2 - L’economia della liberazione (reprise)

Time to evolve special by Lele Dainesi

TORNO A CASA (SENZA HARLEY) e mi schianto contro un’onda d’urto di teenager all’uscita dalla scuola. Davanti a casa ne ho una che all’1:00 è un carnaio di foruncoli che si dirigono verso MTV, la palestra, MySpace e chissà cos’altro. Mi chiedo: chi di tutte queste persone che ho incontrato questa mattina, chi utilizzerà di più Internet nei prossimi anni? Le ricche signore che pascolano svolgiate con i loro cagnolini sulla pista ciclabile? I motociclisti inarrestabili che volano sull’asfalto bollente? I padroncini con i loro infuriati Tom Tom sul parabrezza? Le ragazzine con gli occhiali di Fendi più grandi del mondo?

Come ognuna di queste indaffaratissime vite farà entrare la rete nelle decisioni di allocazione del proprio tempo ogni giorno?

Penso proprio che finora non abbiamo capito proprio un bel niente della rete! Nel senso che parliamo sempre così tanto di tecnologie e contenuti e così poco di ricadute sul consumo quotidiano delle persone. Quello che dobbiamo chiederci è: “ci sono abbastanza ore per consumare più contenuti nella dieta mediatica dei nostri clienti! Ci sono tutte queste ore?”.

Time to evolve special by Lele Dainesi

Possono i consumatori leggere i blog preferiti, “spazzolare” i feed RSS, scaricare e organizzare le canzoni sui loro iPod, ascoltare i podcast, guardare i programmi televisivi scaricati da una webTV o dall’IPTV sul set-top-box di casa, controllare le ultime clip inserite dagli amici su YouTube, condividere le foto fresche di click su Flickr, leggere le ultime news dai portali di informazione … ne hanno davvero voglia ogni giorno? Non avranno deciso di spegnere le trasmissioni e lanciarsi in fuga in un jogging selvaggio, andare in piscina, socializzare “nel mondo reale”, parlare ai loro bambini e portarli al parco, leggere un libro? Come possono fare tutto quello che vorrebbero fare nella loro vita fisica e in quella virtuale in modo sostenibile? Senza impazzire, senza vomitare, come se dovessero superare ogni giorno 12 livelli di Ghost Recon (Advanced Warfighter)?

[…] “I consumatori odiano l’incertezza. Anche se questa fa parte di una visione razionale della vita. E la odiano sulla base di un atteggiamento culturale istintivo, direi quasi animale: un approccio che viene probabilmente dal passato remoto dell’umanità, quando la natura e la vita stessa erano davvero quotidianamente molto pericolose. Un esperimento ha dimostrato per esempio che se devono scegliere tra 6 oggetti fungibili, i visitatori di un negozio si fermano a fare confronti nel 40 per cento dei casi e il 30 per cento compra uno dei beni offerti. Se devono invece scegliere tra 24 oggetti, i visitatori che si fermano a fare confronti sono il 60 per cento, ma quelli che comprano sono il 3 per cento». Insomma: troppa scelta uguale troppa incertezza e troppa incertezza uguale voglia di scappare” […] Luca De Biase (Storico, Pensatore, Giornalista, at Nòva24 / Braudel)

E’ una domanda a cui non ho risposta, immerso come sono in un’orgia mediatica di contenuti e di stimoli, con il Treo attaccato al collo, inchiodato al cuore come un bypass neurale. Il modello di consumo imperante rimane “più ce n’è meglio è”.

I LAVORATORI AZIENDALI. Mi ci ha fatto pensare Fulvia Fazio di ENEL che a un recente convegno ha presentato la webTV interna dell’azienda (una come tante nel caso di queste multinazionali). Un ambiente traboccante di contenuti -così tanti ogni giorno- che per essere “assunti” hanno bisogno di tempo. Ma quanto lavorano in ENEL? Mi chiedo: ma poi le persone che seguono tutta questa mole di telegiornali, notiziari, rassegne stampa (tutto su modello patinato alla SKYTG24), quando lavorano? O semplicemente non segue tutta quell’informazione, o quello è ormai il loro lavoro quotidiano? Se io DECIDO di lavorare 10 ore al giorno (media verosimile ormai per tanti, tantissimi) quanto tempo passo davanti a quei contenuti, ma soprattutto quando? Proprio sul quando i manager si dovranno interrogare in futuro (in ENEL sembra già ci sia un sistema di Auditel per l’uso da PC e dei relativi contenuti su Intranet). La vita sul web è organizzabile per palinsesti?

