#5 Peppersushi: Il mouse è mio e lo gestisco io!
Published by daino Marzo 13th, 2006 in Peppersushi
E’ USCITO PUNTUALMENTE ANCHE IL #5 NUMERO DEL MAIL MAGAZINE DI ADPEPPER
“Peppersushi: il sapore di Internet”
8 marzo, festa della donna! Cadere con l’uscita del numero in questo giorno è stata “croce e delizia”. Un numero tutto dedicato alle donne online, cosa fanno, chi sono, come stanno rendendo la Rete un’ambiente più accogliente del mondo lavorativo “fisico”.
Per la prima volta abbiamo un ospite illustre, Mafe de Baggis che ha firmato per Peppersushi un intervento … ripeteremo l’iniziativa! e poi siamo stati i primi a poter dare l’annuncio del nuovo blog di Grazia, proprio grazie all’articolo di Mafe. Ringrazio Chiara, Gabriella, Valentina, Micaela, Giulia, Enrica, Tiziana, Regine, Alice e tutte coloro che mi hanno aiutato a entrare nel mondo delle blogger al femminile … (leggetevi l’editoriale).
La sfida continua: 20 numeri in un anno per 5-6 articoli in ogni uscita, un vero e proprio magazine interno a un’azienda multinazionale ledaer della pubblicita’ su Internet, indirizzato a tutti i clienti di adpepper e a un ristretto numero di persone appartenenti alla mia VIP list, con lo scopo di dare una volta ogn 15 gg. le news sui trend di Internet che contano davvero. Vi allego qui uno degli articoli del numero 2, tutto il resto lo trovate su Peppersushi.com
La Rete è femmina! […] La Rete è femmina, il computer è maschio. La Rete collega, fa emergere il significato dalla complessità, si accontenta del risultato sorvolando sui particolari; il computer per sua natura è solitario, preciso, sequenziale.
Fuor di metafora, che basta passare all’inglese per neutralizzare il gioco del maschile e del femminile, appare chiaro ormai che noi donne ci stiamo impadronendo di Internet, dopo averla annusata a distanza per anni, diffidenti, spaventate e forse anche un po’ snob.
Abbiamo capito una cosa importante: Internet ci serve, al punto che vale la pena di superare lo scoglio di dover usare il computer per approfittarne.
Nel 1989, quando per la prima volta mi sono innamorata in chat di qualcuno, essere una donna e usare il Videotel era più che strano: era incredibile, nel senso che nessuno mi credeva e i miei amici pensavano che mi fossi “ridotta” a mettere un annuncio sul giornale per trovare il fidanzato, inventando storie fantasiose per giustificarmi.
Ancora nel 1988, quando la mia passione per la “comunicazione mediata dal computer” si trasformava senza volere in un lavoro e iniziava la mia avventura come community manager di Atlantide, i pochi dati disponibili parlavano chiaro: tra il 30 e il 35% le donne, tra il 70 e il 65% gli uomini.
Al timone della prima grande community italiana però c’ero io, una donna, e dopo di me un’altra, certo, un po’ maschiacce, molto “techies”, per non dire nerd, sempre circondate da uomini, al lavoro e non solo.
Fin da allora infatti i confini tra vita privata e vita professionale erano difficili da tracciare, tale era la passione con cui si affrontava il nuovo mezzo: usare la Rete era - ed è - uno stile di vita, non uno strumento di lavoro.
Nella percezione di chi come noi Internet a quei tempi la respirava, percezione viziata, ma in un certo senso futurologa, il problema della presenza femminile comunque non si poneva: nelle redazioni dei siti, nei team delle web agency, ai raduni dei newsgroup e delle chat noi donne c’eravamo, ci siamo sempre state. In proporzione minore, rispetto agli uomini, ma non certo mosche bianche.
D’altra parte, un movimento tutto al femminile come le WebGirls è nato negli USA nel 1995, in Italia direi nel 1996: ci ritrovavamo una sera alla settimana e cercavamo di capire cosa stava succedendo e se era solo un gioco. Per me lo è ancora, un gioco: come dice il mio socio, Luca Vanzella, “il bello è che siamo anche pagati per farlo”
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2006. Atlantide non c’è più: adesso mi occupo, tra l’altro, delle community di RadioMontecarlo e Radio 105. Quest’ultima ha una particolarità interessante: una fortissima presenza femminile, in ambienti di solito dominati dai maschietti (come le discoteche, tra l’altro).
Questa presenza pesa non solo in termini percentuali, ma anche di stile di interazione e di preferenza per i temi di discussione. Non è un giudizio di valore: non è meglio o peggio, ma è diverso. Non è l’unico aspetto a essere cambiato.
Da un paio d’anni la rete di “amici di Rete” (donne e uomini) genera il 90% del fatturato della mia società. I miei migliori clienti sono donne: tra questi Grazia, in edicola proprio oggi con un restyling radicale e online da un paio di giorni con un blog collettivo.
E’ forse la prima volta che il sito di una testata è un blog: è sicuramente la prima volta, nella mia esperienza, che a lavorare a un progetto di Rete sono state chiamate solo persone che la Rete la vivono in prima persona, a prescindere dalla loro esperienza professionale.
Nel caso di Grazia, non vale solo per il sito, ma anche per le collaboratrici della testata, in diversi casi selezionate anche per l’arguzia e la freschezza dei loro blog personali.
Sembra scontato che a lavorare per la presenza online di un femminile ci siano quasi esclusivamente donne, e donne con una lunga esperienza di Rete? Non lo è.
Forse è solo un caso, ma via via che le donne che “abitano” Internet aumentano, i confini tra vita digitale e vita reale perdono progressivamente di senso.
La Rete unisce, fa da collante, è impossibile da definire, pensi di averla capita ed è già cambiata: è decisamente femmina (non donna: femmina). Io mi ci trovo ancora bene, in questo ambiente. Da donna, preferisco gli uomini, ma lo spirito della Rete è collaborativo: c’è posto per chiunque preferisca la condivisione alla competizione.
Ne è un esempio il lavoro di “La magia della scrittura”, dove scriviamo soprattutto in donne, e il Microbloggiallo, una specie di Sex & The city digitale dove si passa dal pettegolezzo al cinema ai libri.
Mafe de Baggis […]
(continua a leggere il #5 del mail magazine di adpepper su Peppersushi.com
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Lele Dainesi is a journalist, technologist,
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