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	<title>Commenti a: Il nano che vuol fare il gigante e il gigante che vuol farsi (il) nano (CONCLUSIONE)</title>
	<link>http://www.leledainesi.com/archives/2005/12/09/265/</link>
	<description>Come cambiano i consumi tecnologici</description>
	<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 11:26:10 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Valerio</title>
		<link>http://www.leledainesi.com/archives/2005/12/09/265/#comment-46</link>
		<dc:creator>Valerio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2005 23:10:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.leledainesi.com/archives/2005/12/09/265/#comment-46</guid>
		<description>Il dibattito sul nanopublishing e' sicuramente interessante, visto che molti pensano che sia "la prossima grande cosa" con la quale fare i soldi. Vorrei comunque fare alcuni commenti ai tuoi post sull'argomento:

1. i post a tratti sembrano criptici o rivolti ad un gruppo ristretto, con tutti quei riferimenti a persone, forse note in ambito giornalistico, ma sconosciute al grande pubblico

2. negli Stati Uniti hanno avuto successo alcune iniziative come WeblogsInc di Calcanis ma ci sono molte differenze con la realta' italiana:

a. il pubblico potenziale è costituito da tutti quelli che conoscono l'inglese, su circa 700 milioni di utenti Internet  si calcola che circa 280 milioni sono di madrelingua inglese, si puo' stimare che almeno il 30% degli altri utenti conoscono l'inglese come seconda lingua il che porta a circa 400 milioni il numero di utenti Internet che possono leggere blog in inglese (alcuni riferimenti in http://spanish.about.com/b/a/221878.htm)

b. il mercato pubblicitario su Internet negli Stati Uniti è largamente più maturo, molto banalmente è sufficiente dire che un click su adsense in un sito americano per keyword importanti viene pagato 5-6 volte di più di un analogo click, sempre su keyword importanti, sui siti italiani

c. in Italia, secondo stime generose (http://www.internetworldstats.com/stats4.htm) ci sono 28 milioni di utenti e quindi, anche a causa della minore maturità del mercato, ci si può attendere che una iniziativa come quella di Calcanis varrebbe 40-50 volte di meno

d. l'iniziativa di Calcanis, e iniziative analoghe, hanno avuto successo perchè costituita da molti blog tematici con un "focus" estremamente ristretto, fatto da blogger con una forte passione per quello che facevano. Un focus meno specialistico non avrebbe mai potuto competere con i siti più generalisti e più ricchi dei grandi Media tradizionali

e. il nanopublishing di cui parli con "giovani giornalisti" non credo potrebbe avere un grande successo. Se è vero che ci sarebbe bisogno di un pò di (contro)informazione nel nostro Paese, al di fuori del soffocante monopolio Berlusconiano (e il Blog di Beppe Grillo ne è un segnale), è altrettanto vero che è più facile strappare lettori ai Media tradizionali in settori più di nicchia ed inoltre la pubblicità rende molto molto di più nei blog ultra-tematici

f. una qualunque iniziativa, come dice anche Calcanis, fatta con l'intenzione di creare qualcosa con l'obiettivo di essere venduti, assai difficilmente riuscirà ad avere successo ed a motivare eventuali bloggers. Perchè mai un blogger bravo dovrebbe aderire ad una iniziativa quando è sfacciatamente chiaro che l'unico scopo di chi lancia questa iniziativa è vendere e far guadagnare solamente l'editore?

Comunque potrei sbagliarmi, staremo a vedere!

