WebTV macchè TV business!
Published by daino Aprile 17th, 2007 in Events, PodcastStamattina sono al convegno sulla webTV organizzato da Sharemedia. Carlo Massarini conduce al suo solito con grande maestria.
Peccato però che i contenuti sono bassissimi:
- Renato Parascandolo (che inventò Mediamente e oggi è l’assistente del DG di RAI) fa vedere un CD-ROM innestato in una pagina web e lo spaccia x webTV (deludente), poi scompare a singhiozzo, tra un po’ capiro’ xche!
- Fulvia Fazio di Enel parla della IntranetTV che conduce e malgrado non sappia usare una presentazione in powerpoint (mi spiace x lei) getta sul pubblico alcune citazioni eterne: “i fumi di una ciminiera di un filmato Enel sono fumi buoni”, “che devo fa?” (ha appena maltrattato powerpoint che si è vendicato), lo spot della IntranetTV è stato realizzato da Saatchi (mi chiedo: quanto sarà costato che su YouTube ce ne sono di belli tanto quanto?), qs qui che fa i video è un TOP Manager (e io penso: veramente è una persona con la barba), tutti allo stesso momento hanno la stessa informazione e qs è democrazia interna (a me senza alcuna interazione, mi pare solo “voce del padrone”).
- Luigi Conti (Domus/Quattroruote) parte dalla Bibbia a 40 righe di Gutemberg e NON PARLA MAI DI COINVOLGIMENTO DELL’UTENTE = l’editore è l’autorevole (io in verità la 695 me la sono comprata grazie alla community di Ducatisti, ma forse sono io che sono “diverso”)
- Matteo Mille (Microsoft) parla del gigante che fa 250mln di unique users monthly in 36 lingue. Da slide 1 a 15 tutto su Mic, si ma mi chiedo: “quando mi cominci a parlare di webTV?”. Ecco comincia a parlare di IntranetTV da un punto di vista tecnologico. I podcast sono diventati webcast (ma nessuno qui sembra averlo capito).
- Andrea Maffini (Sharemedia) giustamente vende ai presenti le sue soluzioni commerciali da sw house (che ha innestato dentro RAI, non so ma forse anche gli altri presenti al tavolo si servono di qs provider ma non è stato detto). Cmq x le Intranet penso sia un buon prodotto, per Internet IMPRATICABILE!
Aziende: aiutooooooo!!! Il tempo é la risorsa di maggior valore che oggi tutti abbiamo, non svendiamola. Andiamo ai BarCamp si impara e ci si diverte di + (grazie Broom x le risate) e spero che le persone di ShareMedia vengano a pensare che ne pensano quelli che dovrebbero interagire sulla loro piattaforma a Genova.
(written with Nokia E61 and Opera browser)
UPDATE h.23:45: tornato (finalmente), la giornata è stata intensissima e avevo voglia di tornare sui temi di stamattina, visto che li ho buttati giù dal Nokia E61 e non li ho più rivisti sinora. Rileggendoli ho preferito togliere i commenti sferzanti … non mi sono sembrati carini fuori dal mood dell’evento, io vi ho partecipato e me ne scuso, diciamo che eravamo noi che ci sentivamo un po’ poco target dell’evento e facevamo i geek.
Alcune precisazioni: tendo a non essere quasi mai negativo e anche questo post devo dire che lo è solo in parte (e cioè la sensazione di avere potuto capire poco sull’interattività della nuova webTV e quindi aver percepito poi una perdita di tempo finale, quella si).
Nei giorni scorsi ho utilizzato la tecnologia ShareMedia e devo dire che mi è piaciuta molto per i contenuti video online e anche durante l’evento di oggi la qualità video era impressionante. Però continuo a credere che allo stadio attuale sia praticabile più sulle Intranet visto che i dati che ho nella testa e nei dossier parlano di una diffusione del BB in Italia davvero ancora risicata. Riporto fedelmente:
Il digital divide è molto sentito in Italia in quanto la copertura in banda larga (Adsl e fibra) è stata realizzata a macchia di leopardo sul territorio (che ha conformazione geologica “unica”, in montagna la fibra ottica non si può portare) con il risultato di più dell’86% (penetrazione su numero abitanti) di popolazione che non è raggiunta dal BB (fonti varie) […] il 2006 ha registrato il boom dei collegamenti a “tariffa fissa” (il 72% degli abbonamenti in banda larga ha ormai questa modalità), passati da 1,5 a 3,7 milioni tra il 2005 ed il 2006 (il 60% dei collegamenti internet da casa). I collegamenti a banda larga sono diventati il 60% dei collegamenti complessivi Internet da casa (erano meno del 50% l’anno prima). In termini generali il 15% delle famiglie italiane è dotata ormai di un collegamento Internet in banda larga a tariffa fissa (fonte: 03/07 Rapporto e-family 2007 (7a edizione) presentato da Confindustria (Servizi Innovativi e Tecnologici) e da ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche).
