Il nano che vuol fare il gigante e il gigante che vuol farsi (il) nano (CONCLUSIONE)
Published by daino Dicembre 9th, 2005 in Carezze, Corrispondenze, Events, Gizmos, Marginalia, Podcast, Recensioni, Thoughts, Tribes, Tutorial, iPOD vintage
SPECIALE dedicato al nanopublishing CONCLUSIONE

[…] A DIFFERENZA DELLE INNUMEREVOLI NEWS PERSONALI E AUTOREFERENZIALI di questo blog, questa volta apro e chiudo una riflessione semi-seria su un tema full-serio, che tocca molti in questo momento: la tentazione del nanopublishing e la stampa (amore e odio annunciati) […]
IL MODELLO DEL P2P MANIFESTO ANCHE PER LE NEWS: Siamo all’alba di grandi cambiamenti anche per il mondo del giornalismo. L’altra sera ero a una cena di addio al giornalismo di un “grande” (almeno per me) giornalista di Repubblica, Gianfranco Modolo. Lui e’ persona di grande cultura e anche un po’ matto! A 11 anni sapeva che avrebbe fatto il giornalista, ma di lui so solo cose che mi fanno in parte invidiare e in parte odiare il mondo del “vecchio giornalismo”. Io non l’ho conosciuto quel tipo di mondo, quelle redazioni, io sono nato dentro Internet e i “pennini” nel web non esistono. Invece esistono i blogger e un amico di Gianfranco, noto cronista di “mala” milanese, e’ rimasto affascinato dai miei racconti della nuova moda dei film di mala anni ‘70 stra-scaricati dalla Rete.
Lui mi ha detto: “e’ vero, siamo noi (si riferiva a loro) una razza di giornalisti che ha potuto vivere di questo mestiere piu’ che dignitosamente, forse siamo gli ultimi, dopo di noi non lo so”. Mi ha molto fatto pensare e credo che il suo pensiero sia condiviso da molti giornalisti che oggi “governano” le redazioni cartacee e online dei grandi quotidiani.
Internet sta per cambiare la stampa cosi’ come ha fatto per la musica e per il cinema, ora tocca alle informazioni. Per La Stampa Web scrissi un articolo il 15 luglio 2005, ricevendo anche il plauso del mio Direttore (soddisfazione) che diceva piu’ o meno: […] “La strada è stata aperta da iTunes Music Store di Apple, che in questi giorni sta per raggiungere quota 500 milioni di canzoni vendute via Internet a 99cents di euro l’una! Adesso è il momento delle notizie, pronte a essere vendute singolarmente sul web; quanto costerà un articolo di successo comprato sulla grande Rete? Ci ha pensato questa volta Yahoo! a precorrere i tempi per volere di Terry Semel, nuovo CEO chiamato a dare una svolta allo storico portale Internet e a difenderlo dall’attacco di Google e MSN. Dalla scorsa settimana è possibile consultare e acquistare su Yahoo! anche singole notizie tratte da alcune delle più blasonate testate internazionali” […] Ci credo!
Il nanop. e’ senza alcun dubbio l’incarnazione di questa idea, con l’aggiunta di un po’ di P2P manifesto per cui le fonti si scambiano in camere di compensazione chiamate chat. Ci si scambia “notizie sensibili” usando una chiaccherata su Skype e poi si realizzano quelli che in molti ormai chiamano “scoopini”. Che si stiano gia’ creando su Internet le nuove gilde segrete per il giornalismo di domani? Chi si occupera’ dell’attendibilita’ delle fonti, sara’ un indisctricato reticolato di gossip e di “si dice” che si rincorrono l’un l’altro, vincera’ la tanto odiata (da Steve Jobs) logica dei “rumors”, cosi’ finanziariamente simile a quella che creava le notizie sensazionalistiche (nel bene e nel male) che hanno fatto scoppiare la bolla della New Economy?
