Il nano che vuol fare il gigante e il gigante che vuol farsi (il) nano
Published by daino Novembre 27th, 2005 in Carezze, Corrispondenze, Events, Gizmos, Marginalia, Podcast, Recensioni, Thoughts, Tribes, Tutorial, iPOD vintage
SPECIALE DELLA SETTIMANA dedicato al nanopublishing

I LETTORI DI QUESTO BLOG, COLLEGHI, AMICI E “CONOSCENTI-SCONOSCIUTI” (particularly quelli delle chat room notturne e dei party di qs pazzo inverno 2005), devono innanzitutto scusarmi. Scusate se, in questo lungo post dimostrero’ tutta la mia natura di rompiballe, piu’ di ogni altra volta con i miei “lol” (aka “lot of fun”), che ogni tanto vi fanno tanto incazzare durante una “chattata selvaggia”
e’ + forte di me
A differenza delle innumerevoli news personali e autoreferenziali di questo blog, questa volta apro e chiudo una riflessione semi-seria su un tema full-serio, che tocca molti in questo momento: la tentazione del nanopublishing e la stampa (amore e odio annunciati).
In questi ultimi giorni si sono susseguite discussioni e trackback sull’argomento, soprattutto grazie all’ottimo articolo di Gianluca Neri, i rinforzi di Vittorio Zambardino e la “annunciata” rassegna di Arianna Dagnino su Nova inserto 24Ore. Ma una fitta rete di comunicazioni “alternative” si sono rincorse a seguito di questi e altri pezzi, intorno ai quali si e’ appunto mossa la rete degli “addetti ai lavori”. Di alcune di queste comunicazioni, sono stato involontario (mica tanto) protagonista e oggi condivido qui con voi i pensieri nati sotto la fitta coltre di neve di qs gg.
Perche’ tanto si sta parlando di nanopublishing? Come sono fatti i contratti che regolano alcuni dei rapporti di nanopublishing nascenti in Italia? Perche’ il nanopublishing potrebbe far morire in tante persone lo spirito del blogging? Perche’ e’ inutile? Perche’ una certa stampa (non La Stampa di Torino, ma anche quella a suo modo) si e’ lanciata con tanto fervore religioso sui blogger versione “nano”? Troppe domande, poche risposte, cmq vi spiego.
In estate mi sono fatto spiegare bene come funzionava Skype da un paio di amici smanettoni di Milano, ho seguito l’ottimo lavoro alla scoperta dei segreti di Skype di Maurizio Decina e le prime interviste di Arianna Dagnino in versione podcasting+skype ai guru della Rete (mitica scopritrice di cose!). Ho fiutato che il mezzo era cosi’ potente che avrei dovuto farmi qualche amichetto “che conta” su Internet per farmi introdurre a altri amichetti che contano etc. etc.
Google Talk ha facilitato l’operazione infiltrazione nella “mala di Internet”
Ho cosi’ incontrato Luca Conti (aka Pandemia), Gianluca Neri (aka Macchianera), Vittorio Zambardino (lui lo conoscevo gia’), Lucio Bragagnolo (aka Lux - metterli vicini e’ un’operazione di funambolica bellezza per divergenza di opinioni quasi su tutto), Marco Montemagno (aka Monty), Marco Magnocavallo (aka Magnocavallo - anche loro non c’entrano proprio nulla l’uno con l’altro), Julio Alonso (aka Julio), Jason Calacanis (aka “il riccone” di Weblogs, Inc.), Luca Ajroldi (aka, ex TMC etc.), Luca Lorenzetti (aka, Luca), Giuseppe Granieri (aka, il piu’ famoso blogger italiano a cui Derrik DeKerkove ha chiesto di scrivere un libro - mica ‘cazzi) e tanti altri.
Posto che millantare i propri presunti amici e’ sempre “volgare” e fa molto Santanche’, in questo caso vale la pena perche’ serve a legittimare il tornado dal quale sono stato investito in questi giorni da telefonate incrociate, durante le quali io, da giornalista mi facevo gli affari degli altri e “gli altri” mi raccontavano il loro punto di vista. Dato che i punti di vista sono differentissimi tra loro, ma hanno dei minimi comun denominatori, mi sono sentito di condividerli con voi; non me ne vorranno i miei presunti amici. “Online nessuno sa che sei un bot”, questa storia la prima bolla non l’ha scoppiata!

–
Si, Jason Calacanis e’ un riccone, un ragazzo riccone e un simpatico casinista che in America non ha la fama indiscussa e di adorazione che ha qui nel vecchio continente. E’ uno che ha fatto fruttare i soldi che gli hanno dato; un talentuoso. Come lui, Julio Alonso in Spagna con il quale ho fatto una meravigliosa intervista via Skype sul “nanop.” mai pubblicata.
