Personal Computing

SONO DI RITORNO DA TREVISO … che bella cittadina, ricca, elegante, con un quartiere universitario invidiabile, tranquilla. Anche i professori al bar -dove sono scappato abbandonando la conferenza, per mettere sotto i denti una pizzetta paradisiaca- sono in gessato con panciotto e gemelli (più assistente clone al seguito) … delizioso!

Sono andato a moderare un convegno su “piccole e medie imprese e l’evoluzione della figura del CIO”, al posto di Luca De Biase che è stato costretto da precedenti impegni a dare forfait. Pretesto dell’incontro la presentazione di una ricerca appena data ai pamphlet da due professori veneziani “intriganti” (tutta un’altra pasta, very business oriented): Stefano Micelli e Marco Bettiol (del TeDIS Center - Venice International University). I due sono in contatto, tra le altre, con la Duke University americana, si sente, si palpa dal mindset e dalla ricerca e poi hanno un blog! (il libricino lo vedete in foto).

Una quarantina di pagine in tutto (ecco come si fanno le ricerche), divorabili da chiunque -dallo studente all’Amministratore Delegato- scritte in modo informale e trasparente (niente di “universitario”). Ne consiglio il packaging a tutte le Università, per ottenere larga diffusione dei propri lavori.

Quando arrivo mi butto subito su una discussione mirabolante con Alfredo Premi, CIO della più grande catena di supermercati da queste parti -che si chiama Cadoro S.p.a.- un piccolo gigante del triveneto opulento. E’ categorico: con gli iPod oggi è possibile attaccarsi alla rete aziendale e copiarsi qualsiasi segreto industriale … capisco di non essere tra uomini di primo letto, quà la moderazione sarà tosta.

Il pomeriggio corre veloce (a parte la mia fuga al bar su indicazioni di una hostess “infinita”) e il tema al centro del dibattito viene snocciollato tutto per bene. E’ il “Personal Computing” = sempre più frequentemente si usano nelle aziende soluzioni informatiche che di solito si usano a casa, Skype viene quindi sempre di più bloccato, l’accesso a YouTube idem (di MySpace e Second Life se ne sa poco, qui sono tutti concreti … PMI trivenete, come dicevo niente su cui scherzare) :)

Il primo giro di tavolo ci porta su temi importanti che meriterebbero un ulteriore approfondimento: parliamo di utility computing e delle tesi del Prof. Nicholas Carr (se volete approfondire vi invito a scaricarvi l’articolo che scrissi per L’Impresa -mensile di Confindustria- qualche mese fa insieme all’amico Massimo Spada ex-CIO di Fiat Auto … e relativo podcast).

Emerge un tema importante: la rete è un fattore di apprendimento per gli stessi CIO, che vi si affidano quando non hanno soluzioni, o ne cercano di innovative e a basso costo per poter efficientare i processi. La rete è un ambiente esperienziale dove si può sbagliare e riprovare (gran lusso penso io) e poi si porta tutto in azienda. Al contempo non bisognerebbe perdere di vista il motivo per cui siamo in rete, che non è solo quello di raccogliere delle informazioni, ma di avere dati meglio leggibili sui fenomeni, in base ai quali prendere poi le decisioni d’impresa.

Insomma “rete o non rete nel futuro delle PMI?” (lancio questo gioco durante la moderazione e prende bene, ci si intrippa della domanda … penso “sono salvo!”, li ho domati) e qualcuno (Claudio Umana) tira fuori: “rete si ma di persone!” … svengo e mi sento a casa, abbiamo trasformato un convegno all’Unione Industriali in un BarCamp. Parte il dibattito, acceso … i discorsi lasciano i tecnicismi tipici di ERP e gestionali e si spostano sul piano umanistico, il we2.0 non è in fondo un nuovo umanesimo? (qui sto scrivendo come DeBiase :)