Quando le tipologie di essere umani che ho citato vorranno succhiare contenuti dalla rete, perché dalla rete e non dalla televisione? Come dovranno essere questi contenuti per alleviare le loro ansie e la loro voglia di evadere? Stiamo pensando alle conseguenze di tutta questa offerta di contenuti che è oggi il web2.0?

Troppe domande, vado in piscina, l’articolo può aspettare!

… continue tomorrow


3 Responses to “Time to evolve DUEdiTRE”  

  1. 1 Francesco

    Beh all’inizio perdi un sacco di tempo, devi valutare tutta la mole di offerta 2.0, provarla e capire cosa fa per te e cosa no. Una volta però che hai deciso su quali siti stare e di quali servizi fruire, penso che il tutto diventi molto realisticamente utilizzabili anche nelle poche ore (minuti?) che restano liberi al giorno.

    Pensiamo anche solo a Flickr e YouTube…dov’è il problema? Sul primo metti le tue foto e di tanto in tanto torni a vedere se ci son commenti o magari a dare un’occhiata a quelle di altri. Su YouTube ti rilassi qualche minuto vedendo i video cliccati o quelli del canale sottoscritto.

    Onestamente non penso che la grande quantità di offerta sia negativa, anzi è stimolante e alla lunga lascia sopravvivere i vincenti (vedi Web 1.0).

  2. 2 Gigi Tagliapietra

    Il tema mi piace e non tanto per filosofeggiarci ma per parlare di valori.

    Quando mi sono trovato nella condizione di poter liberamente scegliere come impiegare il mio tempo la scelta non è stata nè facile nè indolore, specialmente dopo trent’anni di lavoro.

    La domanda giusta credo sia anche nel tuo caso: cosa vale di più per me? (e non puoi rispondere “tutto”) girare su Second Life o fare un giro in moto? (nessun giudizio di valore tra le due scelte).

    Per me, ad esempio, dopo la mia famiglia, la musica è una grande passione, un sogno a cui avevo dovuto rinunciare per “guadagnarmi da vivere” e quindi dedico ad essi quanto più tempo posso e non rimpiango affatto le altre cose a cui devo rinunciare.

    Sono un buon utilizzatore di tecnologia e un sostenitore della sua forza sociale ed educativa ma sono anche un “funzionalista” e cerco di non dimenticare la promessa che facemmo con l’avvento dell’informatica personale prima e sociale poi: liberare tempo per restituire alla gente la cosa più preziosa che abbiamo (ha ragione Dadda quando dice che il tempo è sempre stata una risorsa preziosa) per reinvestirla in attività dall’alto ritorno umano ed emotivo.

    E’ un pò come al casinò. Se tu ci vai e continui a giocare i soldi che vinci cadi in una dannazione: nella maggior parte dei casi perdi anche ciò che hai vinto (allora perchè hai giocato?) se vinci ma ci stai tutto il tempo che te ne fai dei soldi che hai vinto? (allora perchè hai giocato?)

    Ero felice di vere il telefonino e la mail non per lavorare 14 ore al giorno ma perchè potevo sbrigare gli impegni di lavoro del mattino da casa e “reinvestire” il tempo liberato accompagnando mio figlio a scuola o facendo colazione con mia moglie.

    Quando iniziò la straordinaria avventura del progetto “Onde” mi accusarono di uccidere le relazioni sociali “La gente si parla al computer invece che incontrarsi in piazza!” la verità ha dimostrato il contrario, la gente tramite reti civiche, blog, e network sociali si conosce meglio e quando di incontra prosegue e approfondisce quello che la tecnologia non consente.

    Un caro amico mi diceva “Le fette di polenta non viaggiano via fax” (internet allora non era ancora il grande fenomeno che poi divenne, ma quella massima dice molto sul fatto che ci sono cose che la tecnologia non può e non pretende di sostituire.

    Anche tra noi è vero: ti ho conosciuto grazie a blog, Flickr e quant’altro ma il vero vantaggio è poi incontrarti all’Equicena e sentire la tua voce, vedere la tua meticolosità, gli occhi attenti a cosa accade intorno, sentire la passione che metti nelle tue domande.

    Luca ha lanciato un tema molto forte quando ha aperto il tema dell’ “economia della felicità” di cui il tempo è solo la moneta, perchè non credo andremo lontani se continueremo a misurare le nostre vite in valori puramente monetari.

