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5 febbraio 2008

Quanto sono effimeri -e potenti- i social network

Tempo di esperimenti su A Small World tempo di conoscenze e di connessioni con amici di amici di amici , tempo per riflettere sulla stranezza degli ambienti conosciuti come social network.

A CHE SERVONO? PERCHE’ USARLI? metterci sopra i fatti miei? dove mi trovo? cosa faccio? … manco per niente!

Me lo sono chiesto tante volte, dopo aver ricevuto inviti a entrare a far parte di diversi social network. Ogni volta da capo, ogni volta un nuovo nickname e password e giù a dare dati personali più o meno “preziosi”, dove mi sono laureato (se sono laureato), perchè a 34 anni mi sento ancora come Flash che fa parte della Justice League, etc.

La prima cosa che i social network mi hanno insegnato è che devo avere un motivo per frequentarli e non solo per iscrivermi. Altrimenti sonnecchio.

Eppure sono ambienti “potenti” come dimostra l’esperimento di questa settimana su ASW, un social network “per fighi” dove adesso ci stanno dento un po’ tutti (dicono), ma credo sia vero avendo un account anche io. Essendo però un social network per persone considerate/ntesi VIP si è subito settato con foto da fotomodelle/i, pubblicità Luxury e Job Title (al minimo) Amministratore Delegato della Panetteria sotto casa.

Il vantaggio di ASW -oltre a credere di incontrare belle ragazze da tutto il mondo anche se non sei su escortforum- è che hai a disposizione una specie di Linkedin più “personale” dove se cerchi qualcuno che lavora a MTV, Vacheron Constantin, o nella maison Armani lo trovi e magari è amico di un tuo amico. Ma i due mondi non sono poi così diversi.

Valore d’uso dicevamo: negli ultimi mesi le mie cene e aperitivi vengono biascicati in una sola lingua. Uno strano miscuglio tra inglese, british, irish, neozelandese, oslo (che sa l’inglese meglio di me). Vedere la quarta serie del Dr. House in originale aiuta molto e quindi le conoscenze internazionali si accumulano. Un giro nuovo, fuori da palestre e immerso nei barbecue. Molte di queste persone stanno su ASW e quindi ecco il primo passo per frequentarlo. C’è qualcuno che hai incontrato da qualche parte, che è amico di una tua amica o di un tuo amico e che ti sembra interessante. Al posto del cellulare, gli rubi un link sul social network.

L’altra sera quindi ho cominciato la corsa alla costruzione del mio network personale e mi sono chiesto: come vuoi modellarlo? Solo ragazze è stata la prima risposta, così Stefano Vitta e il Guidone muoiono di invidia. Poi ho detto “ma no dai”, cerchiamo di saperne di più di tutto quelle faccie che incontro agli aperitivi di Cris Nulli, alla sua cena di addio a MTV, da Ogilvy o semplicemente di tutte quei “are you doing?” delle cene di Carmelo (un mio collega di Cisco simpaticissimo, e attivissimo).

Parto e mi stupisco che in meno di 3 ore il network passa da 21 persone a 61. Pechè un tasso di crescita così grande e in modo improvviso. Guardo cosa ho scritto sopra il mio profilo che magari preso da manie di grandezza mi sono spacciato per un figlio segreto di Putin. Niente le solite balle, quindi? Il ragionamento deve essere diverso. Chi mi da tutta questa credibilità visto che la foto è da “vado a ballare i Subsonica” e non lavoro da Prada. Ma che stupido, che c’entra Prada, queste sono le vecchie logiche! Qui è importante chi conosci! E’ un social network e quindi godo della credibilità delle persone di cui dico di essere amico. Mi spingo oltre e mi metto in contatto con persone di cui ricordo vagamente i visi (truccatissime) mentre ballavano alla festa di Cris (con il drink in mano ovviamente, anche un po’ maleducate). E boom!!! FUNZIONA!

Potente, la mia credibilità aumenta agli occhi dell’estraneo, il mio livello di trust è sostenuto dal livello di trust di Cris. Faccio la stessa cosa con Carmelo. Superboom = Carmelo è simpatico e gentile e l’equazione che mi arriva nei messaggini privati è: “se sei amico di Carmelo devi essere per forza apposto, simpatico e gentile … e poi lavori in Cisco”. Ecco infatti! Lesson learned: nei social network la tua credibilità non dipende da quello che fai ma è risultante di chi sei, della conoscenza personale ma anche della credibilità del tuo “punto di contatto”. Almeno per il primo passo. Poi o sei flash o la modella brasiliana non ti fa proseguire nella chat.

Dopo aver letto i pensieri di minimarketing su Facebook ero spaventato da quanto questi ambienti sono effimeri, ora lo sono di più, ma sono solo agli inizi in questo mondo immersivo. Le cose cambieranno, con alcune persone stringerò rapporti più solidi e a mia volta sarò il traghettatore di altre persone alle quali impresterò la mia credibilità (?) per metterli in contatto con qualcuno di Swatch, Google, Pixar. La cosa potente è che dall’inizio della settimana so che se andrò di nuovo a San Francisco e vorrò andare a ballare la mia Trance preferita al 1015, potrò cercare i contatti in loco con un messaggio tipo:


Hi I’m the Italian journalist friend of Cris/Carmelo/Anna/Lisa do you remember me? No? I’m smart because they trust me, would you like to trance @1015 tonight? What? You’ll meet Steve Jobs tomorrow morning? Let me write him I’m your friend :)

Qualche mese fa (forse interessante anche se non recentissimo) ho creato uno dei miei dossier di studio sui social network. Mai esperienza personale fu più interessante rispetto a quella teorica. Fatto sta, se a qualcuno servisse per approfondire o per dibattere, il pdf è liberamente scaricabile qui sotto.

(disclaimer: il pdf è stato inizialmente pensato per Cisco (lavoro per Cisco), ma abbiamo deciso con Stefano Venturi di “liberarli” in rete, questo e anche i prossimi perchè il dibattito ci interessa di più).

Lele Dainesi wwww.leledainesi.com

58 commenti »

  1. Potenti, sì. Il potere dei grandi numeri e della facilità del raggiungere e contattare altri.

    Effimeri, eccome. Nei social network è chiaro come la rete, più che lo spazio, annulli il tempo. Non c’è più durata, tutto è istantaneo. Ed un semplice “contatto” ora viene chiamato “relazione”. Social network? Secondo me “Instant Network” è una definizione migliore, perchè le relazioni non durano mai. O almeno è raro. E se durano fuoriescono dal SN in sé.

    Ad oggi non credo ancora nei SN, non almeno per come sono pensati ad oggi. Tutto è troppo rapido e facile, dunque senza difficoltà sul percorso tutto scorre via veloce e senza lasciar traccia. Credo nel loro potenziale e nella loro versatilità commerciale, questo sì, ma non è lì che tengo traccia delle mie relazioni.

    Ed ora mi leggo il pezzo di Cisco, ma con molta calma perchè qui il discorso si fa più profondo

    Commento di Giacomo — 5 febbraio 2008 @ 12:59

  2. Come dicevo a Lele in Skype: “Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei”.
    Questo tipo di social network, à la Facebook, più che puntare sul contenuto condiviso fra i suoi utenti (metti un Anobii, un Last.fm, un Flickr), puntano semplicemente sulla rete di relazioni che si crea fra le persone.

    “Faccio cose, vedo gente”. Ma soprattutto vedo gente.
    E’ utile? Per nulla. O meglio, sarebbe per nulla utile in un mondo in cui funziona la meritocrazia… ma sappiamo benissimo che non è questo la realtà in cui viviamo.
    Per cui via libera alle conoscenze, ai cheers, ai “che figo”, ai “ma dai? Lavori lì?”.

