Stamattina ho avuto una piacevole chiacchierata con un CEO di una grande azienda di ICT (adesso che sia A. o B. poco importa). Si parlava di facilities e di spostamenti di migliaia di persone da una zona all’altra di MI.
Mi ha detto che una società specializzata ha fatto una ricerca su possibili sedi in grado di accogliere così tante persone e ce n’erano veramente poche di sedi così. Fin qui nulla di nuovo, gustavo il mio KitKat accompagnato da caffè della macchinetta neanche tanto male e seguivo sbadato al discussione pensando ai numeri, alle notizie giornalistiche, ai post dei blog preparati per la mattinata.
Poi a un tratto guardando fuori dal finestrone (vista enorme) mi ha detto: “vedi molte persone hanno comprato casa qui intorno, sulle colline e in mezzo a tutto questo verde, da una survey interna è uscito un plebiscito per rimanere qui, perchè dovremmo spostarci?”
D’un tratto ho sentito come una sensazione di cura per i dipendenti, persone NON dipendenti, persone con passeggini e equilibri di vita, abitudini, abbonamenti in palestra, supermercati di fiducia, piste ciclabili provate con i pargoli la domenica, stradine e scorciatoie per poter dormire quei 5 min. in più. Per un attimo ho chiuso gli occhi e ho provato come un calore, come se a qualcuno interessasse della vita di tante persone (eppure la possibilità concreta di spostarsi c’è) e un sorriso dolce mi ha invaso. Bello!
Accidenti lele e’ grave, come mai tutto questo sentimentalismo?
Commento di guidone — 17 aprile 2007 @ 10:59
No é solo che mi sono innamorato delle idee di sto tipo
mi sembra sincero e che ci crede davvero, mi ha stupito la conferma!
E’ che quando arriva la primavera, sono come i fiori, mi sboccia il sentimento
Commento di daino — 17 aprile 2007 @ 13:18
Ciao Lele,
e’ bello che ogni tanto si sentano commenti positivi: sono certo piu’ faticosi da elaborare, ma contribuiscano al miglioramento della percezione comune. Ole’
Commento di Marlenek — 17 aprile 2007 @ 14:12
Ma davvero… finalmente qualcuno comincia a vedere le persone e le vite che esistono sotto e oltre un tesserino da dipendente.
E non perchè in qualche corso aziendale di management e gestione delle “risorse” umane gli hanno detto di far così che il dipendente felice rende di più, ma perchè ha anche lui una vita, degli affetti, e sente dentro di se tutto questo.
E’ solo un caso… ma ho fiducia che un giorno sia semplicemente “normale”.
Grazie Lele!
Commento di Giornale di Sistema — 17 aprile 2007 @ 14:49
Eh non dirlo a me….
Fatti sentire se sei in zona mi
Commento di guidone — 17 aprile 2007 @ 14:53
persone con passeggini e equilibri di vita, abitudini, abbonamenti in palestra, supermercati di fiducia, piste ciclabili provate con i pargoli la domenica, stradine e scorciatoie per poter dormire quei 5 min. in più.
Sei uno scrittore molto bravo: in tre righe hai dipinto icasticamente la vitasuburbana della moderna classe media; infatti, non vita, ma morte travestita da vita.
Commento di Cesco — 20 aprile 2007 @ 0:08