Il sito Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche presentato stamattina non è quello che Google mi ha permesso di raggiungere nei giorni scorsi (qui) e quindi sono curioso di capire se la navigazioen SU WEB (io a MI sono su fibra a 10MB, ma a Siena su Alice a 6MB … mi sembra) è proprio quella che ho visto oggi in simposio. Da casa a MI dove sono adesso confermo che non riesco a caricare i video del sito in modalita simil-televisiva (il video scatta, devo aspettare che si carichi tutto come su YouTube).
Il simposio è stato secondo me ottimamente organizzato, cartella stampa su CD-ROM che mi sono guardato per bene appena arrivato a casa = impeccabile, un sacco di articoli e cose che servono ai giornalisti. Rimane però il fatto che vendere al pubblico che “il sito riconosce la banda passante con cui mi collego e adegua il bitrate dello streaming alla mia ampiezza di banda” come una novità (credo lo abbia detto la pesona di Domus), mi è sembrato una cosa un po’ “superata”. Cioè non è una novità e quindi l’evento è stato un evento commerciale e quindi era perfettamente tarato su possibili compratori di ulteriori aziende, ma continuo a essere convinto, compratori di progetti INTRANET, sul web secondo me fatica come tutte le altre soluzioni attuali (finchè in ITALIA non avremo la connettività a banda larga che progetti come questo meritano per decollare anche per la PMI ad esempio).
Invece ho trovato molto interessante la nuova tecnologia Microsoft che ha permesso di ottimizzare i flussi video e di costruire i prodotti da parte di Unicity. Il bollino web-HD (se non vado errato) che ho visto su un video (mi sembra sempre) mi è apparsa un’interessante novità tutta da indagare e da raccontare. Sul DRM non mi esprimo, perchè come sapete sono per i modelli aperti e quindi lascio che sia il singolo utente a decidere se utilizzarlo o no. Comunque il fatto che la piattaforma lo supporti mi sembra una feature in più e quindi bene.
Il punto su cui rimango invece completamente critico è che il convegno si intitolava “l’audiovisivo ha voglia di interattività” e malgrado tutti i tentativi di Carlo di tirare fuori interattività dalle esperienze delle aziende intervenute, non se ne è vista l’ombra. E’ una soluzione broadcasting a volte troppo simile alla televisione (io non credo affatto nei palinsesti “dalle ore alle ore” come cercherò di spiegare domani in un lungo post sul tempo che anticipa un articolo sullo stesso argomento). Insomma è per questo motivo che ho richiamato il concetto di CD-ROM, perchè non ho visto cose tipo “partecipazione dell’utente”, commenti, wiki o altro integrati nelle soluzioni presentate. Magari non le ho viste io, magari non c’erano affatto, ma anche il fantomatico compagno di poltrona era poco convinto sul fatto che si parlasse di interattività (lui l’ha detto proprio pane al pane
Un ultima considerazione: mi sono arrivate alcune mail (ho letto poco fa) sul mio post mattutino. Una è da RAI, un ragazzo che ci lavora e che conosce il progetto (se mi ha scritto una mail e non ha commentato vuole rimanere anonimo e io rispetterò il suo desiderio). Come sempre il mondo è bello perchè è vario e ognuno la pensa in modo diverso e questo è il bello dei blog (credo di avere scritto solo io dell’evento di oggi ma ora controllo sull’aggregatore). Se vi va di continuare la chiaccherata e esporre anche punti di vista DIVERSI o affini come quello che mi è arrivato via mail, bè ho aperto mash-ups anche per questo!
24 Responses to “WebTV macchè TV business!”
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Ciao Lele, avendo preso parte con passione all’organizzazione dell’evento mi permetto di dissentire su un solo tuo passaggio: “x le Intranet penso sia un buon prodotto, per Internet IMPRATICABILE!”. Non ne capisco proprio il significato. Forse il concetto di web tv che ti è proprio non è quello che ho io. Forse che per dover essere per forza interessanti nel proprio blog si debba dire anche ciò che non ci è chiaro o ciò che appare perfetto al ns ego? E’ probabile, ma essendo persona che dice pane al pane e vino al vino, vorrei ricordarti che il tanto decantato YouTube che rende “attore” l’utente è un progetto in perdita ad uso e consumo di una major. Vorrei comunque sapere da te quali modelli di web tv ritieni interessanti sul mercato mondiale. Peccato che questa piattaforma stia interessando gran parte dell’industria italiana e ci sia interesse da parte di molti broadcaster anche esteri (e ripeto broadcaster). E peccato che una piattaforma di questo genere potrebbe dare ossigeno alla ns editoria ed alla crescita di nuove realtà di comunicazione vista la cospicua riduzione delle barriere di ingresso. Certo a noi blasè di provincia italiana può sembrare roba da semplice cd-rom mettere online un patrimonio culturale come quello della Rai. Passi pure questo, ma negare la qualità (video multibitate, concept, ecc.) di una piattaforma come quella di Sharemedia, un prodotto pensato e realizzato in Italia mi sembra troppo. Sei stato sicuramente originale, ma non certo documentato. Io certo ne sono un commerciale (di Sharemedia ndr) ed in tal veste sono in palese “conflitto d’interesse”, ma consentimi umilmente di dirti che hai preso lucciole per lanterne.
