Nessuno mi ha chiesto niente però… e di Ray e di hamburger
Published by kaja Marzo 2nd, 2006 in Anima GassmanApple, McDonald’s …
Steve Jobs, Ray Kroc …
Steve è un mito riconosciuto, credo che Ray lo sia meno, eppure…
… eppure sto per fare una dichiarazione che lascerà i miei pochi affezionati lettori sbalorditi : dovendo scegliere non avrei dubbi, io che uso Mac dal 1989, che ho ancora un Ipod di prima generazione e che dell’evangelismo MAC ho fatto uno dei miei hobby preferiti, che rarissimamente mangio un Big Mac e sono un profeta dello slowfood, io sceglierei Ray Crok.
Incoerente? All’apparenza si, ma anche se qui voglio discutere di “life style” ( la mia sicuramente digital, come quella di Lele e Steve, siamo in buona compagnia in effetti ) prima vorrei dare un poco di numeri, dato che questo articolo parte dal miliardo di hamburger che Jobs ha preso come riferimento per dare il senso del successo dell’Itunes Music Store. Non possiedo cifre attuali, ma le possedevo quando nel 1986 finito il liceo classico dovevo decidere cosa avrei fatto da grande.
A metà anni ‘80 la società dei due archi d’oro negli Stati Uniti vendeva 55 miliardi di hamburger l’anno, il 17% delle visite a ristoranti era in in loro locale, incassava il 7,5% delle spese sostenute negli USA per pranzare fuori, vendeva un hamburger su tre, una patatina su 4, il 7,5% del loro raccolto, consumava il 5% della Coca Cola. Inoltre il 7% di tutti i lavoratori attivi del paese aveva lavorato almeno un giorno per McDonalds, era il primo franchising strutturato al mondo.
Questi dati li ho presi da John F. Love che nel 1986, due anni dopo la morte di Crok, scrisse ” Il fenomeno McDonald’s “ (edito da Sperling & Kupfer ), eppure questi dati non mi aiutarono a scegliere cosa avrei fatto nel futuro, ma quello che mi colpì fu scoprire che i fratelli McDonald non erano il signor McDonald. Avevano sì inventato il fast food ma non erano assolutamente stati gli artefici di ciò che poi il loro cognome avrebbe significato nel mondo. Il signor McDonald era un tale Ray Crok che vendeva dei multimixer (che servivano ai fratelli Mc per produrre il loro milkshake) ed un giorno si recò presso di loro per piazzarne uno. Passò una giornata intera a vedere che il loro successo era basato su criteri totalmente diversi da ogni altro fast food (pulizia, velocità, gentilezza, colori e divise del personale, menù accattivanti, ecc. ). Ne rimase affascinato, a fine serata rientrando a casa prese la decisione della sua vita : “devo trovare il modo per esservi coinvolto…” ecco la svolta, il grande secreto, farsi coinvolgere, partecipare esserci, vivere le cose…
Mi lessi d’un fiato tutto il libro e negli anni a seguire il modello Mcdonalds non fu mai uno dei miei riferimenti, ma lo fu il metodo di Ray nell’ approcciare i problemi e le sfide innovative. Tra i mille possibili esempi ricordo ancora il tremito nello scoprire che al primo Super Bowl del 1967 (e non si può non ricordare che a bordo campo i Green Bay Packers, allora vincitori, schieravano il mitico Vince Lombardi) decise di comperare sottocosto più del 50% della programmazione pubblicitaria. Il successo fu enorme. Il giorno dopo tutti negli USA conoscevano il brand McDonald. Solo adesso scrivendo queste righe mi chiedo se la scelta del nome M(a)cintosh da parte di Steve ed il suo lancio durante il SuperBowl del 1984, 18 d’anni dopo (con uno spot memorabile diretto da Ridley Scott) non fu dovuta allo stesso fremito…
Ray Crok ebbe il talento di costruire un sistema industriale che richiede da tutti i suoi membri una assoluta adesione alle regole aziendali, ma che, nello stesso tempo, li ricompensa per avere espresso la loro creatività individuale. Visse secondo il principio che la qualità è frutto della passione…
viviamo in tempi difficili, facciamoci coinvolgere…
ACK
PS: il SuperBowl è la finalissima che decide il vincitore del campionato americano di football americano, i valori degli spot pubblicitari durante la partita raggiungono oggi cifre inimmaginabili.
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Lele Dainesi is a journalist, technologist,
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