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[ ROMANZO - Il viaggio in Toscana in treno ]
Karola era sul treno, lo stesso maledetto treno di sempre che l’avrebbe portata da Carlo. Da Firenze a Siena ci sono un sacco di fermate locali e poi la corriera che corre fino a Pienza, per modo di dire, è un serpentone interminabile. 40km che sembrano una vita intera ogni volta, vissute sulle curve a picco sui campi, talmente a filo della linea d’asfalto da credere ad ogni svolta di cadere giù. Ma quanto ci si sente in alto quando si sta appollaiati sopra un torpedone di provincia?
Alla stazione Karola aspettava l’arrivo del treno per l’ultima volta, lei voleva ardentemente lo fosse, l’ultima volta di quella via crucis di emozioni e di sacrifici. Era venuta in Italia per studiare musica, in particolare quel suo violino, unica ragione di ispirazione, e non poteva riusciva a comprendere perchè si era soffocata dentro a quel ragazzo maledetto, che la tradizione voleva naturalmente anche bellissimo. Sono cose che a 17 anni succedono, si ripeteva lei, ma adesso basta!
“Devo essere scema”, pensò. La mia famiglia è ricca, hanno fatto di tutto per farmi studiare la musica, per darmi poi in sposa ad un uomo nobile al punto di capire la sensabilità delle melodie che vivono in una donna, ma da quando frequento Carlo le mie mani sono come paralizzate.
Karola aveva mani bellissime, affusolate e piccole, velocissime a muoversi sulla tastiera. le dita erano talmente forti che poteva spezzare una corda del violino solo stringendola con il polpastrello, stritolandola sotto la sua presa. Si sentiva tonica quando suonava il violino, chiudeva gli occhi e pensava di essere una gazzella nella savana, regina della corsa, capace di piegare a se le leggi della fisica.
Non era però certamente la sensazione di quel giorno in treno, ed era anche per quel motivo che non aveva il suo inseparabile violino con lei, non voleva ricordare “quell’utltima volta” con Carlo in compagnia del suo violino. Era bellissima quella mattina, aveva lasciato tutti i suoi compagni a Firenze sotto una coltre spessa di neve e si era messa in marcia nel gelo dell’inverno toscano per vedere lui. Si era truccata lievemente e preparata con cura, ma per cosa? Aveva indossato anche il profumo che piaceva tanto a lui ma perchè?
Il suo cuore era emozionato come la prima volta che fece quel viaggio, quando il suo migliore amico Michele la accompagnò all’Accademia di S.Cecilia a Siena dove incrociò proprio Carlo. Questa volta, però, scendeva la Toscana per non vederlo più e dunque perchè tutto era uguale alle altre volte e così stranamente diverso? Andava da lui per chiudere definitivamente la loro relazione e per dare un senso ai suoi preparativi.
Era bellissima cosicchè l’abbandono fosse ancora più doloroso per un uomo di dieci anni più vecchio di lei che si era dimostrato profondamente cattivo e misteriosamente pericoloso. Possibile fosse così stupida? Atrratta dallo stereotipo dell’uomo bello e maledetto? Proprio lei? …. Karola si sentiva semplicemente patetica, una sensazione così nitida che la rendeva furiosa prima che con lui, con se stessa. Sentiva di prendersi in giro ancora una volta e il treno lanciato all’impazzata tra le colline gelide, stava solo realizzando un inesorabile destino di distruzione di ogni suo proposito.