    Lo trovo deprimente, mettiamola così. Ma è più che altro a causa del mio caratteraccio…

    Commento di Gatto Nero — 5 febbraio 2008 @ 13:01

  3. Più che mai attinente il rilascio della Social Graph API da parte di Google, che dovrebbe semplificare la gestione dei tuoi amici spostandoti da un social site all’altro; registrarsi a nuovi servizi senza doversi ricostruire tutto il proprio network insomma…

    http://code.google.com/apis/socialgraph/

    Commento di LucaPost — 5 febbraio 2008 @ 13:02

  4. Perché la lesson learned ti lascia tanto stupito? se nella vita reale vieni “presentato” in un gruppo o per un posto di lavoro, parte della tua credibilità sta in chi ti ha presentato. Poi aggiungici che il social network lo usi anche per scoprire in fretta chi hai di fronte e inevitabilmente quello che ha fatto non è più tanto importante. Manca il tempo per valutarlo e allora sbirci chi lo conosce.. se è amico di un amico non può essere un perfetto imbecille.. oppure faccio prima a chiamare l’amico per chiedergli chi è/com’è tizio.
    Non so.. a me quel che lascia perplessa è sempre l’utilità dei social network. Sarà che sono abituata a muovermi in un mondo di “contenuti”, che ha sì il concetto di reputazione ecc. ecc. ma si basa su altri presupposti.
    LinkedIn per me è il portabiglietti da visita 2.0. Se qualcuno lo usa per contattarmi ben venga.. ma ci sono altre vie (la mia mail e il mio cell stanno almeno su un paio di pagine non difficilmente raggiungibili).
    Ok, mi arrendo, prof.. non ho studiato. L’effimero lo colgo tutto, ma per la potenza è meglio se torno a settembre :-p

    Commento di Frieda — 5 febbraio 2008 @ 13:09

  5. OK capito tutto dai commenti.

    Si devo dire che “faccio cose, vedo gente” non è il massimo a meno che non sia un periodo in cui vuoi fare cose e vedere gente. Insomma ogni ambiente ha la sua utilità. Qui è questione di allargare la propria sfera di relazioni e funzionano benissimo. L’utilità di avere appoggi nelle altre città del mondo è elevatissima, soprattutto per chi viaggia quindi.

    Sono d’accordo sul fatto che servono a poco contenutisticamente ma vuoi mettere che party per andare a ballare? :)

    Invece mi farebbe piacere sapere come trovate il dossier apena avete un po’ di tempo da buttare via per guardarvi il pdf

    Commento di daino — 5 febbraio 2008 @ 13:16

  6. Beh Lele, a grandi linee mi trovi d’accordo. Sui social network è molto importante “l’essere amico di”. E’ anche vero che sono relazioni effimere nel 95% dei casi e che, come nella vita reale, alla fine sei amico solo di pochissimi, di quelli che sul serio riesci (e ti va di) frequentare.
    In quanto alla selvaggia proliferazione dei vari social network io credo che non sia poi un bene. La concentrazione in questo caso è un vantaggio, in barba a tutte le logiche di antitrust. Se vuoi cercare uno devi sapere dove trovarlo, in quale network. Meno ce ne sono meglio sarebbe. Sopratutto se sono dotati di una loro specifica funzione. Ad esempio LastFm per la musica, MySpace per far ascoltare i propri brani musicali o mostrare i videoclip, LinkedIn per i contatti professionali e di lavoro, ecc.

    Commento di Smeerch — 5 febbraio 2008 @ 13:21

  7. Bel post che centra perfettamente l’idea di come “vivere” i SN. Senza ipocrisie e mostrando il “valore” delle relazioni (anche “effimere”)… il fatto che i contatti contano al di là dei rapporti (e non solo).

    Commento di gboccia — 5 febbraio 2008 @ 13:23

  8. Credo che sia molto importante che le persone che “vivono” il network condividano qualcosa con te.

    Si tratta di una condizione minima perché il network non venga a noia dopo poco (esperienza che sto vivendo su Facebook ora).

    Però credo che, oltre ad un’ampia base di condivisione, il SN debba avere anche un riscontro nella Real Life… Come punto di partenza e anche come punto di arrivo. Deve creare relazioni che tornino utili in un viaggio, in una situazione, nelle vicende che condiscono l’esistenza.

    Se le “relationships” che nascono nei SN rimangono nei SN necessariamente muoiono, vivono su un terreno arido, sterile non in grado di alimentarle, cosa che invece avviene se trovano annche riscontro all’esterno dei SN.

    In sintesi uno strumento tanto potente quanto potenzialmente inutile.

    Questo, naturalmente, In My Humble Opinio.

    Commento di Francesco Lautizi — 5 febbraio 2008 @ 13:40

  9. Ciao Lele <3

    Secondo me un bel punto di attacco il tema dell’effimero, ma, on the other hand, mi sembra ancora una volta tutto inscrivibile nel tema vita in bit=specchio della vita in atomi: se frequentassi un SN di filologi medievali avresti altri incontri, no? Sei semplicemente entrato in un ‘locale’ da fighetti (brrr…)

    Commento di marco formento — 5 febbraio 2008 @ 13:59

  10. Ciao Flash, piacere: http://www.thesuperheroquiz.com/ 90% Superman, mi sento superboyscout senza pentimenti a 35 anni e mezzo con figliola in arrivo :)

    Commento di Gianmarco Carnovale — 5 febbraio 2008 @ 14:05

  11. E by the way, il problema del’inaffidabilità dei social network è dato dall’abuso degli stessi. Troppa gente se lo misura sulla base del numero dei contatti, alcuni si definiscono beatamente “supernetworkers”… Ma a cosa serve? Se arrivassimo davvero all’esasperazione, e tutti fossimo linkati a tutti gli altri, avremmo istantaneamente distrutto il valore dei trusted social network…

    Quanti di voi “rifiutano” una richiesta di contatto su linkedin? Io un paio li ho rifiutati, uno perchè non lo conoscevo e l’altro proprio perchè lo conoscevo, e come risultato mi sono fatto dei nemici. Ora accetto tutte le richieste, poi periodicamente vado a fare un giro tra i contatti e rimuovo quelli che non conosco.

    Sarebbe il caso che tutti quanto iniziassero a misurarsi sulla quantità di link.

    Commento di Gianmarco Carnovale — 5 febbraio 2008 @ 14:16

  12. Lele, post interessante ma cavolo !!! anche io ero alla festa di Cris e son venuto direttamente dalla Sicily (Palermo) e non ho visto incrementare le mie connessioni !

    Cavolo !
    Luca

    Ps:La modella Brasiliana… se parliamo della stessa persona … bellissimaaaaaaa !!!

    Commento di Luca — 5 febbraio 2008 @ 14:23

  13. Ciao Lele,
    interessante!
    ..purtroppo io non sono una grande utilizzatrice di social network, sono spesso in viaggio e quando sono in studio non riesco… e poi comunque preferisco di gran lunga un ape e una serata con gli amici!
    Ciò non toglie che siano strumenti efficaci!

    Ciao e a presto
    Stefy

    Commento di Stefania Motta — 5 febbraio 2008 @ 14:23

  14. ovvio refuso sull’ultima frase del post precedente, a “smettere” di misurarsi.

