Maria Cristina Bombelli (part. 2)
Published by daino Ottobre 9th, 2006 in Tribes
QUANTO C’È DA FARE OGGI! Siamo invasi di informazioni, siamo information overloaded.
Alcuni di noi si compiacciono di avere l’agenda piena. Ricordo uno dei miei ex-capi di Vodafone che un giorno durante una telefonata mi disse: “sono appena sceso da un aereo e sono affogato, non ho tempo” (scrissi anche un articolo su Web Marketing Tools al tempo su questa vicenda) e mentre lo diceva ne era compiaciuto. E io -che ancora vivevo dei falsi miti del management- un po’ lo odiavo ma un po’ lo invidiavo anche!
Siamo tutti work aholic io per me direi “Internet aholic”. Dipendiamo dal lavoro, dalla rete, dall’essere connessi e così anche per l’amicizia e alcuni per l’amore e anche per il sesso. Occorre ripensare lavorativamente la relazione tempo/performance perchè NON è in connessione lineare.
La sapete la regola del “lui non va a casa la sera dal’ufficio perchè non ha nessuno a casa che lo aspetta e ci costringe anche a noi sottoposti a rimanere qui?” O anche quella di quando esci alle 18.00 in punto e il collega lecchino grida in open-space: “ahhh ma oggi fai mezza giornata?” E’ quella roba lì, l’idea che chi lavora a lungo per forza è un vincente, un manager, un performante! Quante volte stavo in ufficio a tirar tardi solo per non fare vedere che non ero il primo a uscire! Poi mi sono stufato e ho ricomonciato a pensare con la mia testa!
La capacità che le urgenze non mangino le importanze! La verità è che siamo una manda di velocisti irrazionali!
Bang! Che frase importante, c’è sotto un mondo di riflessione, di buona dieta disintossicante lavorativa.
I contadini in Toscana da me, lavorano in una relazione naturale con il tempo. Quando sono là a scrivere, a leggere e a lavorare, vivo in una relazione naturale con il mio metabolismo. Quando sono a MI o a Roma, violento me stesso di feste, party, meeting, riunioni, tutte cose che mi fanno girare in modo anamorfico con la natura produttiva che c’è dentro di me. Come quando in ufficio prendo il caffè alla stessa ora, sempre alla maledetta stessa ora, alla stessa maledetta macchinetta!
INSOMMA è come se nel mondo del lavoro dovessimo re-imparare a gestire il tempo o morire nella logica: “vorrei avere i soldi che hai tu ma essere libero”, che significa sarò un eterno frustrato per sempre! Anche per chi vive su Internet è un po’ la stessa cosa,. Google ci ha dato il potere di trovare le informazioni, ma di trovarne troppe! I lavori meglio pagati del futuro -sono convinto- saranno di coloro capaci di selezionare le migliori informazioni, gestirle e impacchettarle.
Tutti sapranno trovare “il molto”, ma pochissimi sapranno sintetizzarlo in qualcosa di fruibile e di estremo valore! DOBBIAMO DIVENTARE DEGLI IMBUTI! Scrivere un blog aiuta in questo, pensieri concisi e ficcanti, non come questo mio post che dimostra quanto ho ancora da imparare!
Ecco alcune delle mie riflessioni che appuntavo sulla mia Moleskine n.7 mentre Maria Cristina parlava. Una bela pagina di appunti che ho strappato, ricucito, impacchettato e messo in archivio, come una buona torta profumata!
[link]: Maria Cristina Bombelli (Docente Senior dell’Area Organizzazione & Personale in SDA Bocconi)
2 Responses to “Maria Cristina Bombelli (part. 2)”
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Lele Dainesi is a journalist, technologist,
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Il tempo, nell’economia di relazioni, nell’era dell’accesso, diventerà la risorsa più scarsa disponibile sul mercato? Il tempo, in questo contesto, avrà un costo marginale superiore al capitale?
Probabilmente sì; Rifkin, ne “L’era dell’accesso” mi pare che mostri una riflessione di questo tipo tra le righe.
Per il resto, sono d’accordo sull’attuale situazione di information overloaded. Google è potenza; ai decision makers serve l’atto.
“L’informazione è la comodità più grande che io conosca; non ne convieni, Bud?” (Gordon Gekko in “Wall Street”, 1986)
Grazie Lele per questa bella riflessione sul tempo.
Una poesia di Khalil Gibran recita: “se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre, e che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa”.
Ormai nelle schizofrenie cui ci ha abituato la rete, questo consiglio non vale più molto: siamo dovunque in ogni momento e la temporalità non si misura più in stagioni, cosicchè se ne serbino i momenti più intensi. Si misura in presenze. Magari non riesci a ricordare la successione degli eventi, ma ne ricordi l’accadere attraverso le presenze. A me succede. Il fatto è che Internet amplifica la presenza, così anche il tempo ti sembra moltiplicato, ma è una “finzione”, in realtà uno smarrimento, una a-temporalità .
Il discorso è lungo, e, nelle sue componenti, tiene conto anche del “costo” come ci ha fatto notare Alessando Palmisano (ciao Palmy) e, prima ancora, la prof. Bombelli.
Banca del tempo….docet