UNA GABBIA SCINTILLANTE DI LUCI un palco con duecento canne d’organo, animali d’ogni genere, la natura umana lasciata alla libertà di esprimersi, all’unica via che la rende imperante e materna.

L’istrione Vinicio Capossela ha portato un po’ di salvezza a Milano -ieri sera al teatro Smeraldo (si replica fino all’11 febbraio)- salutato da un pubblico che ha applaudito a piene mani per manciate generose di minuti.
Capossela è uno strano personaggio per chi governa i canoni estetici di questo mondo. È un animale cangiante, mezzo uomo, mezzo minotauro, scimmia e tigre, come le maschere, i cappelli, i vestiti, le divise che ha sfoggiato sul palco per oltre due ore.
Nelle sonorità profonde dell’ultimo album “Da Solo” ha descritto passioni e paure, vizi e sogni dell’uomo, mischiati a intime magie e giochi d’infanzia. Un concerto circense, nel senso pieno che le parole possono rappresentare, intervallato da poesie e giochi di prestigio del mago Wonder e della sua bellissima compagna tatuata sul cuore di nome Jessica Love. Una raccolta di attrazioni e di colori, fragranze e suoni di un lontano oriente che si sono mischiati durante la serata con la politica e le pruderie di una società che ormai accetta qualsiasi bestiario, a patto che passi per uno schermo al plasma.
Nella sua lucida e grottesca follia, la salvezza di Vinicio è un lento e dolce ritorno ai sogni infantili, alla gioia di stupirsi e di giocare con personaggi “strani” inventati dalle fantasie di viaggi lontani e avventure fantastiche. Una musica che è una proposta alternativa alle sedute di analisi della Milano schizzoide, alle notizie dei telegiornali, al post-modernismo, alla tecnologia effimera e imperante.
Strumenti a tasti d’ogni genere si sono intervallati sul palco, vibrati da menestrelli-custodi capaci di rievocare antiche sonorità. Sciamani, i musicisti di Capossela, che si fanno chiamare “Salvezza”, maestri d’orchestra laureatisi nel grande conservatorio che è il movimento degli artisti di strada, nelle piazze, tra le atmosfere delle sagre di paese. Strumenti bellissimi alla loro mercè, come l’organo Mighty Wurlizter -il più grande mammifero in musica- o l’autoarpa, le cui onde ammaestrate hanno gettato il pubblico, vermiglio come lo smeraldo, in stati di rapimento.

Un pubblico generoso, che ha benedetto gli artisti tanto per la musica quanto per lo spettacolo, usando le note a disposizione del proprio corpo vibrante, con fischi e grida, applausi e gemiti fino al sabba finale e tutti in piedi a ballare e ridere insieme a Paolo Rossi, ospite e mattatore truccato per l’occasione da Joker.
In fondo non c’è morale in questa performance milanese del cantante di origine Irpina, solo un dolce monito: quando ai buffoni di corte viene rubato il lavoro … è tempo di mandare in pensione la realtà e rifugiarsi nelle favole.
Si replica stasera e domani al teatro Smeraldo Piazza Venticinque Aprile, 10 Milano.
Oltre a Vinicio Capossela, Glauco Zuppiroli (contrabbasso e ukulele), Zeno De Rossi (batteria e grancassa da banda), Vincenzo Vasi (theremin, vibrafono, marimba, glockenspiel, campionatori), Mauro Ottolini (susafono, trombone, bombardino e giocattoli), Achille Succi (saxofono, clarinette e clarinetto basso), Alessandro Stefana (chitarra, banjo, autoHarp, slide guitar, violinarpa).