Cordialmente
Alfonso Isotta
Sapessi quanti ce ne sono di convegni, incontri, tavole rotonde così…
Comunque mi fa piacere che qualcuno abbia il coraggio di dirlo. O meglio di scriverlo e lasciarlo in Rete.
Se ne hai possibilità mi piacerebbe che approfondissi la tecnologia Microsoft a cui hai accennato.
Si farebbe molto piacere anche a me, tra l’altro ho avuto modo di apprezzare il lavoro di Matteo altre volte e non ti nascondo che mi piacerebbe anche fare un bel podcast a Andrea Maffini di Sharemedia proprio su quest’aspetto.
Guarda io penso che appena qualcuno (Telecom???) ci darà finalmente la banda larga che meritiamo, tutte queste innovazioni tecnologiche che Microsoft e RAI stanno speriementando porteranno nelle nostre case una nuova TV a patto che si tagioni sui contenuti MOOOOLTO di più.
Oggi Parascandolo ha detto una cosa che mi ha colpito molto: … spetta che prendo la Moleskine che l’ho scritto lì: “la RAi è organizzata per direzioni e non per generi, non si riesce quindi a creare un contenuto grezzo e poi riformattarlo su più media (le direzioni sono in competizione tra loro).
Mi sa che non è dunque solo la banda larga il problema che dobbiamo superare, però grazie a Microsoft che fa ricerca e innova sui codec e sulle piattaforme, delle possibilità secondo me emergeranno (sono fiducioso)
Ciao Lele, in effetti rileggendomi il post potevo apparire anch’io un po’ negativo. Ma un po’ di pepe è il sale della discussione. Avrei piacere di confrontarmi con te su cosa intendiamo per web tv e della interattività ad essa connessa (ovviamente prescindendo dal titolo della tavola rotonda). Io per mia natura piemontese tendo a dare un valore anche ai piccoli risultati. Uno di questi è il fatto che oggi almeno una parte dell’utenza di video content li fruisce dalla rete internet, come, dove e quando questa lo desideri, senza dipendere dal broadcasting “impositivo” della televisione. Perdonami lo scarso spirito “rivoluzionario”, ma vista la realtà italiana…
Il multibitrate non è stato spacciato per una novità, quella era una semplice esigenza di esplicare una tecnologia che comunque è chiara a pochi addetti. Non dimentichiamoci che ancora oggi la maggior parte delle aziende (non parlo dei singoli utenti) ha ancora difficoltà ad approcciare argomenti tecnologici. E senza scomodare il ‘digital divide’. Credo pertanto che fare un po’ di education (passami la maccheronata) non faccia mai male.
In questo dobbiamo scegliere tra l’approccio pratico anglosassone o lo snobismo accademico di marca italica. E su questo non ho dubbi: SANO APPROCCIO PRATICO ANGLOSASSONE.
Io vedo con estremo piacere lo sviluppo di opportunità come quelle offerte da YouTube e derivati, dalla tv peer2peer nelle sue molteplici varianti e da una opportunità come quella di una piattaforma come Sharemedia. Sono soluzioni tecnologiche diverse, con obiettivi e fruizioni diverse e imparagonabili fra loro nella sostanza. In ogni caso vorrei condividere con te un’analisi sul campo e vedrai che avremo sicuramente più convergenze di opinione.
Lele, se ti prometto solennemente che conversazionidalbasso sarà diverso dal convegno che descrivi in questo post mi rispondi all’email sulla logistica che ti ho inviato un paio di giorni fa?
Mi sono sempre opposto a ipotesi di massicci investimenti su web tu internte.
Spesso i manager pensano che la intranet è la soluzione per quelli che non hanno vero budget ma nella testa hanno la TV! che dovrebbe essere la vera svolta nella comunicazione interna.
Poi vengono fuori le trasmissioni bulgare e i modesti filmatini autopromozionali e non capiscono perché qualche cosa non ha funzionato.
Se si limitassero a fare funzionare blog e forum interni già sarebbe un grande risultato eh…
Mi pare che ci sia poca fantasia.