    Commento di Gianmarco Carnovale — 5 febbraio 2008 @ 14:38

  15. hanno già detto tutto: diciamo sempre che la vita sul web viene scandirta dalle persone che FANNO il web e STANNO sul web, salvo poi sorprenderci quando non riconosciamo meccanismi che invece ci sono ben noti nella vita reale. come dice giustamente Frieda è la persona che ti introduce in un gruppo chiuso a farti da “referente” e quindi determinare parte della tua credibilità.
    Tu hai già fatto un passo avanti, in realtà. Hai intenzione di sfruttare la potenza dei tuoi amici virtuali per avere rapporti reali a San Francisco.

    Commento di Tambu — 5 febbraio 2008 @ 14:43

  16. Prima provocazione
    Quando a Tim Berners-Lee (l’inventore del Web) chiesero: “Cosa pensa dottor Berners-Lee del Web 2.0?” Lui rispose: “Non so di che sta parlando: non esiste un Web 2.0 dal punto di vista della tecnologia, degli standard tecnologici”. Web 2.0 è’ infatti uno slogan di mercato inventato da un bravissimo comunicatore, Tim O’Reilly, e che ha avuto un successo assolutamente strepitoso Tanto è vero che Tim Berners-Lee nel giugno del 2006 ha lanciato polemicamente il Web 3.0. Per denunciare che il vero passaggio a una nuova tecnologia breakthrough del Web è il Semantic Web. Se fate la fusione di ciò che intendete per Web 2.0, più il Web semantico, insieme alla Service Oriented Architecture e ai Webservices, quello chiamiamolo Web 3.0.

    Seconda provocazione
    Andrew Keen, nel giugno del 2007 ha scritto un libro che si chiama “Web 2.0: democracy or anarchy?” Sottotitolo: “The cult of the amateur”. Il culto del “dilettante”, amateur. L’altro sottotitolo è: “How the Internet is killing our culture”, ove la parolina “culture” mi sembra assolutamente rilevante. E se la prende con il popolo del Web 2.0 chiamandolo the “pyjama army”, l’armata dei signori in pigiama, che da casa riempiono i loro blog. “Millions and millions of exuberant monkeys are creating an endless digital forest of mediocrity”. Nel senso che è arrivata l’ora del dilettante, siamo in mano ai dilettanti. Questa è l’altra faccia del Giano bifronte del Web 2.0, che non va dimenticata.
    Non c’è dubbio che i blog, i social networks, il Web 2.0, sono strumenti formidabili della democrazia: si può smascherare e far dimettere un’autorità che racconta bugie grazie alla controinformazione delle comunità. Perfetto. Osservo che Internet è sempre stato un potente strumento della democrazia, e mi soffermo sull’altra faccia del Web 2.0, quella del rischio di distruggere la cultura. Penso che i blog e i social networks dovranno confrontarsi inevitabilmente con il problema della “qualità” e della “reputazione” delle informazioni.

    Primo esempio
    Faccio un esempio di cattiva informazione da parte di un blog molto autorevole, quello di Beppe Grillo. Premetto che ho spesso condiviso le opinioni di Beppe Grillo, non certo tutte, però molte argomentazioni sono documentate, serie, condivisibili. Sono andato sul sito di Beppe Grillo a curiosare. A un certo punto tiro giù un filmino che si chiama Wimax. Evidentemente un millantatore ha convinto questo signore che in genere è molto serio, a raccontare una vera “panzana”, grande quasi come quella dello Switch-Off della televisione analogica alla fine del 2006. Nel filmino, ti fanno vedere un bel telefonino, non si capisce bene che marca, credo che sia del millantatore, e dicono, più o meno così: “perché qui ci stanno pigliando in giro, basta che prendi una torre, una, la metti al centro di Bologna, ci metti un’ampolla Wimax, hai una cella elettromagnetica col raggio di 50 chilometri, e tutta la popolazione della città telefona in Voip gratis!”. Questo sul sito di Beppe Grillo! Chiaramente a 3,5 GigaHertz con 35 Megabit al secondo di capacità di picco massima, si possono servire teoricamente fino a circa 300-400 accessi, ciascuno con capacità di 64 Kilobit al secondo per telefonare col Voip: peccato che a 3,5 Giga non c’è visibilità elettromagnetica e quindi con la torre messa là parleranno con Skype al massimo qualche diecina di persone, in Line of Sigth con la torre,
    Allora, l’autorevolezza delle informazioni?

    Secondo esempio
    Racconto un altro episodio significativo. Mio studio tecnico professionale. Devo fare un intervento sullo stato delle fibre ottiche nel mondo. Dico a un giovane ingegnere di fornirmi dei dati statistici su quanto è stato fatto nei vari paesi del mondo in termini di cablaggio in fibra ottica dell’ultimo miglio, il cosiddetto Next Generation Access. Dopo un pò mi manda una serie di slide che partono dalla definizione delle varie architetture di distribuzione in fibra. Nel caso della fibra fino all’armadio telefonico di distribuzione, quello per strada, guardo la distanza tipica che il doppino in rame copre dall’armadio fino a casa dell’utente, e leggo: da 1 a 2 chilometri! Sotto: “Fonte: Wikipedia”. L’avrei licenziato! Ora in Italia questa distanza è di 100-200 metri. Ovviamente il resto della presentazione su questo punto era assolutamente misleading. Se il mio ingegnere fosse andato a guardare il sito dell’ITU di Ginevra, oppure il sito dell’IEEE, avrebbe trovato che questa distanza varia molto da continente a continente, appunto secondo i due range citati per USA e Italia. Wikipedia evidentemente se ne frega, perchè la voce è stata scritta, anche male, come poi ho verificato, da qualche sprovveduto americano, che spesso crede che tutto il mondo è ovviamente uguale agli USA. La fonte più autorevole per le tecnologie di telecomunicazioni, lo hanno insegnato a me 40 anni fa, e credo che ancora per molti decenni sarà così, è l’ITU International Telecommunication Union, che definisce gli acronimi e pubblica gli standard. Poi c’è l’IEEE, Institute of Electrical and Electronic Engineers, che emette tra l’altro gli standard di Wifi e Wimax, poi ci sono le riviste tecnico-scientifiche del settore, ove gli articoli subiscono una feroce selezione e revisione prima della pubblicazione da parte di esperti riconosciuti. Anche le riviste hanno una revisione annuale e si presentano alla comunità tecnico scientifica con dei livelli di reputazione riconosciuti e condivisi. Wikipedia, per certe cose, non è autorevole, spesso contiene informazioni errate, ancora più spesso le informazioni sono culturalmente polarizzate.

    Commento di maurizio decina — 5 febbraio 2008 @ 14:45

  17. Il report è “confezionato” in maniera spettacolare: lo stampo e me lo leggo con attenzione questa sera mentre rientro in treno.

