Tempo di esperimenti su A Small World tempo di conoscenze e di connessioni con amici di amici di amici , tempo per riflettere sulla stranezza degli ambienti conosciuti come social network.
A CHE SERVONO? PERCHE’ USARLI? metterci sopra i fatti miei? dove mi trovo? cosa faccio? … manco per niente!
Me lo sono chiesto tante volte, dopo aver ricevuto inviti a entrare a far parte di diversi social network. Ogni volta da capo, ogni volta un nuovo nickname e password e giù a dare dati personali più o meno “preziosi”, dove mi sono laureato (se sono laureato), perchè a 34 anni mi sento ancora come Flash che fa parte della Justice League, etc.
La prima cosa che i social network mi hanno insegnato è che devo avere un motivo per frequentarli e non solo per iscrivermi. Altrimenti sonnecchio.
Eppure sono ambienti “potenti” come dimostra l’esperimento di questa settimana su ASW, un social network “per fighi” dove adesso ci stanno dento un po’ tutti (dicono), ma credo sia vero avendo un account anche io. Essendo però un social network per persone considerate/ntesi VIP si è subito settato con foto da fotomodelle/i, pubblicità Luxury e Job Title (al minimo) Amministratore Delegato della Panetteria sotto casa.
Il vantaggio di ASW -oltre a credere di incontrare belle ragazze da tutto il mondo anche se non sei su escortforum- è che hai a disposizione una specie di Linkedin più “personale” dove se cerchi qualcuno che lavora a MTV, Vacheron Constantin, o nella maison Armani lo trovi e magari è amico di un tuo amico. Ma i due mondi non sono poi così diversi.
Valore d’uso dicevamo: negli ultimi mesi le mie cene e aperitivi vengono biascicati in una sola lingua. Uno strano miscuglio tra inglese, british, irish, neozelandese, oslo (che sa l’inglese meglio di me). Vedere la quarta serie del Dr. House in originale aiuta molto e quindi le conoscenze internazionali si accumulano. Un giro nuovo, fuori da palestre e immerso nei barbecue. Molte di queste persone stanno su ASW e quindi ecco il primo passo per frequentarlo. C’è qualcuno che hai incontrato da qualche parte, che è amico di una tua amica o di un tuo amico e che ti sembra interessante. Al posto del cellulare, gli rubi un link sul social network.
L’altra sera quindi ho cominciato la corsa alla costruzione del mio network personale e mi sono chiesto: come vuoi modellarlo? Solo ragazze è stata la prima risposta, così Stefano Vitta e il Guidone muoiono di invidia. Poi ho detto “ma no dai”, cerchiamo di saperne di più di tutto quelle faccie che incontro agli aperitivi di Cris Nulli, alla sua cena di addio a MTV, da Ogilvy o semplicemente di tutte quei “are you doing?” delle cene di Carmelo (un mio collega di Cisco simpaticissimo, e attivissimo).
Parto e mi stupisco che in meno di 3 ore il network passa da 21 persone a 61. Pechè un tasso di crescita così grande e in modo improvviso. Guardo cosa ho scritto sopra il mio profilo che magari preso da manie di grandezza mi sono spacciato per un figlio segreto di Putin. Niente le solite balle, quindi? Il ragionamento deve essere diverso. Chi mi da tutta questa credibilità visto che la foto è da “vado a ballare i Subsonica” e non lavoro da Prada. Ma che stupido, che c’entra Prada, queste sono le vecchie logiche! Qui è importante chi conosci! E’ un social network e quindi godo della credibilità delle persone di cui dico di essere amico. Mi spingo oltre e mi metto in contatto con persone di cui ricordo vagamente i visi (truccatissime) mentre ballavano alla festa di Cris (con il drink in mano ovviamente, anche un po’ maleducate). E boom!!! FUNZIONA!
Potente, la mia credibilità aumenta agli occhi dell’estraneo, il mio livello di trust è sostenuto dal livello di trust di Cris. Faccio la stessa cosa con Carmelo. Superboom = Carmelo è simpatico e gentile e l’equazione che mi arriva nei messaggini privati è: “se sei amico di Carmelo devi essere per forza apposto, simpatico e gentile … e poi lavori in Cisco”. Ecco infatti! Lesson learned: nei social network la tua credibilità non dipende da quello che fai ma è risultante di chi sei, della conoscenza personale ma anche della credibilità del tuo “punto di contatto”. Almeno per il primo passo. Poi o sei flash o la modella brasiliana non ti fa proseguire nella chat.
Dopo aver letto i pensieri di minimarketing su Facebook ero spaventato da quanto questi ambienti sono effimeri, ora lo sono di più, ma sono solo agli inizi in questo mondo immersivo. Le cose cambieranno, con alcune persone stringerò rapporti più solidi e a mia volta sarò il traghettatore di altre persone alle quali impresterò la mia credibilità (?) per metterli in contatto con qualcuno di Swatch, Google, Pixar. La cosa potente è che dall’inizio della settimana so che se andrò di nuovo a San Francisco e vorrò andare a ballare la mia Trance preferita al 1015, potrò cercare i contatti in loco con un messaggio tipo:
Hi I’m the Italian journalist friend of Cris/Carmelo/Anna/Lisa do you remember me? No? I’m smart because they trust me, would you like to trance @1015 tonight? What? You’ll meet Steve Jobs tomorrow morning? Let me write him I’m your friend
Qualche mese fa (forse interessante anche se non recentissimo) ho creato uno dei miei dossier di studio sui social network. Mai esperienza personale fu più interessante rispetto a quella teorica. Fatto sta, se a qualcuno servisse per approfondire o per dibattere, il pdf è liberamente scaricabile qui sotto.
(disclaimer: il pdf è stato inizialmente pensato per Cisco (lavoro per Cisco), ma abbiamo deciso con Stefano Venturi di “liberarli” in rete, questo e anche i prossimi perchè il dibattito ci interessa di più).