Il momento di redefinizione dei mercati, determinato dallo sviluppo tecnologico e catalizzato da digitalizzazione, standardizzazione e interoperabilità viene visto sempre in ottica evolutiva di modelli tradizionali e non catturato nella sua potenziale disruption.
E’ un terreno delicato dove e’ necessaria, IMHO, una chiara visione strategica di prospettiva sul confine tra regolamentazione, mercato e tecnologie.
la riproposizione di modelli attuali cercndo di adattarli a sviluppi tecnologici, IMHO, lascia il tempo che trova o poco piu’. e’ un piccolissimo passo.
Un po’ come quando i primi giornali facevano le “edizioni online” mettendo in rete i pdf…
Credo che le contraddizioni che tu sottolinei siano la conseguenza innanzitutto di una visione da “broadcaster” che comunque rimane in chi pensa alla WebTV come a una “Televisione”: io produco e tu te ne stai seduto a guardare.
Le esperienze dirette che ho avuto finora (WebTV in Bancaintesa, Digitalk) hanno evidenziato le potenzialità del mezzo nel realizzare
- informazione di tipo televisivo con costi contenuti
- materiale fruibile a discrezione dell’utente e non vincolato a un palinsesto
- contenuti riutilizzabili all’interno di contenitori diversi
Il vero cambiamento credo però debba essere quello di riconoscere che gli utenti non sono solo i destinatari dell’informazione, ma ne sono gli artefici e i produttori e bisogna accettare che
- i singoli individui sono “portatori si saperi” che hanno un valore
- il “local content” è una risorsa non solo per le ristrette comunità di riferimento ma può diventare una materia prima preziosa per i molti canali digitali (satellitali e terrestri) di prossima disponibilità
Nei nomi che si danno alle tecnologie c’è il tentativo di indirizzarne l’utilizzo (pensiamo al termine “Personal Computer”) e da questa sindrome non è esente la WebTV: ma chi l’ha detto che deve essere fatta solo per internet? (che fra l’altro non è nata per fare queste cose?).
In realtà la gente utilizzerà le tecnologie come meglio riterrà pratico e opportuno e, come ha già dimostrato, userà il telefono per modi e scopi ben diversi da quelli previsti da Bell e Meucci.
Sono un convinto sostenitore dell’”informatica sociale” (anche se il termine non mi piace) e credo doveroso per gli enti pubblici locali iniziare una attività di “Alfabetizzazione 2.0″ a nuovi mezzi di raccolta, produzione e diffusione dell’informazione prodotta dai singoli cittadini.
La televisione, come il web, il cinema, la fotografia, la letteratura, ha proprie sintassi e “linguaggi” che bisogna conoscere perchè la banalizzzazione è comunque un grave rischio o un possibile ostacolo alla accettazione di contenuti che esprimono valori alti.
La padronanza dei mezzi di produzione televisiva (Carlo Marx sorriderebbe al riguardo) è una condizione importante per far esprimere valori e voci che non avrebbero altrimenti spazio e, a parità di qualità possibile, l’attenzione tornerebbe al contenuto.
E’ quello che, in parte, è successo con la musica: oggi un bravo musicista può produrre un proprio CD senza il vincoloo della casa discografica e, attraverso la rete, pensare anche a un canale distributivo. Se fa musica scadente o buona musica in modo qualitativamente inaccettabile, gli utenti lo sapranno valutare.
E’ quello che è successo con la rivoluzione digitale della fotografia e, in fondo sta succedendo con l’informazione prodotta dai blogger.
Sono certo che accadrà anche con la televisione.
Qui bisogna capirsi su almeno due punti, ma in questo caso allargo il tiro sulla iptv.
1. Sulla tecnologia. Le 20 Mb vendute come Alice non hanno prestazioni esaltanti, non arrivano ovunque e offerte analoghe di provider concorrenti soffrono dei medesimi limiti, con Fastweb viaggia veloce solo all’interno della propria rete.
Quindi, senza una rete dalle prestazioni costanti e con una presenza pervasiva, si finisce per avere video che saltellano come degli elfi nordici oppure, sfruttando l’”innovativa” soluzione di auto sensing della banda (ops, ho lavorato 4-5 anni fa su Oplayo, prodotto di streaming video che offriva la stessa funzionalità), si degradano i filmati a risoluzioni inaccettabili.
2. I contenuti. Ad oggi, la TV via web è considerata una replica dei bouquet SKY, oppure un insieme di filmati o prodotti presi direttamente dai media tradizionali, satellite, digitale o quanto d’altro si possa saccheggiare, e riproposti tali e quali.