    Commento di Paolo Rossi — 5 febbraio 2008 @ 15:02

  18. Beh, il post che hai fatto è il principio dei social network, niente di nuovo. :)
    Il problema credo sia che tu sei partito da un approccio tecnico, come fanno molti, e quindi stai riscoprendo cose che in realtà sono il fondamento delle reti sociali. Basta tradurre social network in rete sociale per capire cosa sia realmente, perché una rete sociale è un fenomeno già ampiamente studiato… solo… non in rete, non da tecnici informatici. E “social network” fa credere che sia qualcosa di diverso, di nuovo. Potenza dell’hype! :D

    Il PDF mi sembra una ottima introduzione panoramica per chi debba approcciare l’argomento, hai fatto un buon lavoro, anche se personalmente non condivido alcune astrazioni che hai fatto.
    Ma beh, in fondo son opinioni. Ne parleremo eventualmente live la prossima volta. :)

    Commento di Folletto Malefico — 5 febbraio 2008 @ 15:16

  19. Ciao Lele,

    cosa penso? A parte l’effimero che però non esiste solo sul SN ma anche e soprattutto nella vita reale! li trovo divertenti e personalmente mi hanno permesso di rincrociare persone che pensavo di non sentire più e questo lo trovo molto interessante.
    Rob

    Commento di Roberta Di Siena — 5 febbraio 2008 @ 15:22

  20. Il report è molto interessante, e dal look and feel accantivante (cosa che spesso manca nei “report”)!
    La cosa che forse non è ben accentuata è la differenza tra un SN puramente relazionale e un SN basato sulla condivisione di contenuti. Nei primi condividiamo solo noi stessi (e molto spesso troviamo persone che della vita digitale non hanno nulla se non un indirizzo di posta elettronica… non a caso in effetti) mentre nei secondi si condividono veri e propri beni culturali: fotografie (nel caso di flickr) ma anche recensioni (nel caso di anoobii) che hanno un valore.
    I due tipi non si differenziano per importanza ma solo per utilizzo. Anzi, per rispondere alla domanda “A che servono?” forse servono di più i SN puramente relazionali giacchè solo attraverso questi strumenti vengono instaurate molte relazioni che altrimenti (per distanza spazio-temporale) non sarebbero mai nate.

    Commento di Dany — 5 febbraio 2008 @ 15:25

  21. Sto pensando alla ragione che mi spingerebbe a cercare qualcuno che lavora in Vacheron Constantin… :P

    Commento di teo — 5 febbraio 2008 @ 15:44

  22. Caro Lele,

    credo che i SN non siano nè effimeri e nè potenti perchè alla fine della fiera il loro successo e insuccesso dipendono solo da noi. Senza navigatori, senza confronto, senza libero scambio di idee e di fantasie sono solo scatole vuote. Io non sono un esperto ma trovo ad esempio Linked In e TripAdvisor delle community molto utili dove possono liberamente e gratuitamente ritrovare vecchi colleghi o compagni di università oppure mandare e ricevere consigli su dove andare in vacanza senza spendere un euro, quali alberghi evitare o trovare su un forum un amante dei viaggi esotici come il sottoscritto.
    Insomma mi sembra riduttivo limitare il SN solo al solito rimorchio in entrata o in uscita.
    Secondo me sono strumenti utili dove con occhio e sale in zucca possono essere un fantastico mezzo per costruire delle relazioni personali o professionali.
    Troppo ottimista? Basta fare come l’abbonato in prima fila. Cambiare canale se il programma fa schifo.

    Commento di Lorenzo — 5 febbraio 2008 @ 15:59

  23. Bel lavoro ed ottima analisi.
    C’è però tanta (troppa?) carne al fuoco.

    Secondo me diventa interessante iniziare a domandarci come i giovani e le persone che non vivono 24h/d sul Web vivono le relazioni dei SN.
    Teniamo presente che non siamo noi il target della maggior parte dei servizi e che la nostra visione non può che essere distorta.
    A tal proposito mi piacerebbe capire come i ragazzi, ad esempio, considerano le relazioni online e che peso danno loro. Che valore ha un “Add” su Myspace?

    Provo a lanciare qualche spunto sulla base delle conclusioni che hai evidenziato nel dossier (ho dato una letta al volo, prometto di rimediare presto ;) .

    La considerazione delle persone per i propri dati è limitata. Ancor di più la consapevolezza di come questi verranno trattati una volta icritti ad un servizio (e chi ha tempo di leggersi tutte le informative e gli avvisi?).

    Sull’investimento di tempo (e socialità) che richiedono le SN, ben riassume la vignetta: http://tinyurl.com/34gp6l
    Diventa interessante lo sviluppo di sistemi capaci di farci risparmiare tempo sia in creazione di contenuti (lifestreaming ed aggretori di presenza) sia in fase di fruizione (mi viene in mente Particls).

    Un grosso settore nel quale crescerà ancora più la pubblicità in futuro è il passaparola. Mi immagino un sistema che incroci la reputazione della persona all’interno della rete di contatti con l’effettiva opinione sul prodotto. Un meccanismo nel quale le persone abbiamo la possibilità di introdurre e raccomandare un prodotto senza forzature, un po’ come avviene con gli amici in certi network.

    A proposito dei SN del futuro, hai avuto mai modo di leggere la teoria di Engestrom a proposito (un sunto: http://tinyurl.com/ucl5s )
    Che ne pensi?

    Commento di Tommaso — 5 febbraio 2008 @ 16:17

  24. Ho scaricato il dossier: rassegna molto interessante, soprattutto nella parte dedicata ai prodotti esistenti e alle caratteristiche principali di ognuno. Potendo, aggiungerei una parte dedicata alla carta dei diritti (bill of rights) degli utenti, di cui si inizia a parlare parecchio, e amplierei quella dedicata alla portabilità del grafo sociale (Marc Canter and beyond). Come potrò controllare nel tempo la circolazione delle informazioni che mi riguardano? Comunque un ottimo lavoro. Grazie Lele

    Commento di Massimo Russo — 5 febbraio 2008 @ 16:33

  25. Caro Lele,
    vedi la mia esperienza sui social network e’ molto filtrata; io mi occupo di informazione (sociale) e nuove tecnologie da molto tempo, ho iniziato nel 1996 ancora con le BBS. Poi ho seguito e seguo le evoluzioni della rete (iscrivendomi e paciugando con tutto) ma trovando raramente un interesse per qualche strumento; gli unici che continuo ad usare sono skype e msn messenger che esaudiscono (veri genietti della lampada) abbastanza bene le mie necessità in rete (contattare subito una persona di cui non ho il telefono, condividere i documenti, salutare e scherzare…).

    Tu mi dirai “ma allora come si allarga la tua rete?”… beh si in effetti sono meno “esposto” agli incontri della rete, ma mi basta cosi’; forse mi sbaglio, forse non comprendo appieno le possibilita’ offerte da internet, ma per oggi sono così ;-)

    In quanto all’effimero, il rischio è vero, la superficialità è il difetto maggiore della rete, basta saperlo però, per migliorare.. un poco… e poi anche da pochi caratteri scambiati frettolosamente nel cuore della notte via chat possono nascere situazioni nuove, addirittura possono portarti aiuto o darlo ad altri, perchè giudicarli sommariamente? :-)

    Commento di smiling turtle — 5 febbraio 2008 @ 17:17

  26. Beh … ASW più che rappresentativo dei SN può essere rappresentativo di come in certi casi il fattore “tipologie di utenza” plasmi il network :)

    Per quanto riguarda il futuro dei SN la sfida è tra una progressiva destrutturazione (vedi internet come SN) e SN di nicchia ben strutturati e aggreganti.

    Comunque dici una cosa sacrosanta quando affermi: ” … devo avere un motivo per frequentarli e non solo per iscrivermi.”