    La visione strettamente economica ha precise radici etico-religiose, vedi Max Weber, che non ci appartengono, noi siamo più legati di quanto crediamo alla terra, alle montagne e al mare, tutte entità con ritmi scanditi da un orologio ben diverso.

    C’è chi anche fa attività “non tecnologiche” con la stessa ansia. Ero al parco stamattina e ho visto gente “malata” di jogging, vado in palestra due volte a settimana e trovo attaccati ai tapis-ruilant soggetti simili a quelli che vedevo a Las Vegas attaccati alle slot machines.

    So che non avrò il tempo di leggere tutti i giornali, di guardare tutti i canali TV, tutti i blog, ascoltare tutta la musica, vedere tutti i film e allora faccio una cosa che i computer fanno ancora fatica a fare: scelgo, scelgo a volte in modo non rigorosamente logico.

    Ma quando ho scelto so che quel tempo è prezioso e che se lo passo qui seduto a “parlare” con te non avrò rimpianti perchè accade una magia: il tempo dedicato alle cose che contano davvero scompare in quanto entità misurabile. Da quanto ti sto scrivendo? Per quanto ti scriverò? Lo vogliamo misurare in minuti, centimetri kili, o in istanti di affetto?

    Il tempo ci costringe a pensare alla vita e alla morte (nostra) ma anche all’eternità (nel mio caso dei valori in cui credo più che a una divinità specifica) e non c’è l’uno senza l’altro.

    Guardo i miei figli e scherzo con loro su Chuck Norris e un flash mi fa pensare “cosa farei se domani un incidente me li strappasse?”, e nello stesso istante penso “nulla mi toglierà la voce delle loro risate che è diventato eterno e quando io non ci sarò più resterà in loro e nei loro racconti ai loro figli”.

    Il tempo non è una risorsa misurabile, non è ciò che ne facciamo o non facciamo, semplicemente “non è”.

    Il tempo siamo noi, con le nostre gioie e i nostri affanni: il blog che mi tiene legato alle persone a cui voglio bene, il web che mi fa trovare le partiture di violoncello quando mi servono, sono una grande opportunità non tanto per “avere più tempo” ma per “avere più noi”, per cononscerci meglio, per esprimerci meglio, per capire meglio gli altri, per essere vita nella granda danza della vita.

  3. 3 Antonio Santangelo

    Condivido l’interrogativo e l’ansia. E il giudizio finale di Gigi. Personalmente l’utilizzo del web 2.0 mi sta aiutando a restare in contatto con persone che stimo o cui voglio bene, anche se vivono altrove. Si moltiplicano le occasioni di confronto e relazione; per non parlare degli incontri nuovi e le scoperte di affinità. Certo, anch’io vorrei leggere tutti i libri del mondo, sentire tutta la musica e vedere tuttti i film; e poi magari chiacchierare con mio figlio, pranzare più spessso con mia moglie, fare sport. Ma guardala da questo punto di vista: quanto ti sarebbe costato, in termini di tempo, l’acccesso alla conoscenza che le tecnologie ti offrono. Del resto lo sai meglio di me, visto che lo hai spiegato agli studenti della Cattolica (ho seguito la tua lezione sul podcast). Il problema è la qualità di quello che facciamo, il tempo si riduce e quindi possiamo reagire solo elevando la qualità del modello d’uso e delle scelte. Dipende solo da noi

Leave a Reply



State of the Net - Udine 8-9 febbraio 2008

Regala un Nabaztag al tuo blogger preferito



About the Author

Lele Dainesi is a journalist, technologist, and podcaster in Milan, IT. Previously Manager of Strategy and Business Development for Vodafone Italy NOW Lele is the Executive Communication of Mr. Stefano Venturi CEO Cisco Systems Italy. Read more...


Contact



La musica che venero ...


Get your own Box.net widget and share anywhere!



La fibra che ride!





Aprile 2007
L M M G V S D
« Mar   Mag »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Feeds RSS

  • RSS articoliRSS articoli
  • RSS articoliRSS podcast
  • iscriviti a tutti i miei podcast direttamente da iTunes per averli sul tuo mp3 player automaticamentesu iTunes Music Store



Flickr

soddisfazione arrivare a 10.000soddisfazione arrivare a 10.000Roma di notte in moto ... lungotevereLeadershipOnestàL'antro delle pantere





Categorie





Creative Commons

Creative Commons License $byno commercial
This work is licensed under a Creative Commons Attribution, NonCommercial, NoDerivs 2.0 Italy License.


fellow.gif



Le Web 3


BarCamp Italiani NOW!

BarCampItalia.org Map