Non ha senso. Se voglio vedere SKY o dei canali offerti da SKY, prendo una parabola da 60 cm. (almeno qui dalle parti di Milano, al sud andiamo sugli 80 cm. e oltre), sottoscrivo un abbonamento e ricevo il decoder.
Non è che riceva, oltretutto, gran guadagno, dalla sinergia commerciale delle offerte internet nelle quali il cavo mi venga a costare di meno, per farmi pagare giusto i contenuti, magari a meno di quanto me li offre il solito fornitore via satellite.
E nemmeno mi arrivano contenuti da long tail. Non dico produzioni di nicchia, ma contenuti che non possono essere veicolati via satellite, quali stazioni televisive d’oltreoceano, confezionate e presentate in stile Apple, ovvero one click away.
Non dico che vorrei una tv via internet che fosse anche un aggregatore di videocast e nemmeno che fosse two-way.
Vorrei solo non usare una tecnologia alternativa per fruire degli stessi contenuti, alla stessa maniera. La ruota c’è, non occorre rifarla quadrata.
Da quello che si deduce sembra una visita al museo, altro che convegno.
Gente che parla, parla, parla e le tecnologie che stanno dietro sono vecchie o roba di altri rimarchiata.
[modalita’ conflittto di interessi on]
Proprio ieri e’ stato presentato Babelgum a Cannes… scusate ma il futuro e’ la’
[modalita’ conflittto di interessi off]
ricollegandomi ad alcuni dei post precedenti, è sicuramente importante parlare di software e hardware poiché è questo lo strumento che permette la realizzazione della webtv. però manca ancora una discussione approfondita a monte sulle caratteristiche che dovrebbe avere questo nuovo canale di comunicazione. credo che questo sia il “contenuto” che solitamente manca nei convegni del settore (non ne ho partecipato a quello che ha dato origine al post di Lele). se vogliamo broadcasting, allora basta la parabolica, o fare una rete p2p “legale” dalla quale prendere i contenuti, o scaricarli da iTunes (per poi passarlo alla TV con AppleTV). quello che è in discussione (o meglio, in fase di materializzazione ed evoluzione) a livello globale è una serie di modelli (tipo joost, youtube, ecc ecc) che pian piano presentano nuovi spunti per modellare quella che sarà la webTV. pensarla come una TV su internet è futile, o meglio, non aggiunge niente di nuovo. sicuramente questo nuovo canale (non è una tecnologia!) maturerà col tempo, ed è in questa innovazione dove -credo- le aziende italiane possono partecipare attivamente e dare più valore.
(just my 2 cents…)
grazie per il ragazzo, ma ho qualche anno di più, comunque il modello che la Rai non riesce proprio a riprodurre per fare da apripista nell’educazione alla tecnologia è come sapete tutti voi che frequentate e lavorate nel mondo web 2.0 è la Bbc, quindi lascio a te Lele e a tutti quelli che hanno lasciato commenti del tutto interessanti la notizia che viene da Cannes.
http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/6568163.stm
Il servizio pubblico inglese ha annunciato l’apertura dei suoi contenuti al pubblico, per ora in via sperimentale, ma vedrete che sarà questo lo stimolo alla net tv, in Italia c’è il contratto di servizio Rai che apre qualche spiraglio ma di fatto siamo lontani anni luce dalla Bbc. un caro saluto,
carlo alberto
Sono contenta di non essere venuta alla conferenza, a quanto scrivi hanno parlato di Tv business e non di Web Tv. Non sono la stessa cosa .. da come veniva presentato (http://www.comunicazioneitaliana.it/int.php?id=902) pensavo si parlasse di altro e spt in altri termini. E come al solito nessuno parla dei contenuti!!!
Vabbè .. x fortuna non ho perso tempo .. Grazie x il resoconto
@ Guidone: non so sai le tecnologie non mi sembrano affatto vecchie, anzi.
Babelgum deve ancora dimostrarci di cosa è capace, rimane il fatto che se la banda (in fibra ottica intendo non VDSL) non c’è in Italia, anche Babelgum potrebbe soffrirne al pari di ShareMedia, TVBLOB o altri.
Questo è un nodo del sistema paese che va risolto, ma credo che la cosa si farà. Per ora anche voi potreste avere un grosso sviluppo business sulle Intranet, ma creo che abbiate un modello di business consumer
Non lo so però, conosco troppo poco la realtà Babelgum, ma come ho chiesto allo staff di Andrea Maffini, chiamo anche te e non mi dispiacerebbe fare magari un bel videopodcast sulle soluzioni, preparandomi bene prima un po’ di domande sensate
Lele ti ho risposto da Tommaso.
scusa, mi sono espresso male, ma mica ce l’avevo con te. Ti pare?????
Ciao a tutti.