    Se un SN sbaglia già nel ritagliarsi e progettare i Bisogni Funzionali (cioè la capacità di soddisfare un bisogno non prima esplicitato o soddisfatto solo in parte) di cui vuole farsi carico la vedo dura :)

    Commento di Gian — 5 febbraio 2008 @ 17:21

  27. L’articolo mi piace .. racconta un’esperienza, pone delle domande a cui ciascuno di noi può dare una risposta diversa.
    Ci sono mille motivi per esserci, per provarci, per sperimentare questo modo di relazionarsi, di vivere …
    Talvolta chi sei, che fai, perchè ci sei … è secondario, superfluo … ci sono perchè ho bisogno di superare l’indifferenza che mi circonda, ci sono perchè sono curioso … ci sono perchè lo fa il mio amico, è trendy o perchè …non lo so … ci sono capitato … e ci gioco.
    Gioco, curiosità, emulazione…
    Una volta mandavamo i bigliettini di carta anonimi alle compagne per vedere che faccia facevano …. Un tempo uno si iscriveva ad un newsgroup per condividere interessi o di tutto e di più .. ora siamo più coreografici e ci vantiamo di appartenere ad un social network (anche più di uno solo perchè è come le carte di credito se ne abbiamo poche ci sentiamo sminuiti)… ci piace osservare quale reticolo di relazioni siamo in grado di instaurare o perpetuare attorno a noi … disperdiamo il nostro pensiero nell’etere e cerchiamo appagamento, considerazione, verifichiamo quale onda di empatia si diffonde intorno … E’ utile ? Sì lo è nella misura di soddisfare questo bisogno insormontabile: anch’io vorrei essere accolto … anch’io vorrei essere accettato … anch’io valgo. E’ indispensabile ?.. non direi … soprattutto se la quantità di rapporti prevale sulla qualità … in tal caso diventa una brutta abitudine. E’ potente ? … Mah … se ti prende forse sì … se lo traduci nel numero delle modalità di relazioni create credo che prendi un abbaglio … E’ sfruttabile ? … direi di sì … soprattutto per quelli che vogliono osservare i comportamenti, le aggregazioni, le tipologie antropologiche che si stanno affermando … tutte utili indicazioni per sperimentare, valutare modelli di consumo, prodotti … idee e modalità di comunicazione.

    Commento di Fox44 — 5 febbraio 2008 @ 18:07

  28. Effimeri al giorno d’oggi in internet potrebbe significare che non vedano la fine dell’anno?
    Potenti potrebbe significare che siano presto acquisiti da qualcuno con i soldi davvero come MSFT
    che ingolla YHOO appena ha deglutito Facebook?
    Linkedin è ancora il più forte del sistema, ma mi sembra che stenti ad adattarsi alla nuova ondata del 2.0
    Per fortuna nessuno sa cosa ci riserva il domani.
    Lascio Twitter ai ragazzini (per raggiunti limiti di età) è bellissimo e potentissimo, ma ancora non si sa a cosa serve. (Chissa quando invece dei soli commenti metterà in diretta tutte le videocam dei nostri telefonini!)
    Io scommetto anche su http://www.Spock.com ora in beta, che è in lizza per diventare motore di ricerca di persone fisiche.
    http://www.NotchUp.com ti paga per inserire il tuo curriculum per rivoluzionare attraverso i contatti la tua carriera.
    Addirittura http://www.Ning.com vi permette di creare il vostro Privato, Personale, Social Networking.
    Avanti il prossimo!

    Commento di Marcello Cividini — 5 febbraio 2008 @ 18:27

  29. Ci sono social network in cui ti inserisci per divertimento, come potrebbe essere per la maggior parte di noi quello di Flickr e altri in cui invece sei dentro per lavoro, come può essere LinkedIn. Ma esserci dipende anche dal ruolo che hai o il cappello che indossi e quindi se sei un fotografo, la tua presenza su Flickr sarà molto importante per la tua vita professionale.

    Questo per dire due cose. Da una parte che siamo sicuramente solo all’inizio della migrazione delle nostre relazioni sociali nel mondo online, che deve quindi imparare a rifletterne in modo molto più duttile le sottigliezze. Dall’altra che è molto più importante quello che facciamo delle relazioni, dei dati che siamo noi stessi ad immettere nella rete attraverso le nostre azioni e che quindi è fontamentale che il sistema OpenSocial o analoghi vengano adottati nel modo più ampio possibile.

    Ogni volta che entriamo in un nuovo social network la domanda deve essere: che cosa posso esportare da qui?

    Commento di David Orban — 5 febbraio 2008 @ 18:46

  30. Primo: complimenti per il report, un ottimo lavoro!!

    Secondo: sono andato su ASW e ho visto che ti sei collegato ad una cinquantina di splendide amiche… Butto ad indovinare: “Ciao sono Lele, sto realizzando uno studio per Cisco e mi piacerebbe conoscere la tua esperienza sui social network… ” :D

    Commento di Stefano Vitta — 5 febbraio 2008 @ 19:36

  31. [...] i Social Network. Francamente i social network lo sono già ed oggi Lele ha pubblicato un splendido report che li analizza in ogni [...]

    Pingback di Aperitivo Microsoft mclips corporate blog mario derba | Aghenor di Stefano Vitta — 5 febbraio 2008 @ 20:04

  32. Ciao Lele,

    premetto che non ho letto (ancora) il report, spero di riuscirlo a leggere quando torno dal think tank (http://thinktank.olliancegroup.com/).

    Riguardo ad ASW la mia esperienza di utente è che sia un SN molto diverso, e non perché quelli che sono dentro siano “fighetti”, quanto perché il meccanismo di ingresso è particolare. Infatti dalla coptazione sono passati ad una forma di apertura molto limitata, che favorisce di fatto una politica collettiva di invito selettiva, intesa come cerchia più stretta di amici e conoscenti. Il risultato di questo, unitamente a tecniche di controllo sociale che non hanno nulla da invidiare al grande fratello di orwelliana memoria, fa in modo che le persone godano di un trust che non ha euguali. Solo su ASW mi è capitato di vedere gente chiedere il cellulare del CEO di Ericsson con altri che, magari privatamente, gli rispondevano. Insomma, il meccanismo di ingresso, e quello di uscita nel famigerato “a big world” non è una invariante nelle dinamiche sociali, che poi sia stato fatto per creare un network di big spender è altra cosa..

    Commento di Roberto Galoppini — 5 febbraio 2008 @ 22:40

  33. eheheh,

    ciao lele…

    è un pezzo che non scrivo sul tuo blog, me ne ero rimasto interessante osservatore però l’argomento è speciale, anzi specialissimo. e lo è perchè da meno di due mesi sto vivendo in prima persona un esperimento di social network che sta avendo degli sviluppi assai interessanti.

    condivido molto di quello che ho letto qui e linkerò questo post del tuo blog sul nostro Social Network che molti travolti da questa cosa stentano a capire come sia possibile che si stia vivendo questo magico momento. ed è assolutamente vero che se ti iscrivi devi avere un motivo valido per farlo, sennò serve a poco.

    ops, mi accorgo adesso che non vi ancora detto nulla. comincio subito. Venezia, ottobre 2008. un giovane giornalista ed un professionista quarantenne veneziano si incontrano e ne esce un articolo (http://api.ning.com/files/plrPJj-5FY965fbc9dOF6oN*9*-TrQgec-EOw3d2hKE_/fondacoGAZ19SETT02.jpg) su come la generazione dei 40enni a Venezia sia “schiacciata”, senza rappresentanza politica e soprattutto assolutamente non coesa in una città dove tutto è difficili, sempre di più, e con orizzonti foschi e futuri alla deriva. un gruppo di persone assieme ai due organizzano una serata in uno dei tanti spazi culturali della città : boom (http://api.ning.com/files/plrPJj-5FY8beAWUedmU4j4SWRPlWnrvo9WC2lTtAPo_/DIBATTITOMONDADORI28OTT01.jpg ) , adesso ci sono 100 persone e si inizia a parlare di movimento . ma Venezia è una città difficile, unica anche per quanto sia ostica nel muovercisi. non puoi andare da un capo all’altro del comune usando sempre lo stesso mezzo ( terra e acqua), se vai dal lido a zelarino ti ci vogliono almeno 3 ore coi mezzi pubblici, con i taxi dimezzi i tempi, forse ti basta un’ora, ma sono almeno 150 euro al colpo, se bastano. con un tuo mezzo privato è praticamente impossibile, a cominciare dal fatto che oltre alla macchina ti serve una barca.