Se i giornali (cartacei, online, nanop.) sono lo specchio della societa’ siamo prossimi al giornalismo “rosa” su qualsiasi argomento … devo diventare un trendsetter ![]()
–
Gli accordi dietro Blogosfere di settimana scorsa (opinioni personali): Arianna Dagnino e’ una delle piu’ brave giornaliste tecnologiche italiane. La conosco perche’ ha scritto un libro sui nomadi digitali che avrei voluto scrivere io. Così come Jesus Christ Cyberstar, etc. Ci sono tanti articoli di questa Signora del web che avrei voluto scrivere io, ma certamente non quello di (credo ormai) due settimane scorsa su Nova. Nova non lo leggo quasi mai, lo confesso e vi spiego perche’ (il sito del supplemento del giovedì non esiste, ma qualcosa di molto simile lo trovate qui).

Si tratta del racconto di una piscina (il nanop.) che qualcuno pensa possa presto riempirsi di soldi proprio come quella di Zio Paperone. Intorno al bordo stanno prendendo posto alcune aziende (Arianna ne conta 4 appunto italiane) che vogliono attirare gli investitori pubblicitari a riempirla di denaro. Poi come al solito, non mancano i richiami al buon tempone Calacanis, ai suoi mln$, con il sotteso filo di speranza … e al fatto che tutto cio’ potrebbe accadere anche in IT.
In inverno le piscine sono purtroppo piene di aspettative, per caso che il Web2.0 sia ancora in pieno inverno visto che si continua a scrivere di America, America, America (anche io lo faccio si intenda)? Non e’ che nei progetti Internet italiani si continua ostinatamente a NON investire, il Web2.0 e’ solo negli States e l’Italia e’ ancora nel pieno gelido inverno?. Tutti abbiamo la speranza che l’estate arrivi presto, che i filtri funzionino a dovere e che le belle ragazze californiane saliranno sul trampolino della piscina del nanop. per un tuffo indimenticabile; tutte cose molto simili a “minimo sforzo, massimo risultato”. L’articolo di Arianna purtroppo e’ ancora e solo un articolo di hype, l’annuncio di un futuro da sogno ma che in IT, gratta gratta, non solo non c’e', ma forse a nessuno piacerebbe ci fosse. Ne’ blogger (malpagati davavnti al camino della baita di montagna a scrivere al posto che essere sulle piste a fare lo snowboard), ne’ giornalisti che si vedono superare dai blogger (quelli bravi che hanno contrattato pochi articoli e tanta neve), ne’ forse gli stessi quotidiani; tra cui (a mio parere anche) il Sole 24 Ore.
Nova e’ un prodotto che meglio di altri sta svolgendo il ruolo di “lente di ingrandimento” della Rete, una grande lente di ingrandimento della grande Rete (americana). Si potrebbe dire che Nova lo scrive la Rete, perche’ quello che ci leggo sopra il giovedi’ l’ho letto in Rete da qualche parte qualche giorno prima o lo sentiro’ a qualche convegno qualche tempo dopo. Ma cosi’ e’ giusto che sia, d’altronde qual’e oggi il prodotto editoriale che e’ in grado di anticipare e imporsi sulla Rete, facendo parlare di se’ al posto di essere lui la fotocopia cartacea di Internet? Nessuno, con il vantaggio che Nova ha Signori giornalisti che ci scrivono sopra come Luca de Biase, Mark Perna, Arianna Dagnino, Antonio Dini, etc. Al di la’ del format c’e’ una frase che io ho letto e che secondo il mio parere lascia intendere qualcosa di diverso da quello che affermano le telefonate sotterranee. Arianna e’ stata contattata, come anche io e altri giornalisti, per aprire un blog di nanop. e una cosa tira l’altra le e’ stato detto un po’ tutto su questo famoso incontro di sabato 19/11. Mi sa che su questo aspetto sia stata presa simpaticamente per il naso; Ari ti hanno bidonata!
