Clay il santone

HO RECENTEMENTE RILETTO LE TEORIE DI Clay Shirky, una specie di superguru americano (New York University) dell’organizzazione aziendale nell’era del caos creativo de blog!

Le sue teorie sono orientate all’applicazioe del lavoro collaborativo -tipico dei blogger- al management e all’impresa. In uno dei suoi libri dice:

Nell’informazione tradizionale -o broadcasting- la sequenza è: filtra, quindi pubblica, nelle comunità in rete è: pubblica, quindi filtra!

Roberto Casaleggio in una delle sue webTIME (newsletter/magazine quindicinale digitale) -una sorta di Peppersushi con un solo articolo, generalmente mooooolto interessante- sostiene seguendo le teorie di Shirky, che lo scambio di informazioni in rete è simile a un dibattito nel quale ognuno è libero di fornire la propria opinione, o di dare delle notizie, senza vincoli editoriali o commerciali.

Il giudizio sull’attendibilità e sulle validità delle notizie pubblicate è dato dai lettori, non dall’editore!

Personalmente credo che i social network hanno sinora portato a due errori di fondo all’interno delle realtà aziendali: da un lato l’esplosione delle computer mediated environment ha fatto credere in un imminente isolamento di talune nuove figure professionali (ancora da “inquadrare”) -come i blogger e i podcaster- rispetto agli integrati giornalisti e manager.

Non è infatti strano che i dipendenti che bloggano siano visti in azienda come delle mosche bianche, strani individui che a volte vanno anche tenuti d’occhio, con sospetto. Troppo smanettoni per “la policy aziendale”, il caso Scoble, insegna essere -appunto- un caso.

Dall’altro lato la comunicazione “a flusso continuo” dei nuovi social network, ha permesso di creare nuove comunità “allargate” e nuove organizzazioni social-professionali che hanno valicato i limiti dell’azienda.

L’errore che si è compiuto sinora -da entrambe le prospettive- è stato quello di vedere la tecnologia nascente come sostitutiva dello status quo.

Ciò che insegnano letture come Social Software and Social Capital, nonchè gli stessi libri di Clay Shirky, è che dobbiamo cambiare paradigma e smettere di pensare che i blog siano cosa per le aziende Internet e che i commenti -ad esempio- non sono cosa da utilizzare nel rapporto impresa-cliente.

La verità è solo che la tecnologia ha spostato il “punto di incontro possibile” tra impresa e cliente dal prodotto alla vita di tutti i giorni, all’everyday life. La domanda per “entrare in sintonia” con il cliente non è più “come posso servirti?” ma “che tipo di vita quotidiana conduci?”, grazie alla tecnologia posso servirti al meglio.

La società è diventata, insomma, più tecnologica e il software più sociale. Inutile cercare un lato della medaglia, faremmo bene a imparare a convivere -come manager e giornalisti- al più presto con entrambi.

Come scrisse Howard Rheingold più di dieci anni fa in The Virtual Community:

The WELL felt like an authentic community to me from the start because it was grounded in my everyday physical world. WELLites who don’t live within driving distance of the San Francisco Bay area are constrained in their ability to participate in the local networks of face-to-face acquaintances. By now, I’ve attended real-life WELL marriages,WELL births, and even a WELL funeral.


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State of the Net - Udine 8-9 febbraio 2008

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Lele Dainesi is a journalist, technologist, and podcaster in Milan, IT. Previously Manager of Strategy and Business Development for Vodafone Italy NOW Lele is the Executive Communication of Mr. Stefano Venturi CEO Cisco Systems Italy. Read more...


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