Da noi, chi saranno questi ragazzi prodigio? Io metto i miei € su Montemagno e Conti ma, per ora, piuttosto che scrivere di cio’ che fanno, sono preferibili gli echi degli affaroni di Nick Denton e della prodigiosa Gawker Media, madre putativa delle nanoiniziative editoriali, che oggi è in grado di pagare i suoi autori almeno 2.000 dollari al mese (Wired pontifica, noi pontifichiamo)
Non voglio millantare, anche in questo caso, figaggine che non ho, ma il fatto che il ntwk di Calacanis sia anche nel mio ntwk di Linkedin (anzi viceversa), semplicemente perche’ ci siamo conosciuti e lui e’ stato cosi’ “naturalmente e semplicemente Signore” da avermi aperto ai suoi “presunti amici”, sto fatto ha fatto impazzire il mio Linkedin con gente che mi contatta ma con cui non ho nulla a che fare (credo gli interessi il ntwk americano, le richieste sono cresciute esponenzialmente). Io sgodazzo e centellino, per una volta un po’ di culo anche per me …
Ha ragione allora Vittorio Zambardino quando richiama sul suo blog i nuovi “Signori di Internet” (che in parte sono gia’ e saranno i nomi italiani di cui sopra) a non combinare i casini che hanno fatto i vecchi nomi del Web1.0, personaggi scomparsi oggi ma che, dato che c’eravamo tutti qualche anno fa, ricordiamo tutti bene. Qualcuno si e’ comprato le barche (s)vendendo Virgilio, altri con Jumpy hanno fatto il definitivo salto fuori dalla Rete, altri hanno fatto dei Kataweb faraonici che oggi sopravvivono subissati da “Alice nel paese delle meraviglie”, altri ancora facevano i consulenti alla Negroponte in Italia, spazzati via. Altri hanno superato indenni la bufera (Gianluca Neri e’ uno di questi) evidentemente perche’ avevano qualcosa di intelligente da dire anche se per il “grande pubblico” sono balzati all’onore delle cronache con le “patchine” dei servizi americani (sempre per mia sorella che Clarence non sa neanche oggi cos’era). E’ la legge “degli addetti ai lavori”
La differenza tra i vecchi signori della Rete e la nuova classe dirigente del Web2.0 e’ che i primi volevano fare come “il Jason Calacanis” del tempo, i secondi si spera che costruiscano qualche nuovo “modello italiano”. Il nanopublishing di Blogo, Communicagroup, Blogosfere, Blogcenter e’ Calacanis model o italian way? Lascio a chi legge, esplorare dentro la sua personale sensazione, a me sembra che alcuni di questi quattro siano gli “altarini” (-ini l’ho usato apposta) di Gizmodo, con l’aggravante che se voglio leggere “alla gizmodo” vado su gizmodo.com e mia sorella che non ci andrebbe perche’ non lo conosce e non sa bene l’inglese, difficilmente andra’ comunque su Blogo.it perche’ non vuole rimanere “del paese” a vita e quando lo ha capito, comincia a farsi tradurre gizmodo da qualcuno.
–
Il nano e’ piatto, l’approfondimento e’ “rock” (ho manie di protagonismo) Amo Blogo.it ma e’ davvero di una piattezza inaudita, Magnocavallo scrivi almeno un’editoriale sui fatti “nano” della settimana, di cose intelligenti da dire ne hai, perche’ se voglio leggere le Reuters di Internet, cio’ Internet e Blogo.it mi serve a poco.
Se uno vuole sapere cosa e’ successo nel mondo Apple va su Macworld e si legge la belissima rubrica Ping di Lucio Bragagnolo, se voglio leggere del Papa, vado su Catholic Insider e mi leggo, sento e vedo tutto quello che voglio di nostro Signore in terra. I siti battono per montagne russe il nanop. 10-0. Ma e’ vero che il tempo a nostra disposizione e’ diventato il “tiranno universale” e allora avanti tutta nanop.? No! Mi uso un bell’aggregatore e le stesse Reuters che ho sui siti di nano me le becco da tutti i giornali, blog e database che stanno online e che automaticamente mi sparano le loro “brevi”, + approfondimento se voglio e da oggi anche in mobilita’ sul mio iPOD.
Il nanop e’ inutile per l’utente medio. Ma attenzione su “Netnewswire” o qualsiasi altro sw di feedaggregation la pubblicita’ non c’e', mentre sul nanop. si e la pubblicita’ online e’ il nuovo grande idolo di Kierkegaard. Quindi il nanop. nasce per il mercato pubblicitario online e per andarsi a beccare una bella fettona degli investimenti delle concessionarie nel prossimo futuro (vedremo meglio nella parte dei contratti se questo e’ vero o meno).
Perche’ l’approfondimento e’ rock? Perche’ di superficiale giornalismo la gente e’ stufa sulla carta e in televisione e sta urlando a Internet, per favore, di essere diversa e di non trasformarsi nell’ennesimo media che in nome e per conto del “Dio denaro” sacrifichi il raziocinio all’Isola delle brevi inutili notizie che non permettono a nessuno di dire niente, parlare del niente e imparare men che meno. Come cambiano i consumi tecnologici? ma va? che tecnologia, qui si tratta di ricchezza del contenuto, del confronto tra persone, del dibattito, dello scontro, di quella meravigliosa invenzione dei commenti e dei trackback (INUTILIZZATI sui grandi numeri dei blog italiani e tra i motivi per cui Calacanis e’ diventato ricco e famoso). I lettori vogliono che si scateni il confronto e il dibattito e amano Internet per questa roba, che la televisione con la sua non provata interattivita’ e la stampa con la sua provata passivita’ non possono dare loro.
(MERCOLEDI’ LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO)
… speciale nanopublishing …
3 Responses to “Il nano che vuol fare il gigante e il gigante che vuol farsi (il) nano”
- 1 Pingback on Dic 19th, 2005 at 21:32
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ah, lele, un commento già te lo avevo fatto, sono proprio curioso di vedere come va a finire ( e mi sa che non sarò l’unico) … come diceva herbert ” il genio è la follia nel metodo” …
ciao
ack
il nano è piatto, l’approfondimento è rock!!
(soprattutto se si parla di un certo tipo di nano… “blogo style”)ma confido nell’esistenza del “nano approfondito”