In genere non amo commentare direttamente i convegni cercando di sollevare discussioni del tipo bello, interessante, agghiacciante, era meglio che…, dovevano fare questo…, ecc… Avendone organizzati tanti trovo sempre questi commenti fuori luogo, ma lascio libero ciascuno di esprimere le proprie opinioni.
Io ho trovato i temi affrontati interessanti e commentati da persone interessanti perchè un po’ fuori dai cori standard, eccetto Microsoft. Che importanza ha che Fulvia conosca bene powerpoint, anzi il suo intervento è stato anche professionale aldilà dei “click selvaggi”. E poi web-tv vuol dire anche tecnologia. Daccordo, con la banda larga tanti work around di oggi sulla compressione ecc… li abbandoneremo ma spero non a scapito dell’ottimizzazione. Aspetto interessante della tecnologia sarà più del resto l’interfaccia di fruizione lato utente. Da sempre o per molto tempo bistrattata nel web.
Tornando… trovo i convegni come questo utili perchè stimolanti.
Ognuno come ho potuto notare dalle risposte di questo blog ha detto la sua in merito le osservazioni di LEO, come giusto che sia. Ma nessuno è andato oltre il convegno, e nessuno ha cercato di dare delle risposte ai vari quesiti che sono stati posti.
Allora riprendendoli dal mio intervento (https://www.milanin.com/members/luca.zambrelli/weblog/421.html) cercherò di sottoporvi le affermazioni che ritengo interessanti come basi di lavoro/ studio.
…
Andando al cuore degli argomenti, sono rimasto colpito positivamente dalle seguenti affermazioni:
1. in passato si sono sviluppati molti contenuti monomediali… - oggi il contenuto è unico per tutti i supporti ed i canali…
2. concetto di youtube = jukebox = modello “sistema telefonico” (infrastruttura fornita dall’operatore telefonico e contenuti forniti dall’utente)
3. in forma metafisica la RAI in 50 anni di lavoro ha creato la più grande comunità ma non ha saputo oggi ricollocarsi nei nuovi media e sfruttare questo patrimonio
4. gli editori oggi devono ricollocare la propria attenzione verso i nuovi media riaffermando l’autorevolezza dei propri contenuti rispetto il dilagarsi di nuove forme di informazione online (blog, forum, video amatoriali, …)
5. il modello di business ruota ancora una volta intorno la pubblicità
Vi lascio soli a riflettere, come ho fatto io, su queste 5 affermazioni aggiungendo che il problema VERO e CONCRETO al quale tutti gli operatori stanno cercando di dare una risposta è “come ricollare la propria identità nel mercato rispetto contenuti, tecnologia, linguaggi e supporti/canali” lasciando di DIRITTO il cliente al centro del sistema. Parlo di DIRITTO perchè stavolta ce lo siamo guadagnati questo ruolo grazie alla libertà che il sistema internet ci ha fornito. Provate a togliercelo e troverete le risposte alle vostre domande. Perchè quello che ci ha spinto lì e ciò che dovrete capire per recuperare la vostra identità!
…
A presto!
@Gigi… il tuo intervento è molto interessante… e vorrei scambiare qualche parola su questo argomento “Sono un convinto sostenitore dell’”informatica sociale” (anche se il termine non mi piace) e credo doveroso per gli enti pubblici locali iniziare una attività di “Alfabetizzazione 2.0″ a nuovi mezzi di raccolta, produzione e diffusione dell’informazione prodotta dai singoli cittadini.”
luca.zambrelli@gmail.com, grazie e a presto!
@tutti… BABELGUM sarà un fornitore di content! un information provider tra l’altro non ancora caratterizzato! io che non voglio che l’utente perda il ruolo centrale sto aspettando tecnologie 2.0 che ci permettano di fare la ns tv! e ad oggi c’e’ veramente poco… tutti sui contenuti… ma so che microsoft ci sta pensando! LIVES
A presto!
Lo dico chiaro chiaro.
(1) Sono onorato dei commenti che ho avuto sul mio blog riguardo al convegno organizzato da Sharemedia,
(2) Sono proprio deluso dai quanto ho letto sul blog di Tommaso Tessarolo. Ma dare degli idioti e dei fessi ignoranti è blog/giornalismo?
Reason why: lo stile, i contenuti, la superficialità. Io non amo il giornalismo per “bandiere”, meno che meno quello populista, ma quello che proprio non riesco a sopportare è la maleducazione e l’arroganza (la stessa di cui Tommaso accusa le aziende) e che ho trovato così malamente distribuità nel commento di Axell.
