gli occhi, squassa le chiome, agita in aria le braccia e le gambe. La “gioia moderna” di Chéret -ammonisce lucidamente Pica poco dopo- nasconde pur sempre un non so che di perverso e morboso.
Mi ha fatto pensare al divertimento di raccontare il web2.0 e alla rassegnazione che prima o poi dovrà finire! (speriamo poi però)
(*) Chéret è Charlotte Wiehe, vaporosa attrice che divenne un’icona dell’epoca “dei manifesti” comparendo ossessivamente sui muri di Parigi.
Lele mi sorprendi: il fenomeno dello web parecipativo e di quello dei servizi (perchè alla fine questi due concetti mi pare ruotino intorno a web 2.0) non sarà certamente passeggero. L’evoluzione della rete è costante e inarrestabile, certo molte cose cambuieranno, ma cose da raccontare ne avrai fino a quando sarai troppo vecchio per farlo!
bob
Commento di roberto dadda — 10 aprile 2007 @ 10:23
[...] [mi ha stuzzicato la confessione di Lele Dainesi] [...]
Pingback di Dandy’s Blog - Il bello di raccontare il web 2.0 — 11 aprile 2007 @ 19:48
Leluccio, beato te che hai questi attacchi di felicità!:) Io non mi ricordo più cosa sia.
Cmq Web 2.0 è sempre stato 2.0, come sanno bene i programmatori, solo che ora ha una definizione. No preoccupe..
Commento di Boh/Orientalia4All — 11 aprile 2007 @ 23:42