Valerio
http://www.audiocast.it
http://www.digiampietro.com
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il dibattito sul nanopublishing e&#8217; sicuramente interessante, visto che molti pensano che sia &#8220;la prossima grande cosa&#8221; con la quale fare i soldi. Vorrei comunque fare alcuni commenti ai tuoi post sull&#8217;argomento:</p>
<p>1. i post a tratti sembrano criptici o rivolti ad un gruppo ristretto, con tutti quei riferimenti a persone, forse note in ambito giornalistico, ma sconosciute al grande pubblico</p>
<p>2. negli Stati Uniti hanno avuto successo alcune iniziative come WeblogsInc di Calcanis ma ci sono molte differenze con la realta&#8217; italiana:</p>
<p>a. il pubblico potenziale è costituito da tutti quelli che conoscono l&#8217;inglese, su circa 700 milioni di utenti Internet  si calcola che circa 280 milioni sono di madrelingua inglese, si puo&#8217; stimare che almeno il 30% degli altri utenti conoscono l&#8217;inglese come seconda lingua il che porta a circa 400 milioni il numero di utenti Internet che possono leggere blog in inglese (alcuni riferimenti in <a href="http://spanish.about.com/b/a/221878.htm" rel="nofollow">http://spanish.about.com/b/a/221878.htm</a>)</p>
<p>b. il mercato pubblicitario su Internet negli Stati Uniti è largamente più maturo, molto banalmente è sufficiente dire che un click su adsense in un sito americano per keyword importanti viene pagato 5-6 volte di più di un analogo click, sempre su keyword importanti, sui siti italiani</p>
<p>c. in Italia, secondo stime generose (http://www.internetworldstats.com/stats4.htm) ci sono 28 milioni di utenti e quindi, anche a causa della minore maturità del mercato, ci si può attendere che una iniziativa come quella di Calcanis varrebbe 40-50 volte di meno</p>
<p>d. l&#8217;iniziativa di Calcanis, e iniziative analoghe, hanno avuto successo perchè costituita da molti blog tematici con un &#8220;focus&#8221; estremamente ristretto, fatto da blogger con una forte passione per quello che facevano. Un focus meno specialistico non avrebbe mai potuto competere con i siti più generalisti e più ricchi dei grandi Media tradizionali</p>
<p>e. il nanopublishing di cui parli con &#8220;giovani giornalisti&#8221; non credo potrebbe avere un grande successo. Se è vero che ci sarebbe bisogno di un pò di (contro)informazione nel nostro Paese, al di fuori del soffocante monopolio Berlusconiano (e il Blog di Beppe Grillo ne è un segnale), è altrettanto vero che è più facile strappare lettori ai Media tradizionali in settori più di nicchia ed inoltre la pubblicità rende molto molto di più nei blog ultra-tematici</p>
<p>f. una qualunque iniziativa, come dice anche Calcanis, fatta con l&#8217;intenzione di creare qualcosa con l&#8217;obiettivo di essere venduti, assai difficilmente riuscirà ad avere successo ed a motivare eventuali bloggers. Perchè mai un blogger bravo dovrebbe aderire ad una iniziativa quando è sfacciatamente chiaro che l&#8217;unico scopo di chi lancia questa iniziativa è vendere e far guadagnare solamente l&#8217;editore?</p>
<p>Comunque potrei sbagliarmi, staremo a vedere!</p>
<p>Valerio<br />
<a href="http://www.audiocast.it" rel="nofollow">http://www.audiocast.it</a><br />
<a href="http://www.digiampietro.com" rel="nofollow">http://www.digiampietro.com</a></p>
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	<item>
		<title>Di: andrea casadei</title>
		<link>http://www.leledainesi.com/archives/2005/12/09/265/#comment-45</link>
		<dc:creator>andrea casadei</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2005 22:44:28 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.leledainesi.com/archives/2005/12/09/265/#comment-45</guid>
		<description>... c'era una volta una generazione di scrittori (nel senso più ampio del termine) che di mestiere facevano i giornalisti,  c'è adesso una generazione di giornalisti mestieranti che appartengono ad una cultura che con la scrittura nulla ha che vedere ( e come si poteva 20 anni fa sopravvivere scrivendo a 10.000 £. al pezzo, se eri "bravo nella vita" finivi con il fare qualcosa d'altro). Non frequento più le redazioni e non so come siano i sognatori di giornalismo d'oggi, però di una cosa sono certo : il digital-hub può dare a molti l'opportunità di dimostrarsi scrittori e magari poi scoprirsi un poco anche cronisti, però, come dice Sindrome (il cattivo de "Gli Incredibili") : "... un giorno darò a tutti la possibilità di essere Super usando i miei mezzi.... così tutti potranno essere super... ed essere super non significherà più niente!". Per questo i blog rimangono una cosa per pochi, a meno che non sia il blog di Grillo e Dario Fo ma sono autoreferenziali e quindi non sono blog.
Credo, come mi disse una volta il compianto Giorgio Lago, che alla fine varrà comunque la massima che dice che una notizia bisogna averla (magari per primi), saperla dire (magari bene), e soprattutto avere chi te la legge (magari tanti)....

vedremo, forse tra tanti polli che vogliono fare le aquile quancuna spiccherà il volo, e magari riuscirà un giorno a volare alto, ma l'aria è molto rarefatta lassù...

ACK</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; c&#8217;era una volta una generazione di scrittori (nel senso più ampio del termine) che di mestiere facevano i giornalisti,  c&#8217;è adesso una generazione di giornalisti mestieranti che appartengono ad una cultura che con la scrittura nulla ha che vedere ( e come si poteva 20 anni fa sopravvivere scrivendo a 10.000 £. al pezzo, se eri &#8220;bravo nella vita&#8221; finivi con il fare qualcosa d&#8217;altro). Non frequento più le redazioni e non so come siano i sognatori di giornalismo d&#8217;oggi, però di una cosa sono certo : il digital-hub può dare a molti l&#8217;opportunità di dimostrarsi scrittori e magari poi scoprirsi un poco anche cronisti, però, come dice Sindrome (il cattivo de &#8220;Gli Incredibili&#8221;) : &#8220;&#8230; un giorno darò a tutti la possibilità di essere Super usando i miei mezzi&#8230;. così tutti potranno essere super&#8230; ed essere super non significherà più niente!&#8221;. Per questo i blog rimangono una cosa per pochi, a meno che non sia il blog di Grillo e Dario Fo ma sono autoreferenziali e quindi non sono blog.<br />
Credo, come mi disse una volta il compianto Giorgio Lago, che alla fine varrà comunque la massima che dice che una notizia bisogna averla (magari per primi), saperla dire (magari bene), e soprattutto avere chi te la legge (magari tanti)&#8230;.</p>
<p>vedremo, forse tra tanti polli che vogliono fare le aquile quancuna spiccherà il volo, e magari riuscirà un giorno a volare alto, ma l&#8217;aria è molto rarefatta lassù&#8230;</p>
<p>ACK</p>
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