Bene, mi sono preso qualche giorno per decantare e tra una lounge e l’altra leggevo gli ottimi contributi di:
(1) Gigi Tagliapiera (vedi qui quando dice: “Credo che le contraddizioni che tu sottolinei siano la conseguenza innanzitutto di una visione da “broadcaster” che comunque rimane in chi pensa alla WebTV come a una “Televisione”: io produco e tu te ne stai seduto a guardare.”);
(2) Luca Zambrelli che al convegno c’era e ha scritto un post molto interessante e un commento su questo blog pure, quando dice: “… tutti gli operatori stanno cercando di dare una risposta è “come ricollare la propria identità nel mercato rispetto contenuti, tecnologia, linguaggi e supporti/canali” lasciando di DIRITTO il cliente al centro del sistema …“.
Axell, porca miseria, ti sembra abbia dato qualche valore aggiunto dare degli idioti gratuitamente a persone senza essere venuto a un convegno? Non ti riferivi alle persone di Sharemedia/RAI/altri lì presenti? Fai nomi e cognomi, è il minimo. Ma sei in buona compagnia. Tommaso (che lavora in Mediaset vorrei ricordarlo … dal suo Linkedin: “Lavoro direttamente con Federico Di Chio, il CEO di Mediaset TV Digitale …”) parla genericamente di governi incompetenti (ma di sinistra o anche quello precedente?), di aziende di Stato come stagni putridi di … (cioè siamo ancora a Roma ladrona? a viva il privato, pubblico merda?, anche qui nella mecca delle menti tecnologiche?), di un paese di fessi e ignoranti (veramente io fesso e ignorante non mi sento, non so chi sta leggendo questo post), di protocolli P2P vs il broadcasting (spieggaaaaaaaa!!!!!!!!! ahh scusa sta uscendo il tuo libro con Apogeo).
Cosa mi è piaciuto invece di questa discussione: i commenti di Stefano Quintarelli (le aziende pensano troppo spesso in ottica evolutiva al posto di disruption …) e di Guidone (che lavora in Babelgum e l’ha detto chiaro il suo potenziale conflito di interessi), di Giorgio degli altri.
(disclaimer: io collaboro con Fabrizio Caffarelli TVBLOB = IPTV che fa un set-top-box (hardware e software) e gli presento dei giornalisti a cui far vedere la soluzione, Tommaso compreso. Ma non penso che tutte le altre soluzioni siano delle vaccate, la sua è quella che mi convince di più. Mi convince lui! che è stato il papà di Easy CD-Creator e dopo aver permesso di masterizzarmi un CD, adesso vorrebbe darmi la libertà di farmi la mia TV - fine disclaimer).
Insomma, se avessi avuto un commento come quello di Axell sul mio blog l’avrei cancellato immediatamente! IMMEDIATAMENTE, riflettendo sulla proposta di Tim (riportata in Italia da Luca) sul codice di comportamento dei blogger, credo che se cominciamo a dare degli idioti a quelli che stanno sulla parte opposta della “nostra” barricata, abbiamo perso la partita di fare del blogging un’attività che ci fa crescere reciprocamente e siamo diventati dei bravi politicanti della rete.
Alle persone di Sharemedia consiglio semplicemente di cominciare a dialogare spiegando le loro ragioni, con educazione e competenza. Dire: “il fatto che qualcosa si muove è un bene per il paese” (se ne parlava al telefono con Alfonso di cui ringrazio per le lunghe telefonate) mi sembra che i commenti abbiano dimostrato che non basta. Però argomentare e chiarire i punti di forza della vostra proposta, credo possa interessare a molte persone. Chi legge non è stupido su Internet (non vale l’epiteto da muri del bagno in rete) e la sua opinione se la fa a seguito di un dibattito onesto e rispettoso, anche con chi la pensa diversamente sulle Teche RAI. Non dialogare è semplicemente sbagliato, al pari del fare di tutta un erba un fascio. Il mio blog è a vostra disposizione.
FINE DELLO SFOGO!
Rinnovo:
- il piacere di fare un bel podcast a Andrea Maffini (se ne avrà piacere ovviamente), non ho avuto alcun ricontro per ora;
- la mia attuale paura a comprare il libro di Tommaso (tanto pubblicizzato nel suo post), non vorrei trovarmi un paragrafo con toni del tipo: “rimaniamo chini, ingobbiti sotto il peso di scelte sbagliate figlie dell’ignoranza e delle solite patetiche politiche protezionistiche …”
Lele, mi tiri in ballo direttamente con un commento (io già temevo un intero post).
E io ti spiego la genesi di quello che tu ritieni inaccettabile.
1) Leggo il post di Tommaso (che non ritengo scandaloso, ma fortemente critico su alcuni aspetti che toccano la vita di chi mette mano alle cose e non ne parla soltanto, e lo fa seriamente e con passione da oltre un decennio).
2) Vengo da esperienze negativissime vissute sulla mia pelle proprio in quei giorni (il mio sfogo “Torino non è” su Axellweb ne è il risultato. Leggilo se hai voglia.