    seguono altri 2 incontri arrivando a 200 persone, è ovvio che la voglia di “mettere in gioco il sistema” c’è ma che fare? siamo tutti strapresi da lavoro e famiglia, mica si possono fare 3 incontri alla settimana e poi spazi dove far incontrare 200 persone a discutere mica ce ne sono poi così tanti…

    si trovano in 7 e mettono un manifesto, ma serve uno spazio dove condividerlo e così ci si inventa il 5 di dicembre di aprire un social network su http://www.ning.com, nasce 40xvenezia.ning.com , sul ning i quel momento ci sono circa 130.000 network . inizia quello che chi non vuole saperne di parlare in termini inglese definisce la “social frenesia” : in meno di 2 mesi aderiscono circa 500 persone, con una crescita esponenziale di iniziative ed attività . il movimento acquisisce una forza impensabile, dato dal mix tra la gioia di ritrovarsi tra vecchi amici magari dopo 20 anni, chi con figli che alla 4° moglie, e la possibilità di intervenire, prima con discussioni interne poi con incontri ed uscite pubbliche, sui temi che via via diventano importanti in città.
    40xvenezia esce dai confini cittadini. andiamo sui giornali e telegionali nazionali (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200801articoli/29540girata.asp) finchè il 29 gennaio scopriamo che siamo finiti sull’Indipendent. motivo? non si sa con precisione, di certo però siamo ormai diventati il 44° social network sul ning, giusto davanti a stanford university, primo europeo, sulla base di una classifica che pare si basi sul valore anzianità del social network (57 giorni) * numero iscritti (400) * numero di post (25.000).

    l’attività prosegue frenetica, abbiamo in corso tre dibattiti pubblici su temi fondamentali per la città ( il porto, le attività museali, la nuova agenzia per il marketing e gli eventi tra cui il carnevale), in consiglio comunale si invoca il movimento come spauracchio per le delibere “tecniche”, domenica abbiamo lanciato una petizione on line (http://firmiamo.it/nascereavenezia) con cui abbiamo bloccato sul nascere l’ipotesi di chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia a venezia centro storico…

    non abbiamo nemmeno dei moderatori tipici di ogni forum, ci crediate o no, su oltre 30.000 post alla data odierna non c’è un flame e o spam è quasi inesistente. e chi va OT si scusa nello stesso post di averlo fatto. per chi è abituato ai litigiosissimi forum sembra impossibile, in realtà è solo questione di partecipazione condivisa. e non che non si discuta tenacemente anche sino all’alba…

    dove andremo non lo so, di certo senza il ning forse avremmo fatto altri due o tre incontri al massimo, intanto sogniamo una costituente “live” con la possibilità di votare anche per chi è a casa, con streaming web e tutti gli ammenicoli ed ovviamente la CNN in diretta satellitare che a novembre si vota pure negli states… altri invece sono speaventati dallo strumento informatico e vorrebbero chiudere tutto… ne discuteremo a lungo ed una soluzione verrà fuori, pare si chiami democrazia pluralista. forse proprio di questo abbiamo bisogno quando ci si accosta ad un social network…
    :)

    Commento di Andrea Casadei — 6 febbraio 2008 @ 1:26

  34. Lettura non nuovissima per chi bazzica il settore da un po’ ma comunque interessante. :)
    Un consiglio spassionato: approfondire i dati e l’esperienza di alcune piattaforme storiche del blogging statunitense come Xanga e sopratutto LiveJournal. Ho notato come vengano trattate un po’ sommariamente ma mi risultano importanti proprio sul lato dei meccanismi sociali (cfr. pubblicità -anche televisiva- incentrata, ben prima di MySpace, sul concetto a tutto tondo di ‘friends’).

    nda

    Commento di Nicola D'Agostino — 6 febbraio 2008 @ 1:41

  35. molto interessante il report, anche se a mio parere hai omesso uno dei SN più grandi in circolazione AdultFriendFinder comprato lo scorso dicembre da Penthouse per 500 Milioni di $ e con oltre 20 milioni di utenti al suo attivo.

    Commento di fullo — 6 febbraio 2008 @ 2:46

  36. Ciao Lele, approfitto di questo tuo social media ;-)

    Ok fatte le presnetazioni dico la mia.

    Parlando di social web (Twitter, facebook, Anobii, Flickr etc) spesso specie se è sconociuto la domanda tipica che mi viene rivolta è:”Ma a che serve?” la mia risposta di solito è ” A che serve passeggiare? A che serve leggere un romanzo?”.

    L’uso funzionalistico di qualunque cosa è abbastanza deleterio, specie per la salute. Sarebbe saggio qualche volta prendere le cosepercome vengono senza domandare il perché.

    Effimero? Ben venga, non ci basta mettere tutto il nostro impegno nel lavoro e in tante attività? Pure qui vogliamo andarci pesante? No please take it easy.

    Senza contare che nella vita reale di cose veramente, ma veramente serie, ho grosse difficolta a trovarne, tranne qualche guaio o qualche felicità improvvisa il resto, in media, tendiamo fortunatamente a dimenticarlo.

    Se per effimero ci riferiamo poi alla consistenza dei rapporti, non mi sembra che nella solitudine delle metropoli si riscontri tutta questa grande amicizia. Spesso vengono spacciati per amici dei semplici conoscenti e passiamo la nostra giornata circondati da colleghi. Simpatici ma sempre colleghi. O no?

    Finisco dicendo che sono dovuti passare 100 anni e ora nessuno più discute di un nuovo mezzo potente ed effimero come il telefono. Un social media di grande successo. Sarà forse perchè ci siamo abituati?

    Nei social network mettiamo tutti i nostri affari in piazza? E perché no? Certamente non andremo a dire ai quattro venti cose veramente confidenziali. Che problema c’è a dire che siamo laureti in ingegneria, che ci piacciono i cold play o che beviamo white russian? Se non dicessimo queste cose inessenziali gli altri su che attaccano bottone?
    Inotre se non mi piace dire i miei cavoli in giro, che cavolo ci faccio su un social network?

    saluti

    Commento di Roldano De Persio — 6 febbraio 2008 @ 4:29

  37. La questione vera.. sono due.
    Una legata alla sopravvivenza economica dei SN: davvero potranno vivere per sempre di pubblicità? L’assunto di base e’ che la pubblicità online su questi siti dia un impulso alle vendite, alla fin fine. Senno’ si rompe il giochino.

    Vedo dunque un futuro obbligatorio dove i SN dovranno offire servizi a pagamento (vedi LinkedIn) o trovare altre fonti intelligenti di revenue.

    L’altro aspetto – forse più cruciale per la cultura italiana, e’ che in un SN devi dare, non slo prendere. E quindi un modello di ragionamento un po’ diverso.

    Ah, c’e’ anche un terzo aspetto: io sono bombardato da richieste da parte di gente che non conosco, che mi contatta direttamente. Chiaro che a questi non apro il mio network – anche eprche’ tante volte nemmeno si prendono la briga di scrivere due righe e spiegarmi eprche’ dvrei farlo, vist che non li conosco e che i SN tipo LInkedin dovrebbero essere un “trusted network”…

    E poi e’ vero: ce ne sono troppi….

    Ciao Lele, continua cosi’

    Commento di Roberto Venturini — 6 febbraio 2008 @ 11:26

  38. [...] Tra gli altri sono stato invitato a fornire sul suo blog un commento al tema proposto. [...]