E’ la notizia “freschissima” “dell’acquisizione per incorporazione” di Blogcenter da parte di Blogosfere che lascia perplessi, l’articolo usa la frase “notizia dell’ultima ora, Blogcenter confluira’ nel ntwk di Blogosfere” ma il senso che lascia al lettore e’ quello del gigante da 100 blog (a breve) che si compra il nano da 5 blog. Conti corre ai ripari con una bella e riuscitissima operazione auto-pubblicitaria. Montemagno+Masieri e Conti+Fogliata sono ben coscienti dello stato del nanop. italiano e che al crescere dei “collaboratori”, occorrera’ anche una strategia editoriale che faccia da collante e tenga insieme il network nel MEDIO periodo, quando i “soci” comincieranno a pensare di andarlo a proporre alla RCS di turno. Allora i numeri ci saranno, sia in termini di raccolta pubblicitaria, sia in termini di pagine viste.
Fatto sta che se facessi io l’imprenditore
Luca Conti sarebbe candidato a gestire editorialmente questo ntwk e Tiziano Fogliata a occuparsi della parte tecnologica (che si sa in Rete essere uno bravino davvero), condividendo le entrare pubblicitarie (loro si che vedranno le statistiche al contrario dei blogger) e la vendita finale (probabilmente, anche se secondo me non si sono spinti fino a qui). Monty+Masieri sanno bene che non e’ il loro mestiere e che i due ragazzi di Blogcenter sono tra i migliori che possono farlo oggi in Italia, mentre loro due sono gia’ stra-impegnati a fare in modo eccellente il loro lavoro, Pianeta Internet su Sky nel caso di Marco, che credo si guardi bene dall’abbandonare per condurre Blogosfere.
Dal mio punto di vista il ntwk Blogcenter rimarra’ ancora a lungo distinto. Blogosfere invece avra’ bisogno a breve di qualcuno che si occupi editorialmente della sua crescita “esponenziale”. E cmq se non lo faranno loro (Conti+Fogliata), qualcuno lo dovra’ pur fare. Va detto che Conti ha recentemente fatto come autore la fortuna di Digitalk scrivendo con grande professionalita’ un format Internet misto televisivo che e’ molto ricco, anche se nessuno lo sa e pensa che solo altri siano artefici di questo successo, quelli che inevitabilmente firmano; il conduttore e il finanziatore. Conti, fondatore di Pandemia, e’ un ragazzo strano, lento e dettagliato nel parlare oggi che tutti vanno in fretta lui va piano, aveva partecipato anche al lancio di Blogo.it, poi si e’ scornato con i fratelli Marx (al secolo Qix) che allora, in Qix intendo, facevano un ottimo prodotto editoriale e di podcasting, grazie all’intelligenza di Ludovico (aka Ludo) che con la sua meravigliosa compagna (professoressa a Harvard, non all’INSEAD e quindi mi sta simpatica) e’ una delle persone che piu’ oggi ci capisce del Web2.0
–
La Stampa e gli altri: Si e’ capito che ho grande stima della professionalita’ di Luca Conti e di Marco Montemagno. Credo che il primo stia usando mooooolto bene Internet e vorrei (se non fossi sempre cosi’ testone) creare con lui i format della triple play del futuro. Di Marco ho stima perche’ secondo me oltre a essere un ottimo giornalista su Pianeta Internet (anche se lui si ostina a non volessere chiamato come tale e … fa bene!) e’ prima di tutto un illuminato imprenditore, uno che, confrontandosi in presa diretta con chi i soldi li fa all’estero, sta cercando di tradurre “in italiano” i modelli di business americani e, mi perdonino gli altri, e’ l’unico vero nanopublisher d’impatto oggi in IT.

