Dategli un martello!


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RIPRENDO PASSI DI UN ARTICOLO DI ENNIO MARTIGNAGO, giornalista e curatore di Nomadware, che mi è molto piaciuto e che rende l’idea dello stato di fastidio e a volte “tensione” che i differenti modi di vivere l’informatica oggi generano nei target diversi dal proprio. Oltre a condividere molte delle cose che sostiene Ennio, mi guardo bene dal pensare che in Italia esistano solamente manager da Business Case mirabolanti, visto che ogni tanto anche qualche “pensatore” trova il modo di disegnare scenari possibili … bravo Ennio!

Molto interessante anche la disquisizione sugli hacker

[…] Per concludere si potrebbe dire che ci sono tre tipi di informatica, ognuna delle quali ha scritto un futuro diverso:

* L’informatica dogmatica, o la bureaucratique, che ha un grande futuro… alle spalle, legata com’è alla norma, all’attività descrittiva alla categorizzazione bidimensionale, all’amministrazione riproduttiva e alla riduzione del molteplice a uno (o comunque a un minimo comune divisore di categorie pregne e quindi banali). È l’informatica dei grandi sistemi, degli host, dei grandi calcolatori a cui le persone hanno delegato le loro funzioni mentali per diventare loro schiavi, tristi inseritori di dati incapaci di intendere e di volere.

* L’informatica ermeneutica, ovvero quella che mette in grado ognuno di noi che non apparteniamo ai grandi sistemi e non siano neppure ingegneri (avete notato quanto poco informatici e ancor più ingegneri elettronici usino i programmi della gente comune o dei professionisti e quanto snobbino gli applicativi che non siano di sviluppo o manutenzione informatica?) di gestire i nostri dati e di inventare quanto più ci piace, traducendo in atti umani (e quindi analogici) quello che normalmente è prerogativa esclusiva degli informatici. Si tratta delle tecnologie Engelbarthiane, i monitor e il mouse, prima, le finestre, gli scanner, il WYSIWYG, poi, del lavoro di Apple poi ripreso dalla Microsoft. Il futuro è ancora nascosto nel passato: occorre tornare a Engelbarth e capire di cosa parlava negli anni ‘60, quando sosteneva che l’elettronica poteva offrire un “empowerment” all’essere umano. Finora, più che un potenziamento, ha fornito delle protesi, eleganti e anche geniali, ma ben poco (scarse e straordinarie le eccezioni) che non sia sostitutivo di qualcosa che veniva fatto già in altro modo.

* L’informatica euristica, ovvero sia quella dei Fitzcarraldo, dei Tucker, degli scopritori, gli esploratori che sanno - forse - da dove sono partiti, ma non sanno dove arriveranno; che rischiano, ma puntano a grandi tesori nascosti, terre nuove da battezzare, invenzioni impossibili, soluzioni eleganti… Diversamente dall’ermeneutica che “spiega, interpreta, divulga”, l’euristica “scopre, prova, esplora”, percorre strade mai calcate, è stanca del passato e non conserva memoria o database, non esalta i feticci dei vecchi traguardi, perché tutte le sue energie sono investite nel futuro e per farlo cerca compagnie poco raccomandabili, esperti che i tecnologi avrebbero in orrore. A Piero Angela preferisce lo sciamano così come gli dei preferisce sceglierseli che farseli imporre. Non ha una Torah a cui obbedire e nemmeno una Quabbalah da interpretare, ma un Olimpo da far cantare, dove degli dei più lubrichi che legiferanti non disdegnano gli accoppiamenti con umani, fauni, animali e tutto quello che capiti a tiro dei loro genitali. Un’informatica “genitale”, infatti, perché se la dogmatica può essere definita un’istanza superegoica, l’ermeneutica un’istanza dell’io, quella euristica è l’istanza dell’es, delle pulsioni libere, creative, tese alla soddisfazione, alla fertilizzazione e per questo all’innovazione, al cambiamento.

[…] (continua su Apogeonline)


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State of the Net - Udine 8-9 febbraio 2008

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Lele Dainesi is a journalist, technologist, and podcaster in Milan, IT. Previously Manager of Strategy and Business Development for Vodafone Italy NOW Lele is the Executive Communication of Mr. Stefano Venturi CEO Cisco Systems Italy. Read more...


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