    Pingback di Social Networking……….what for? « Marketing Agora — 6 febbraio 2008 @ 13:03

  39. Caro Lele,
    Ho aderito al tuo invito con piacere.
    La prima parte de mio modeso contribuo è visibile qui:
    http://marketingagora.wordpress.com/2008/02/06/social-networkingwhat-for/

    A presto.

    Pier Luca

    Commento di Pier Luca Santoro — 6 febbraio 2008 @ 13:06

  40. Ciao Lele, mi unisco ai commenti e ai complimenti: finalmente un report che coniuga la forma ed il confezionamento, davvero accattivante, con la sostanza, i contenuti vero e propri. Francesco De Sanctis sarebbe contento :-) .
    Non vorrei ripetere cose già dette, di SN ce ne sono tanti quasi quante le bevande gassate, alcune hanno molte bolle e molta C02 (potrebbe essere facebook attuale?), altre sono lievemente frizzanti ed hanno uno scopo particolare (fanno dimagrire, aiutano a digerire.. linkedin, viadeo, xing..), altre non sono facili da trovare, solo nei ristoranti di un certo livello (la Perrier-ASW), altre infine te le puoi fare da soli, basta comprarsi un depuratore, addittura gratuito (Ning); insomma, nel momento dello scoppio della domanda si moltiplica l’offerta :-) e non sempre beviamo la stessa acqua.. scusate il delirio estemporaneo..

    Commento di Leo Bellini — 6 febbraio 2008 @ 13:27

  41. Oddio il social Network dei fighetti!
    E io che non mi trovo con Facebook che faccio? Boh, hanno già detto tutto gli altri. Non c’è da stupirsi. Sono le care vecchie dinamiche sociali. Quasi quasi mi rileggo granovetter :)
    Ottima analisi :)

    Commento di Federico Fasce — 6 febbraio 2008 @ 13:47

  42. Pezzo costruito mirabilmente, da citare come esempio di marketing. Il pdf mi piace meno: molto ricco d’immagini, mi sembra troppo per essere diretto a Stefano Venturi… 8-]
    Cinque pagine erano più che sufficienti, secondo me.
    Prendo posizione e dico la mia. Se i social network fossero la killer application non ne sorgerebbero in continuazione di nuovi ed incompatibili, penso io. Per ora il social è un bersaglio in movimento.
    Son ben contento di aver letto il tuo post, io: da un po’ di tempo ne cercavo uno fatto così, con qualche citazione astuta e un commento non di parte: normalmente sono del tipo “Che figata!” oppure “Che cagata!”.

    Commento di Leo Sorge — 6 febbraio 2008 @ 20:07

  43. “Mai titolo fu più azzeccato” si potrebbe dire…Stiamo cavalcando la “BOLLA” dei social network, ovvero (a mio modo di vedere) fa cool anche la sola l’appartenenza ad un socialnetwork, qualunque esso sia…
    però, senza CONCRETEZZA, il lato effimero farà scomparire pian piano il valore del network stesso. Nato secondo delle vere necessità di poter connettere persone, lontane, sconosciute, o semplicemente che oramai (a seguito della crisi economica) non hanno più il tempo di frequentare i famosi “APERITIVI” milanesi poichè impegnati nel lavoro. In questo senso è solo grazie ai Facebook di turno che si riesce a “KEEP IN TOUCH”…
    tuttavia ASW non è altro che l’ennesimo Social…

    In questo articolo ciò che mi è piaciuto di più, è l’emergere di un problema non da poco: IL PROFILO. Poichè è il valore dell’utente e quindi del network stesso…ipotizzare un BUSINESS che permetta di avere un unico profilo (ben fatto), al quale siano i Social a richiedere l’accesso, cio comporterebbe una qualità migliore degli utenti che si vedrebbero dover investire il loro “prezioso” tempo su una risorsa unica..

    Commento di davidetoffa.it — 6 febbraio 2008 @ 23:05

  44. Questo è estremamente interessante (remember per Lele) grazie per averlo indicato :) http://tinyurl.com/ucl5s

    Commento di daino — 6 febbraio 2008 @ 23:32

  45. PRIMA cosa che non riconosco, almeno nella concezione naturale che ho della comunicazione, è che ci siano persone vere al di là dello schermo di cui i miei occhi si imbevono e dellla tastiera su cui le mie mani scorrono.
    SECONDO non trovo dinamica alcuna nell’interagire, se non per questioni lavorative o per stretta necessità, attraverso la macchina per creare un piano del discorso veramente condiviso: il grosso rischio è quello di scrivere soltanto molte parole.
    TERZO non voglio sprecare un minuto in più conoscendo persone tramite un pc, perchè sottraggo tempo a tutte quelle persone che ai bisogni reali e concreti di cui necessitano io potrei dare una mano subito ogni giorno.
    Insomma, l’ennesima saletta lucida ed illuminata della mondanità relativista e povera di comunicazione, qual è quella di cui si parla, non può attirare persone come me: per fortuna non sono il solo.

    Commento di Domenico Melillo — 7 febbraio 2008 @ 0:33

  46. [...] Social Networking more thoughts about it Pubblicato il Febbraio 7, 2008 di pedroelrey Come anticipato, riprendiamo il discorso intrapreso ieri su questo tema e dopo aver espresso la mia sintetica opinione sui contenuti del white paper passiamo quest’oggi agli spunti di riflessione e confronto proposti nell’articolo. [...]

    Pingback di Social Networking more thoughts about it « Marketing Agora — 7 febbraio 2008 @ 10:49

  47. Lele,

    bello il tuo studio sui social network, grazie. A volte la mia sensazione è che il fatto che siano qualcosa di effimero sia anche collegato ad una poca chiarezza rispetto al ‘cosa farci’, in altri termini mi rendo conto che le applicazioni che poi veramente uso sono solo quelle che mi danno una chiara e semplice proposta: Plaxo per tenere aggiornati i contatti, Linkedin per lavorare. Mentre dopo il divertimento iniziale di siti come MySpace o Facebook, alla fine il ‘rumore’ di mille applicazioni, gadget e widget, tende ad allontanarmi.

    ciao

    g.

    Commento di Gianluca — 7 febbraio 2008 @ 11:49

  48. Lele,
    cerco di mantenere adesso una promessa fatta tempo fa.
    Ebbene sì, mi sono letto tuuuuttttooooo il report.
    Bello!
    Personalmente, il tema che mi interessa di più è l’impatto che la long tail avrà sul modello MySpace. Vai di approfondimento…
    Complessivamente credo che tu possa riprendere il dossier e macellarlo in pezzi piccoli piccoli (già ti vedo con il grembiule e la mannaia) per renderlo “digeribile” alla struttura bloggica della tua comunicazione: i commenti letti (e ci metto ovviamente dentro anche il mio) sono tanti-a-lele e non tanti-a-tanti.

    ciao Tantalo ops STV

    Commento di stv — 7 febbraio 2008 @ 22:23

  49. Ciao Lele,

    approfondimento veramente interessante, ho stampato il report da leggere nel dettaglio.