Ci lasciamo con una promessa e un interrogativo: le future cassiere, i ragionieri e i tecnici esperti di python che oggi hanno 15 anni, domani entreranno in azienda … come gestirli? Merita un convegno a parte una domanda del genere? Si secondo Stefano Micelli che ci fredda tutti ricordandoci che “il ruolo del CIO per il futuro non sarà più di armonizzazione ma di arbitraggio”. I saluti del Presidente del Club BIT (che sfodera commenti graditissimi sulla tavola rotonda) ci portano verso un bicchiere di prosecco “infinito” come la hostess, che nel frattempo ho perso di vista :)


6 Responses to “I CIO, l’arbitraggio e il personal computing”  

  1. 1 Alfredo

    Caro Lele,
    come vedi non ti abbiamo lasciato fuggire da questo nord-est senza poi venire a vedere quello che hai raccontato.

    Non disegnarci (disegnarmi) come troppo conservatori. Come abbiamo piacevolmente discusso ieri durante il convegno, la difficoltà di chi opera sul campo è proprio quella di riuscire a scegliere le migliori soluzioni applicabili per mettere le persone nelle migliori condizioni di operare. Ed operare significa conoscere, capire, decidere (ed ovviamente fare).

    E per farlo bene noi CIO dobbiamo molto studiare, in modo da anticipare e guidare ove possibile le richieste dei nostri colleghi-utenti (in fin dei conti non è pur questo il nostro lavoro, ovvero mettere loro nelle migliori condizioni di operare?). Ma quando applichiamo le soluzioni scelte dobbiamo mantenere ben ferma la barra del timone. Sembro conservativo se affermo che dobbiamo conoscere ma non sempre seguire le mode? Chi ci conosce sa che quando serve riusciamo anche ad essere molto innovatori. Il (difficile) discriminante è proprio saper identificare ‘quando serve’…

  2. 2 ex-xxcz

    Toh, chi si rivede… Il buon vecchio team del Tedis VIU.

  3. 3 Luigino

    Buongiorno Lele,

    come Presidente del club-bit sono ancora una volta a ringraziarti del lavoro svolto alla tavola rotonda, non capisco perchè si dica tavola quando questa non c’è, purtroppo preso dai numerosi presenti, per tua informazione eravamo 120, ti, scusa il tu, ho salutato molto in fretta è non ho avuto occasione di fare quattro chiacchere con te.
    Spero abbia capito lo spirito che anima il club-bit una associazione molto ma molto informale che tra bit e byte si consola poi con un buon prosecco doc.
    Questi siamo noi spero che primo o poi si abbia nuovamente occasione di ritrovarci ti saluto e buona Pasqua.
    Luigino Polin (Presidente Club-Bit)

  4. 4 daino

    Carissimi, è un piacere vedervi passare da questa umile taverna.
    Il convegno è stato davvero interessantissimo e l’ambiente mi sembrava più una combricola di amici che un posto formale.

    Credo si siano toccati temi estremamente interessanti e che meriterebbero altre chiaccherate. Mi farà piacere esserci se mi inviterete di nuovo

  5. 5 Daniele Prof Pauletto

    “Credo si siano toccati temi estremamente interessanti e che meriterebbero altre chiaccherate…”
    infatti gli argomenti sviluppati toccano tematiche che abbiamo anche affrontato con alcuni amici del ClubBIT e molti altri operatori, poco tempo fà a Castelfranco Veneto sul tema INNOVAZIONE a Scuola http://innovazioneascuola.blogspot.com/

  6. 6 Carlo Felice Dalla Pasqua

    Sei passato per Treviso e non ti sei fatto vivo? Vergogna! ;-) L’Università è a 200 metri dalla mia redazione.
    Ti perdono soltanto perché sono ammalato da sei giorni e non avremmo potuto incontrarci…

    ciao :-)

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Lele Dainesi is a journalist, technologist, and podcaster in Milan, IT. Previously Manager of Strategy and Business Development for Vodafone Italy NOW Lele is the Executive Communication of Mr. Stefano Venturi CEO Cisco Systems Italy. Read more...


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