[...] Torno a casa immerso nel buio,
il cambio inchiodato su quelle due lettere DS,
Armin Van Buuren prigioniero nel cranio
e gli occhi cattivi, misurano tutto, tagliano la notte …
e corro, corro …
Sogno di andare di traverso anche sul dritto
e di buttare giù il mostro, giù per terra,
orizzontale ad annusare l’asfalto.
Pezzi del mio corpo scintillano
come a festeggiare il conto alla rovescia per l’arrivo di un nuovo brivido di adrenalina
ho appena scodato brusco e feroce sono scappato via da una corda tesa
che ha il colore della morte.
Scalo, stacco, freno, si accende di colpo una spia verde che non conosco
e appena sparisce la ruota sotto di me si è già mischiata con il cielo.
Ti guardo dietro il vetro, immersa nel fumo di una sigaretta, nascosta tra le lamiere di una piccola bara di metallo e lo so … sei l’unica capace di domarmi.
I tuoi capelli rossi saprebbero colorare i miei vuoti,
scappo via con la manetta del gas aperta come le tue labbra [...]