    Sul mondo dei social networks, l’aspetto dell’effimero e’ un’aspetto rilevante, e spesso si incontrano profili di utenti con numeri sproporzionati di utenti…ci si chiederebbe quindi che livello di amicizia ci sia con queste persone, se sono amici, conoscenti, si sono visti almeno una volta…o forse non si sono mai visti…

    considero questa fase come bolla dei sn e a breve, dopo sperimentrazioni, verrà ridimensionata e non mi stupirei se emergessero differenti network tribali.

    alla prox
    cris

    Commento di Cris Nulli — 8 febbraio 2008 @ 20:29

  50. Ciao Lele,
    ho scaricato l’ebook e me lo leggerò con attenzione.
    Per quanto riguarda il post: credo che non tutti i social networks di persone meritino la stessa attenzione, perché non tutti hanno la stessa visibilità.
    Mio modesto parere: credo in Linkedin e Facebook, ma perché hanno una massa critica di utenti significativa. Tramite Linkedin ho ricevuto richieste di contatto, e un paio di offerte di lavoro. Tramite Facebook ho rintracciato persone con le quali non ero più in contatto da anni (perfino compagni del liceo!). Da tutti gli altri social networks, nulla o quasi.
    Ma la cosa secondo me non devo stupire più di tanto, se si pensa al fatto che tramite piattaforme come Ning si possono creare anche dei propri social network di persone, dunque qualunque tipo di community, piccola o grande che sia, può avere il suo piccolo grande social network. Ma le aspettative, in questo senso, sono decisamente ridimensionate, in termini di visibilità, tranne poche eccezioni.
    Cmq stai facendo un ottimo lavoro di ricerca, continua così
    Salutoni

    Commento di Luca Lorenzetti — 11 febbraio 2008 @ 19:00

  51. Ciao Lele,
    thank you for sharing!

    Mi unisco ai complimenti sulla qualità del dossier, sia contenutistica che stilistica.

    In tutta sincerità i miei dubbi sono sui modelli di business nel lungo periodo dei SN verticali e una forma di snobbismo/vippismo insita nell’essere volontariamente un lurker di informazioni.

    Su quest’ultimo punto mi spiego meglio: i SN mi consentono di ottenere molte informazioni sulle persone che devo incontrare, fornendomi una sorta di vantaggio competitivo quando loro non possono fare altrettanto (e qui ci si collega al discorso sulla privacy di alcuni dati).

    Ho quindi l’idea che la corsa alla raccolta del maggior numero di contatti si possa convertire velocemente nella ricerca di avvalersi dei benefici dei SN rimanendone invisibili/esterni. Più leech che lurker, per intenderci.

    ASW credo sia più che altro un palliativo… il vero VIP se ne vorrà stare fuori dai SN …o uscirne infuriato per colpa della facilità con cui lo si raggiunge o spamma :-)

    Commento di Nereo — 11 febbraio 2008 @ 23:16

  52. [...] scorsa settimana Lele Dainesi ha reso disponibile sul suo blog una ricerca interessante sul fenomeno dei social network, gli ambienti on line dove le persone [...]

    Pingback di First Draft » L’onda lunga dei Social Network — 12 febbraio 2008 @ 9:45

  53. ciao lele,
    mi sono ricordato di questo tuo post mentre vedevo il tuo profil o su linked in… tutto questo ha un senso?
    un saluto
    max
    ps – sta per parrivarti il mio “join my linkedin network” naturalmente…

    Commento di max — 15 febbraio 2008 @ 17:06

  54. come sempre in ritardo, ma spero utilmente…
    premesse all’intervento: mi occupo di blog dal punto di vista sociologico, ho un blog ma non uso social network.
    il dossier mi sembra davvero ben fatto, analitico e puntuale.
    per quanto riguarda la diatriba effimero vs duraturo io direi che:
    non bisogna lasciarsi prendere dai facili slogan e dalla facilità di utilizzo: il fatto di poter creare un social network in poco tempo non significa che sarà duraturo nè che porterà frutto, essendo relazioni online (lo preferisco al termine virtuale) di persone reali, vanno coltivate allo stesso modo che quelle offline (come peraltro molti commenti hanno già rilevato).
    per essere produttive dal punto di vista aziendale devono generare valore: va bene il social network, va bene l’incontrarsi a ballare ma per essere produttive dobbiamo incontrarci a lavorare e a produrre valore economico.
    i social network non fanno altro che affermare quanto il moderno capitalismo aveva occultato: il valore delle persone. non è vero che si fanno i soldi con chiunque, per produrre valore occorrono le persone giuste al momento giusto, e su questo un social network possono aiutare a trovare le figure per il ruolo che cerchiamo, sostenute anche grazie alla garanzia di altre che conosciamo.
    per il futuro io vedo due direzioni: un’eccessiva attenzione ai fenomeni di nicchia e quindi una progressiva specializzazione dei social network (come è anche rilevato dal dossier) accompagnata ad una sempre maggiore consapevolezza delle potenzialità degli strumenti, fenomeno che può giocare la pedina vincente nel passaggio da effimero a duraturo.
    infine io rimango sempre del parere che ciò che è interessante analizzare è “cosa fanno le persone con i media”, concretamente, nella vita quotidiana.

    Commento di Elisabetta — 22 febbraio 2008 @ 15:25

  55. Ciao,il social network trae la sua forza dal fatto che è social: ma è il singolo che lo deve rendere tale. se su linkedin hai 2 contatti in croce lo frequenti poco, ed in fondo sei convinto che sia una cosa mezza inutile. Se hai centinaia di contatti ci perdi le giornate e passi il tempo allo specchio dandoti del figo. E’ tutto qui. Se poi parliamo di valore economico: allora oltre alla quantità delle connessioni bisogna guardare anche la qualità: ma anche qui è il singolo che ci deve pensare. Ed un social network bello ed utile per qualcuno, per un altro può essere una inutile e noioso.
    PS: Non conosco Cris, ma penso comincerò ad usarlo come “Sergio” nella pubblicità di smirnoff :)

    Commento di baldo — 6 marzo 2008 @ 17:20

  56. Molto interessante il rapporto e i commenti sui S.n.. In queste settimane stiamo testando la versione beta di selfemotion disponibile all’indirizzo http://www.selfemotion.com , si tratta di una piattaforma per la creazione dei propri social network. Il sistema offre, oltre alla possibilità di configurare aspetto grafico e paramentri di privacy, l’oppotunità gi ricevere incentivi economici per ogni utente registrato al proprio network. Visto che si tratta di un progetto 100% made in Italy, invitiamo tutti a testare e a segnalare commenti e idee per migliorarne la funzionalità.

    Commento di Ivan — 30 aprile 2008 @ 9:56

  57. [...] che ne costituiscono una sorta di board a supporto delle iniziative. L’amicizia creatasi nei SN, la frequentazione nei vari BarCamp, la stima reciproca per i punti di vista fatti circolare come [...]

    Pingback di Franco Bernabè incontra i blogger in occasione della Blogfest | :: Mash-ups in italy :: — 13 settembre 2008 @ 13:32

  58. Caro Lele,
    …è vero che si siamo solo scambiati i biglietti da visita, siamo stati solo una volta a pranzo insieme, ci siamo solo visti qualche volta in qualche conferenza barcamp e affini.
    …è vero che io non sono VIP 2.0 scrivo solo librettini dove ti cito pure
    …è vero forse è anche vero che sono troppo pigro per fare overselling di me stesso e tessere relazioni continuative sul web
    …è vero che i social network sono una bella scocciatura da gestire e uno magari non fa attenzione clicca un po qua un po la poi si stufa e rimuove tutti gli amici inutili

    …ma diamine perchè mi hai fatto Declined su ASW che come sa mi causa un bel Connection Blocked tale per cui non posso più fare amici i miei amici? Io volevo solo farti amico, non è che volevo giocare a calcio in attacco nella tua squadra, facevo anche panca e se non volevi non potevi solo ignorare la richiesta?

    …perfavore mi fai amico dai dai dai…

    …con la faccia sotto i tuoi piedi e ti puoi anche muovere.
    tuo Luca

    Commento di Luca — 26 marzo 2009 @ 0:28

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