La loro compagnia mi onora, ma a me il nanop. non piace. Lo trovo povero, per adesso, nei contenuti, organizzato male, con grandi inutili rischi da correre per i blogger rispetto agli editori, che ho cercato di esporre fino ad ora. Avevo detto a Monty, durante un pranzo in Cattolica, che da un puro punto di vista di comunicazione secondo me doveva crearsi 100 blog di giornalisti usciti dalle scuole di giornalismo, dando loro una “palestra” e una fonte di revenues complementare alle redazioni. Dice il giornalista che si occupa di mala milanese, che nelle redazioni i giovani fanno la fame e sono malttrattati, perche’ non dare loro la possibilita’ di fare un grande giornale “alternativo” con 100 diversi pennini, per 100 diverse rubriche. Perche’ non dare ai blogger la possibilita’ di prendersi un ben amato tesserino, di imparare a scrivere in modo ancora piu’ efficace, accompagnanadoli fino a un traguardo che le redazioni faticano oggi a garantire ai propri aspiranti giornalisti (un’ottima professionalita’)? Il discorso non vale per tutti e blogger ne’ per tutti i giornalisti, ma l’impatto di un modello del genere sarebbe stato fortissimo, ma qui non e’ la comunicazione che conta ma i dane’!
Un sistema misto la cui forza d’impatto, dalle parole rilasciate al Sole 24 Ore, Marco ha capito al volo, ma che richiede probabilmente accordi piu’ onerosi di quanto oggi gli editori di nanop. hanno a disposizione nei propri budget e di creare un circuito realmente alternativo alla carta stampata che evidentemente a qualche grande editore (Il Sole 24 Ore???, Sky???, La Stampa???, Repubblica???, Corriere???) potrebbe non andare proprio a genio. Il tentativo in corso, invece, e’ di fare un prodotto di qualita’ con persone che hanno tanta passione e che lo fanno per passione e non per lavoro e che temo non impareranno molto da questa esperienza se non che “la visibilita’ paga”, spero possa andare diversamente ma ho ancora un sacco di dubbi.
Non sono d’accordo invece con Luca Conti che dice che la mossa di Anna Masera a La Stampa e’ roba vecchia e gia’ vista. Non mi piace il clima che c’e’ a La Stampa Web, secondo me dentro l’arroganza si lavora male e i rapporti arroganti per cui tu sei il capo e quindi puoi trattare tutti con i piedi hanno alla base un non rispetto degli altri esseri umani. La mossa dell’immobilizzata (per alcuni) Stampa e’ invece visionaria. Perche’ costringere, infatti, la famiglia proprietaria del giornale a comprarsi un ntwk di nanop. all’esterno tra 1 anno quando posso crearmelo da me? Quello che auguro alla redazione di Stampa Web e’ che i blogger arrivino (leggete i commenti, sono meravigliosi) al pari dell’ondata che ha investito, come ci tiene a far sapere, Montemagno e Blogosfere. E poi a un blogger magari oggi fa piu’ gioco di immagine ad aprire con Monty che con la Masera, pazzesco, la “tessera giusta” non conta piu’ nulla su Internet!
Aveva ragione il grandissimo Vasco Rossi “Non siamo mica gli americani che loro possono sparare agli indiani!” Che culo che sono nato in Italia dove ci sono giornalisti che sono iscritti al “Mensa (Associazione Mondiale di Persone ditate di Alto Q.I.)”, chissa’ gli altri dico io! ![]()
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Lele Dainesi is a journalist, technologist,
and podcaster in Milan, IT. Previously Manager of Strategy and Business Development for Vodafone Italy NOW Lele is the Executive Communication of Mr. Stefano Venturi CEO Cisco Systems Italy. Read more...