3) commento Tommaso e non te, perché anche se mi hai invitato a farlo, preferisco non parlare della sostanza (che non mi è propria) ma di uno stato d’animo off topic.
4) Il mood di quel momento mi fa dire le cose che ho detto (e non mi riferivo né a te, né tanto meno al tuo post, se non di riflesso). Il mio è uno sfogo estemporaneo che ha molto di emotivo.
5) I blog sono così, luoghi dove si dialoga, ci si sfoga, si scherza, sono belli nella loro complessità e nella loro semplicità. Ma non sono “ambienti giornalistici” tout court. Se no saremmo tutti tenuti alla deontologia professionale (cosa che neanche i giornalisti propriamente detti rispettano).
6) il problema a volte è che nei blog e specialmente nei commenti è facile che si creino delle incomprensioni, per la forma stessa del mezzo. Andiamo off topic quasi sempre.
7) Se io trovassi “rimaniamo chini, ingobbiti sotto il peso di scelte sbagliate figlie dell’ignoranza e delle solite patetiche politiche protezionistiche …” nel libro di Tommaso sarei contento. Sai perché? Perché Tommaso (e anche il sottoscritto) generalmente usa un linguaggio schietto e diretto per descrivere la realtà delle cose. E la realta’ è fatta di cose molto belle e di cose molto brutte, è fatta di visioni, di opinioni personali e di emozioni. Il mondo del web e dei media in Italia è governato in grandissima parte da incompetenti e arroganti. Non sono l’unico a dirlo e non è un male dirlo. Esistono pero’ casi di successo e personaggi eccellenti (che tu spesso individui e intervisti). Questi vanno valorizzati, gli altri vanno messi di fronte alla loro “pochezza”. Non faccio nomi e cognomi, ma la lista è lunga e la conosci anche tu.
Concludo.
Mi spiace che tu te la sia presa così tanto. Il mio commento lo puoi anche cancellare, ma devi entrare sempre nella mente di chi sta pensando insieme a te. E chi sta pensando e dialogando con te puo’ avere una serie di stati emotivi personali e umani che spesso trascendono dal dialogo stesso. Stiamo parlando davanti alla macchinetta del caffè o davanti ad un congresso? Sul blog la prima. Se fosse la seconda, mi troverei come un pesce fuor d’acqua.
Abbracci. E se hai problemi, parliamone, ti ubriaco di Grignolino e poi passiamo la notte da Giancarlo a mandare a fanculo mezzo mondo. Molto liberatorio.
Ecco perchè amo quest’uomo: perchè non c’è uomo migliore di chi ammette un errore e rimescola i pensieri. E mi fa piacere. So che non avevo visto male nell’amicizia che ho verso Axell e questo suo commento me ne da conferma.
@ Axell: si, fai emergere delle cose importanti. Il fatto dei commenti e degli stati d’animo. Ho sbagliato anche io riguardo a questo convegno (e me ne scuso) quando ho scritto alcuni commenti (veri) che abbiamo fatto insieme a un vicino. E ho ritenuto di levare quelle frasi scambiate con il compagno di poltrona che al momento erano dettate … dal momento.
Io credo nell’aspetto anche giornalistico dei blog e anche il post di Tommaso l’ho letto per quello che c’era scritto dentro. Non un attacco a questa o a quell’altra azienda ma secondo me il fatto che spesso, in tante esperienze, ci confrontiamo con un management italiano che ci stupisce per bravura e serietà e facciamo sempre tanti confronti. Però alcune frasi tue e sue proprio non le ho trovate giiustificate.
Credo anche che questa discussione mi ha permesso di capire di più del sentiment che circola sul tema webTV / IPTV (domani pubblico un post a riguardo su due prossimi eventi). Per il libro di Tommaso lascio il beneficio del dubbio, per Sharemedia continuo a essere convinto che abbiano un’ottima soluzione e che avranno -anche dopo questa discussione- più di una possibilità di dimostrarlo sul campo.
Il fatto è che oggi rimangono due problemi: (1) banda larga: non ne abbiamo e le soluzioni di TV ne sono tutte famliche (2) interattività: non riesco ancora a identificare come le persone potranno interagire con i contenuti video e la soluzione broadcaster mi lascia perplesso (come dicono molto bene Luca, Stefano e Gigi).
OFF - TOPIC: per Giancarlo ci vediamo domani sera che torno!
Ecco, caro mio sta tutta qui la differenza…
Io sono un po’ pessimista per carattere.
“ci confrontiamo con un management italiano che ci stupisce per bravura e serietà”
dici tu.
e io dico
“mi stupisco quando trovo manager italiani bravi e seri”.
Ognuno ha la sua visione di questo piccolo mondo.
Non me ne volere.