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… c’era una volta una generazione di scrittori (nel senso più ampio del termine) che di mestiere facevano i giornalisti, c’è adesso una generazione di giornalisti mestieranti che appartengono ad una cultura che con la scrittura nulla ha che vedere ( e come si poteva 20 anni fa sopravvivere scrivendo a 10.000 £. al pezzo, se eri “bravo nella vita” finivi con il fare qualcosa d’altro). Non frequento più le redazioni e non so come siano i sognatori di giornalismo d’oggi, però di una cosa sono certo : il digital-hub può dare a molti l’opportunità di dimostrarsi scrittori e magari poi scoprirsi un poco anche cronisti, però, come dice Sindrome (il cattivo de “Gli Incredibili”) : “… un giorno darò a tutti la possibilità di essere Super usando i miei mezzi…. così tutti potranno essere super… ed essere super non significherà più niente!”. Per questo i blog rimangono una cosa per pochi, a meno che non sia il blog di Grillo e Dario Fo ma sono autoreferenziali e quindi non sono blog.
Credo, come mi disse una volta il compianto Giorgio Lago, che alla fine varrà comunque la massima che dice che una notizia bisogna averla (magari per primi), saperla dire (magari bene), e soprattutto avere chi te la legge (magari tanti)….
vedremo, forse tra tanti polli che vogliono fare le aquile quancuna spiccherà il volo, e magari riuscirà un giorno a volare alto, ma l’aria è molto rarefatta lassù…
ACK
Il dibattito sul nanopublishing e’ sicuramente interessante, visto che molti pensano che sia “la prossima grande cosa” con la quale fare i soldi. Vorrei comunque fare alcuni commenti ai tuoi post sull’argomento:
1. i post a tratti sembrano criptici o rivolti ad un gruppo ristretto, con tutti quei riferimenti a persone, forse note in ambito giornalistico, ma sconosciute al grande pubblico
2. negli Stati Uniti hanno avuto successo alcune iniziative come WeblogsInc di Calcanis ma ci sono molte differenze con la realta’ italiana:
a. il pubblico potenziale è costituito da tutti quelli che conoscono l’inglese, su circa 700 milioni di utenti Internet si calcola che circa 280 milioni sono di madrelingua inglese, si puo’ stimare che almeno il 30% degli altri utenti conoscono l’inglese come seconda lingua il che porta a circa 400 milioni il numero di utenti Internet che possono leggere blog in inglese (alcuni riferimenti in http://spanish.about.com/b/a/221878.htm)
b. il mercato pubblicitario su Internet negli Stati Uniti è largamente più maturo, molto banalmente è sufficiente dire che un click su adsense in un sito americano per keyword importanti viene pagato 5-6 volte di più di un analogo click, sempre su keyword importanti, sui siti italiani
c. in Italia, secondo stime generose (http://www.internetworldstats.com/stats4.htm) ci sono 28 milioni di utenti e quindi, anche a causa della minore maturità del mercato, ci si può attendere che una iniziativa come quella di Calcanis varrebbe 40-50 volte di meno
d. l’iniziativa di Calcanis, e iniziative analoghe, hanno avuto successo perchè costituita da molti blog tematici con un “focus” estremamente ristretto, fatto da blogger con una forte passione per quello che facevano. Un focus meno specialistico non avrebbe mai potuto competere con i siti più generalisti e più ricchi dei grandi Media tradizionali
e. il nanopublishing di cui parli con “giovani giornalisti” non credo potrebbe avere un grande successo. Se è vero che ci sarebbe bisogno di un pò di (contro)informazione nel nostro Paese, al di fuori del soffocante monopolio Berlusconiano (e il Blog di Beppe Grillo ne è un segnale), è altrettanto vero che è più facile strappare lettori ai Media tradizionali in settori più di nicchia ed inoltre la pubblicità rende molto molto di più nei blog ultra-tematici
f. una qualunque iniziativa, come dice anche Calcanis, fatta con l’intenzione di creare qualcosa con l’obiettivo di essere venduti, assai difficilmente riuscirà ad avere successo ed a motivare eventuali bloggers. Perchè mai un blogger bravo dovrebbe aderire ad una iniziativa quando è sfacciatamente chiaro che l’unico scopo di chi lancia questa iniziativa è vendere e far guadagnare solamente l’editore?
Comunque potrei sbagliarmi, staremo a vedere!
Valerio
http://www.audiocast.it
http://www.digiampietro.com